Meditate che questo è stato

L'importanza della memoria storica per promuovere una cultura della solidarietà. Intervista a Aurora Castellani, presidente della Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza – Luoghi della Memoria Toscana di Figline di Prato

Il Museo e la Fondazione

La Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza – Luoghi della Memoria Toscana di Figline di Prato è stata costituita nel gennaio 2007 per iniziativa del Comune di Prato, dei Comuni dell’area pratese, Cantagallo, Carmignano, Montemurlo, Poggio a Caiano, Vaiano, Vernio, delle sezioni pratesi dell’ANED e dell’ANPI e della Comunità Ebraica di Firenze. In questo luogo il 6 settembre del 1944 ventinove partigiani furono impiccati dai tedeschi.

Nel marzo 1944 ci fu in Italia centro-settentrionale un grande sciopero generale, che a Prato coinvolse il distretto tessile, cui seguì una dura repressione. Da Prato furono inviati nei campi di concentramento nazisti un totale di 152 persone, di cui solo una ventina riuscirono a tornare a casa.

Sono circa 8mila le persone che ogni anno visitano il museo tra studenti da tutta la Toscana e anche dalle altre province italiane, dalle Università straniere di Firenze e Prato, e gruppi di adulti.

“Per la città di Prato, medaglia d’argento per la Resistenza, la Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza rappresenta l’attestazione del proprio DNA democratico e antifascista, un luogo e un presidio importante di memoria che non tutte le città hanno avuto la forza e la fortuna di costruire – commenta Aurora Castellani, presidente della Fondazione Museo e Centro di Documentazione.

“Il Museo è nato nel 2002, inaugurato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, fortemente voluto da Aned e da Roberto Castellani e Dorval Vannini, due sopravvissuti ai campi di concentramento di Mauthausen ed Ebensee, che hanno speso tutta la loro vita perché il museo fosse un presidio di memoria attiva aperto alla città, alle scuole. La Fondazione nata nel 2007 è l’omaggio che la città ha voluto fare ai suoi due concittadini e al loro impegno. Gli stessi sono stati tra i promotori del gemellaggio della nostra città con Ebensee alla fine degli anni ’80, simbolo dell’impegno concreto delle due comunità di compiere insieme un percorso di memoria in nome della pace, e della fratellanza nel rispetto dei diritti dell’uomo, della giustizia e della solidarietà”- prosegue la presidente.

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Museo della Deportazione e Resistenza a Prato. Autore Murcie13, wikipedia.org


L’importanza della memoria

“La memoria è sempre più importante anche perché come affermò Primo Levi “ciò che è accaduto può ritornare” – continua Aurora Castellani – e lo è ancora di più oggi che i testimoni diretti di questo periodo storico stanno morendo e abbiamo sempre meno l’opportunità di ascoltarne le testimonianze, mai mosse da rancore e da odio, ma solo dal ricordo come monito alle nuove generazioni perché non debbano rivivere ciò che loro hanno vissuto, la discriminazione e la deportazione. Ormai in molte famiglie non ci sono più i nonni e le nonne che hanno vissuto la guerra, anche se non necessariamente il dolore della deportazione, a mantenere viva nei figli e nei nipoti la curiosità e l’interesse verso questa epoca storica con episodi di vissuto personale o di storia locale. E questo pezzo di storia appare sempre più lontana ai ragazzi”.

Dalle pagine di un libro all’impegno di una vita

“Ho iniziato ad interessarmi al tema alla scuola media dopo aver letto libri come Se questo è un uomo di Primo Levi, Il diario di Anna Frank o L’amico ritrovato di Fred Uhlman. Poi ho approfondito le vicende storiche ed in seguito ho avuto l’onore di entrare a far parte del cda della Fondazione e poi di ricoprire la carica di presidente. Aver avuto il privilegio di ascoltare testimonianze dirette come quelle di Marcello Martini o Vera Michelin Salomon e aver visto la grande dignità di animo con cui condividevano i loro ricordi è ciò che mi dà la spinta ad andare avanti nonostante le difficoltà quotidiane, consapevole dell’importanza dell’istituzione che presiedo ormai da cinque anni e dell’impegno che ne deriva. Organizziamo il treno della memoria per la Regione Toscana, il meeting al Mandela Forum e adesso abbiamo davanti una nuova grande sfida: gestire e far conoscere il Memoriale italiano di Auschwitz che grazie ad Aned ed alla Regione Toscana è stato restaurato e portato all’area Ex 3 di Firenze Gavinana e farne un polo europeo della memoria”.

Com’è possibile interessare i ragazzi e far sì che un domani possano diventare testimoni indiretti di memoria?

“ Il nostro obiettivo è promuovere la conoscenza e consapevolezza di questo periodo storico affinché i visitatori del Museo ne diventino testimoni indiretti. Con la nostra direttrice e i responsabili alla didattica delle scuole organizziamo incontri preparatori con gli insegnanti, propedeutici poi alla visita nelle classi, dalle scuole medie in poi. Gli studenti quando arrivano al Museo hanno già letto libri o visto film sul tema, diversamente rischieremmo di far cogliere loro solo l’aspetto più macabro delle vicende, perdendo il contesto storico e il senso della visita”.

La visita al Museo

“La visita al museo offre, in un percorso informale, un viaggio nella giornata tipo di un deportato nel campo di concentramento attraverso l’allestimento di oggetti di uso quotidiano raccolti negli anni anche in seguito al gemellaggio con Ebensee, e con video testimonianze sulla deportazione politica, etnico religiosa e sulla deportazione dei cosiddetti “indesiderati” ( rom, sinti, omosessuali), e la visione di un documentario realizzato negli anni scorsi dalla sezione Aned di Prato. Alla visita segue poi un lavoro di restituzione in classe degli studenti con le insegnanti”.

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Museo della Deportazione e Resistenza a Prato. Autore Murcie13, wikipedia.org

Il viaggio

“Tutti gli anni, la prima domenica di maggio, viene organizzato un viaggio della memoria negli ex campi di sterminio nazista di Mauthausen ed Ebensee cui partecipano anche i ragazzi delle scuole medie preceduto sempre da un percorso didattico condiviso con gli insegnanti in cui mettiamo a disposizione degli stessi tutti i nostri strumenti e la nostra esperienza”.

Semi di memoria

“Abbiamo dei ragazzi del servizio civile austriaco che trascorrono un anno della loro vita nella nostra Fondazione facendo un percorso sulla memoria e andando anche nelle scuole. Negli anni dispari, il prossimo anno sarà il 2021, organizziamo il treno della memoria che porta circa seicento ragazzi delle scuole superiori di tutta la Toscana nei campi di Auschwitz e Birkenau. Anche per organizzare questo viaggio facciamo una formazione dedicata di una settimana e incontri con i ragazzi”.

Piccoli grandi testimoni

“La cosa più bella è quando i partecipanti ai viaggi sono i ragazzi più problematici, i cosiddetti ragazzi difficili, quelli che hanno dimostrato atteggiamenti di intolleranza verso i compagni, e capita che tornano a casa con una consapevolezza diversa, gli insegnanti ci segnalano un miglioramento anche nel rendimento scolastico. Per noi è il risultato più importante al di là dei numeri. Molti ragazzi dopo il viaggio o la visita al museo continuano a scriverci, tornano con le famiglie, alcuni di loro fanno poi il tirocinio qui da noi o il percorso alternanza lavoro, la tesi”.

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