Pinocchio, un mito

Fino al 4 ottobre alla Biblioteca Nazionale centrale di Firenze la mostra "Pinocchio 140x140" dedicata al celebre burattino di Collodi. Incontri il 23 e 24/9, visite e laboratori il 7 e 14/10

Narrativa, arte, storia e memoria sono gli ingredienti della mostra che rilegge “Le Avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi attraverso le creazioni di due artisti toscani del Novecento. Pensata dall’Associazione Nazionale Case della Memoria, l’esposizione trae ispirazione dal 140esimo anniversario dell’uscita a puntate di Pinocchio, i cui primi quindici capitoli comparvero nella rivista per ragazzi il «Giornale per i Bambini» dal 1881 al 1883.

In collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, che possiede copia di tutte le edizioni italiane, con la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, che detiene gli archivi storici, con l’Archivio Sigfrido Bartolini e con il Cantiere Venturino Venturi, si vuole così rendere omaggio a Carlo Lorenzini. Una mostra dedicata al celebre burattino di Collodi: “Pinocchio 140×140″, fino al 4 ottobre alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Ingresso via Magliabechi, 2.

In occasione delle Giornate europee del Patrimonio, sabato 23 e domenica 24 settembre incontri nella Sala Galileo. Ingresso fino ad esaurimento posti disponibili, e poi visite e laboratori dedicati.

La mostra

La poetica del burattino si anima nelle opere di Venturino Venturi (1918-2002) e Sigfrido Bartolini (1932-2007), due artisti che hanno contributo a diffondere l’immagine di Pinocchio nel mondo e le cui abitazioni fanno parte del circuito delle Case della Memoria. Quella del pittore e scultore Venturi a Loro Ciuffenna (AR) ospita, tra l’altro, il bozzetto in ferro per il Monumento a Pinocchio di Collodi. Quella di Bartolini a Pistoia è specchio della sua vita d’artista, dopo essere stata casa-laboratorio per le sue molteplici attività di pittore, incisore, scrittore.

Oltre alle opere dei due artisti, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze espone alcune edizioni, tra le tante possedute, e una serie di ‘pinocchiate’. L’Associazione Nazionale Case della Memoria ringrazia la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, le Associazioni coinvolte, gli sponsor e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione.

L’esposizione presenta, tra altre cose, alcuni dei 309 pezzi in legno utilizzati proprio da Sigfrido Bartolini per illustrare, con xilografie in nero e a colori, l’edizione del centenario di Pinocchio, edita nel 1983 dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, frutto di ben 12 anni di lavoro; 37 serigrafie originali di Venturino, che illustrò un’edizione de “Storia di un burattino”, edita da Fanfani Pananti Editori nel 1981, le 30 litografie della cartella Pinocchio realtà e fantasia edite nel 1986 da Edi Grafica e infine alcuni disegni originali, due maschere in cartapesta e il bozzetto in ferro e stagno per il monumento a Collodi.

Dal legno di Geppetto ai legni di Sigfrido Bartolini. Come nasce un libro illustrato

Sono esposte alcune delle trecentonove xilografie fulcro della mostra itineranteDal legno di Geppetto ai legni di Sigfrido Bartolini“, che abbraccia tutta l’evoluzione – dall’ideazione fino alla stampa con torchio artigiano su carta fatta a mano – di un libro illustrato molto particolare. Un’opera unica per occasioni irripetibili: l’illustrazione delle Avventure di Pinocchio in 309 xilografie realizzata dal pittore e incisore Sigfrido Bartolini, fu pubblicata per la prima volta dalla Fondazione Collodi nel 1983, in occasione delle celebrazioni del Centenario della pubblicazione delle Avventure di Pinocchio, avvenuta a Firenze nel 1883.

Quest’anno, in cui ricorrono i 140 anni della pubblicazione del capolavoro letterario di Carlo Collodi, il presidente della Fondazione, Pier Francesco Bernacchi, ha promosso la ristampa di 1000 copie di questa opera monumentale, della quale – da tempo – si attendeva la riedizione.

