Cinque domande sui Falàfel

Buone e gustose polpettine a base di legumi di origine mediorientale, oggi presenti sulle tavole di tutto il mondo

Cosa sono?

Sono delle golose crocchette a base di legumi. Fave, ceci e fagioli, i più utilizzati, sono tritati e insaporiti con spezie varie. Nel Medio Oriente costituiscono un diffuso cibo di strada.

Dove sono nati?

La risposta non è semplice; tanti Paesi se ne contendono la primogenitura: Palestina, Israele, Yemen, Turchia e altri, tutti dicono che sicuramente sono stati loro gli inventori di questa ricetta, semplice e geniale. Senza certezze assolute, sembra che i falàfel siano nati in Egitto, come ricetta per sostituire la carne nei periodi di digiuno dei copti cristiani. La prova potrebbe trovarsi nello stesso vocabolo falàfel, formato da tre parole che in copto significano “con tanti fagioli”. Un’altra tesi fa derivare il nome dal termine fūl (fave).

Secondo un’altra tesi, gli ufficiali della marina britannica avevano conosciuto già in India le polpette di legumi. Dopo la conquista inglese dell’Egitto nel 1882, avrebbero chiesto ai cuochi egiziani di prepararle con ingredienti locali. Pertanto, i falàfel sarebbero nati ad Alessandria d’Egitto, il maggior porto egiziano e punto focale per i traffici commerciali inglesi. Dopo il primo conflitto mondiale, i falàfel giunsero in Libano. Quindi, secondo rotte diverse, eccoli in Yemen, Turchia e Libia. Durante tali peregrinazioni, in alcune città i fagioli o i ceci avrebbero sostituito le fave.

Quando sono arrivati da noi?

In Europa (soprattutto in Germania), sono giunti insieme alle rosticcerie turche come alternativa vegetariana al kebab. Ricetta facile, economica, ma soprattutto buona, ora è diffusa ovunque nel mondo, dalle cucine dei ristoranti, magari stellati, a quelle familiari. Se non c’è accordo sulle origini, l’apprezzamento per queste crocchette è universale.

Fanno bene?

Come tutte le cose buone, sì: soddisfano il palato e rallegrano l’anima. Sono nutrienti e apprezzati anche da chi segue la dieta vegana. Preparandoli con i ceci, non contengono colesterolo. Però… (c’è sempre un però), essendo fritti, bisogna porre un minimo d’attenzione. Si può rimediare con la cottura al forno. Ma, si sa, fritto è più buono tutto: anche una ciabatta.

Mi dai una ricetta?

Una sola non esiste. Ecco quella base: dopo aver lasciato i legumi in ammollo almeno per una notte, si asciugano benissimo, si tritano finemente con il mixer, insieme con cipolla, aglio, cumino, coriandolo e un po’ di sale, ma non troppo.

Si possono unire anche delle uova: così l’impasto rimane compatto e non si sbriciola. Preparate le polpette, si friggono in olio bollente. Si scolano su carta paglia e si mangiano subito, ancora ben caldi. Freddi o riscaldati, perdono in fragranza.

L’accompagnamento?

Sarebbe una sesta domanda non prevista. La risposta è quindi ufficiosa: si possono mangiare con hummus (crema di ceci) o yogurt o avocado o patate fritte o melanzane grigliate o pomodori e cetrioli o pinoli tostati e foglie di menta. La risposta ufficiale è: fate voi.

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