Padri e figli oggi

Lo scrittore Simone Tempia, autore di "Storie per genitori appena nati" e lo scrittore e documentarista Folco Terzani si raccontano

Padri e figli, due generazioni che, a fasi alterne della vita, si scontrano e confrontano una con l’altra. “Padri appena nati” che devono fare i conti con le ansie, le insicurezze e il cambiamento inevitabile degli equilibri familiari e del rapporto di coppia che comporta il diventare genitori. Figli adulti che si ritrovano a raccogliere il testimone dei padri, a raccontarsi insieme il grande viaggio della vita, per evitare di lasciare “non detti” e parole sospese.”

imone Tempia- Foto Marco Pasqua g.c. Rizzoli Libri

Genitori appena nati: Simone Tempia

Padre, anzi genitore appena nato, è Simone Tempia (nella foto), scrittore, autore della fortunata pagina Facebook Vita con Lloyd, dialoghi con un maggiordomo immaginario, che ha ispirato anche la scrittura di alcuni bestseller, ma soprattutto babbo di Timoteo, un bambino di due anni e mezzo. Per raccontare l’esperienza di genitore ha scelto le favole, che ha raccolto in Storie per genitori appena nati edito da Rizzoli Lizard, e uscito lo scorso novembre, perché alla fine, come lui stesso afferma “la paura non è che un esercizio di fantasia” e “il coraggio non è che uno sforzo di immaginazione”.

«Quando sono diventato papà di Timoteo mi sono imposto di non scrivere mai libri sulla genitorialità. Ho pensato però di prendere la parte più vibrante del mio essere genitore, che non è la grande gioia che va vissuta più che raccontata, ma quella che deve essere elaborata, ovvero le paure, trasformarle in metafore, e poi in storie. La prima, “Timoteo piccolino”, l’ho scritta come bomboniera per il battesimo di mio figlio. Sono storie senza morale, pacche sulle spalle dei genitori per dire loro che va bene così, per raccontarsi a sé e ai propri figli: a chi ne ha figli, a chi non può averne, a chi li ha avuti dopo tanto tempo, a chi li ha adottati e talvolta sentendosi talvolta genitore a metà, e a chi è genitore senza esserlo. E anche a quelle realtà genitoriali fuori dal modello tradizionale di una mamma e di un papà. Essere genitore è quel momento in cui nella tua scala di priorità l’io scala di una posizione e ti senti responsabile in modo inedito e totalizzante del benessere della crescita della vita in un’altra persona. Io l’ho capito nel momento in cui è nato e ci siamo guardati negli occhi. Gli ho dato il benvenuto, e raccontato di me, della mamma Silvia, dei nonni».

Che padre è Simone Tempia?
«Sono un papà che prova a far del suo meglio, che cerca di migliorarsi, consapevole dei propri limiti. Noi genitori siamo chiamati ad essere monolitici, ma negare le nostre imperfezioni e debolezze finisce per farci sbagliare di più».

Come passa il tempo libero con suo figlio?
«Viviamo le avventure. Timoteo adora i mezzi di trasporto: i camion, le betoniere… ed i trattori verdi».

Cos’è cambiato in questo anno di pandemia?
«Io già lavoravo da casa, quindi trascorrevo tempo a casa con mio figlio. Ma mesi di asilo chiuso, l’assenza di contatti sociali, parchi giochi chiusi, non poter vedere i nonni, hanno certamente influito sul benessere dei nostri figli, anche i più piccoli. E a noi adulti la pandemia ha tolto serenità».

Simone Tempia uomo e padre, che ricordo di lei bambino? «Più che un ricordo, ho ritrovato una consapevolezza nelle parole e in alcune espressioni di mia madre. Mio padre quando ero piccolo lavorava fuori regione, e per i primi sei mesi della mia vita mia madre, che lavorava anche, ha avuto il supporto di mio padre solo il fine settimana. Ora che sono padre quel racconto lo leggo con una luce diversa, capisco di più mia mamma e le sue difficoltà nel gestire tutto».

Folco Terzani. Foto g.c. Folco Terzani

L’eredità di Terzani

Un babbo importante quello di Folco Terzani, scrittore e documentarista, figlio del reporter e scrittore fiorentino Tiziano (nella foto in alto con il figlio), morto nel 2004, di cui ha raccolto il racconto di una vita, nel libro La fine è il mio inizio (Longanesi, 2006). A distanza di 14 anni Folco ha limato ancora di più quei racconti facendone una versione ridotta, liberamente scaricabile su web, d’intesa con l’editore. Una mappa della vita in 175 pagine fra riflessioni, aneddoti, avventure, arricchita da foto, alcune inedite.

« In questo La fine è il mio inizio. REDUX c’è l’essenza del pensiero dei nostri dialoghi, la sua eredità più grande» commenta Terzani. Un lascito alle nuove generazioni? «Mi piacerebbe, anche se non credo di essere riuscito nel mio intento, ma sarebbe bello se qualcuno gli desse un’occhiata, sapere cosa ne pensa. Nel libro mio padre parla delle questioni importanti della vita in modo semplice e facile, perché parla al cuore dei suoi figli. Volevo dare un contributo al momento storico che stiamo vivendo. Ho pensato in particolare ai ragazzi e agli adolescenti, che oggi devono inventarsi la vita, capire in cosa credere. Auguro loro di “fare una vera vita in cui possano riconoscersi”. L’importante è usare questo periodo per andare più profondi in noi stessi e trovare uno slancio fiducioso verso un nuovo mondo».

Ed ecco il ricordo che Folco ha di suo padre: « Ammiravo il suo spirito forte, la sua serenità anche di fronte alla malattia. Le settimane in cui ci siamo ritrovati a parlare liberamente di tutto e raccontarci sono state le più belle».

E chiude con un “insegnamento da lasciare ai propri figli: «La vicinanza e il rispetto per la Terra, che la nostra prima maestra. Prima ancora del concetto di Paese e di Nazione. Sono cresciuto e vissuto in molti Paesi, l’infanzia in Asia, poi l’America, Calcutta, per me è sempre stato normale guardare il mondo da più punti di vista. E così è anche per i miei figli».

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