L’edizione delle Avventure illustrate da Sigfrido Bartolini è frutto di un lavoro meticoloso di ricerca nella memoria personale dell’artista e in quella collettiva attestata da raccolte museali o private di oggetti della cultura materiale tra Ottocento e Novecento, opera che testimonia attraverso le immagini il mondo da cui Pinocchio ha preso origine, ancor vivo pochi decenni fa e repentinamente ingoiato dal progresso tecnologico del secondo dopoguerra. Accanto a questo recupero culturale nell’iconografia, la tecnica della xilografia pure ci riporta ai modi tipici dell’illustrazione libraria nell’epoca del Collodi.

La mostra ricostruisce il farsi di questa monumentale opera della memoria e dell’arte (realizzata nel corso di 12 anni) a cominciare dai primi schizzi preparatori, attraverso i legni incisi, le prove di stampa, fino alle pagine del libro in cui testo ed immagini, intrecciandosi, costruiscono insieme la narrazione.

Venturino: per me Pinocchio è stato il pretesto per fare un uomo”

Venturino, formatosi tra Francia e Lussemburgo, custodiva Pinocchio tra i suoi più cari ricordi, poiché il padre lasciando l’Italia nei primi anni Venti aveva portato con sé Le Avventure di Pinocchio, per lui segno inequivocabile della propria origine culturale e umana. Nel 1953, di ritorno dall’importante periodo di formazione a Milano, Venturino vinse in collaborazione con gli architetti Lionello De Luigi e Renato Baldi il Concorso per un Monumento a Pinocchio, bandito a Collodi per onorare Carlo Lorenzini e la sua straordinaria creatura.

L’artista presentò il progetto di una piazza circondata da un muro coperto da 900 mq di superficie musiva. Al centro del recinto avrebbe dovuto ergersi una effige di Pinocchio, scultura alta, secondo l’intenzione dell’artista, quattro metri ed argentea nella superficie, che, come lo gnomone di una meridiana, proiettando l’ombra sul pavimento della piazza avrebbe dovuto indicare lo scorrere delle vicende del burattino, e animare ancor di più gli straordinari personaggi che ne sono i protagonisti.

Ma il Concorso sortì un ex-aequo con lo scultore Emilio Greco, la cui opera avrebbe dovuto ergersi al centro della piazza di Venturino, al posto del Pinocchio-meridiana. La netta opposizione dell’artista impedì la soluzione escogitata dalla giuria. Venturino non eseguì il proprio Pinocchio ed Emilio Greco non collocò la scultura al centro della piazza, bensì fuori dal muro di cinta.

Del progetto di Venturino oggi ammiriamo la straordinaria piazza musiva, uno dei capolavori dell’arte italiana della metà del Novecento, mentre rimangono della scultura mai eseguita i tre bozzetti, uno dei quali è in mostra. Il terzo è nella collezione dei Musei Vaticani.
Dal tempo della piazzetta di Collodi sino a tutto il resto della sua vita Pinocchio per Venturino è stato segno di creatività ed umanità, perché “per me Pinocchio è stato il pretesto per fare un uomo”. Del resto, Pinocchio, scultura vivente, ha affascinato generazioni di artisti nella illusione di creare la vita tramite la propria arte.

Pinocchio si trasforma. Pinocchi, Pinocchietti e ‘pinocchiate’

Con il nome di ‘pinocchiate’ si indica la produzione editoriale derivata, in forma di racconti brevi, opuscoli o romanzi, dalle avventure del celebre burattino. Si tratta di un fenomeno che inizia precocemente già a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento e che prosegue fino circa alla metà del secolo successivo, in un susseguirsi battente di storie liberamente ispirate al testo collodiano e nelle quali Pinocchio ormai vive mille vite e altrettante avventure, comprese quelle galanti, affronta i più curiosi viaggi in luoghi esotici, spingendosi anche all’inferno o sulla Luna, e pratica perfino le più disparate professioni, da reporter, a poliziotto, soldato e boxeur.  

Il personaggio assume così una pluralità di sembianze differenti, si trasforma sviluppando quella tendenza al divenire e al polimorfismo che erano già proprie del romanzo (pezzo di legno, burattino, bambino, animale) e può indossare con disinvoltura i panni ora dell’esploratore o del viveur come la camicia nera, mentre una schiera di suoi parenti (figli, fratelli, cugini) si fa protagonista di ulteriori storie correlate.  

Nutrite serie di libretti illustrati a tema pinocchiesco popolano, dunque, precocemente e a lungo i cataloghi di varie case editrici: tra tutte in particolare le fiorentine Nerbini e Salani, con alcune collane dedicate, e la milanese Bietti con la serie delle vicende di Pinocchietto, ben esemplificano gli esiti di questo genere di produzione per ragazzi in special modo nei primi decenni del Novecento.  

Nel suo spaziare tra forme e generi diversi, ritroviamo infine il burattino oltre che a teatro, al cinema, nei fumetti e nelle pubblicità, anche in diversi adattamenti e ‘pinocchiate’ musicali, qui rappresentati da una selezione attinta dallo stesso periodo, a testimonianza ulteriore della versatilità di un corpo e di una vicenda contraddistinte dalla vocazione allo straordinario vitalismo metamorfico.


Pinocchio mille avventure

Sono trascorsi centoquarant’anni da quando, nel gennaio 1883, fu completata la pubblicazione a puntate de La storia di un burattino di Carlo Collodi sul «Giornale per i Bambini», e di lì a pochi mesi ne uscì la prima edizione in forma di romanzo completo per i tipi di Felice Paggi con il titolo Le avventure di Pinocchio. In entrambe le versioni il testo era corredato da vignette, rispettivamente opera di Ugo Fleres ed Enrico Mazzanti, inaugurando così una lunga tradizione di illustrazione del testo collodiano che giunge ai giorni nostri.  


Infatti, tra le centinaia di edizioni susseguitesi negli anni, pochissime sono quelle non illustrate, giacché si è sempre reputato, con intento pedagogico, che lo stimolo delle immagini potesse invogliare la lettura nei ragazzi. Vieppiù la narrazione collodiana si è rivelata potentemente “iconogenica”, ovvero predisposta naturalmente alla evocazione di immagini, con ciò sollecitando enormemente la fantasia del lettore ma anche dell’artista grafico, pittore, disegnatore (se non quando addirittura fumettista o cineasta).


Si offre pertanto in esposizione un florilegio di edizioni, tra le tante possedute dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, che possano esemplificare la varietà di illustrazioni di Pinocchio da più di un secolo a questa parte. Dalle incisioni a monocromo tardo ottocentesche, tipiche della letteratura popolare, di Mazzanti e Chiostri, ai famosissimi disegni a colori di Attilio Mussino dal tratto più modernamente sintetico; dalla grafica d’avanguardia di Piero Bernardini ai cartoons disneyani (con le debite licenze poetiche); dai disegni dal gusto tradizionalista, ricchi di dettagli ed ambientazioni di Sergio Rizzato e Roberto Molino, alle vignette venate di umorismo di Jacovitti, passando per sperimentazioni stilistiche che hanno dato vita a vere e proprie edizioni d’arte: l’innocente, ancestrale primitivismo di Venturi, la saporita rusticità di Bartolini, le immaginifiche visioni di Longoni, l’energico espressionismo di Berti, la delicata poesia di Talani.

Info su casedellamemoria.it

Iscriviti alla Newsletter

Le notizie della tua Cooperativa, una volta alla settimana. Guarda un esempio

Errore: Modulo di contatto non trovato.

Potrebbe interessarti