Il Pinocchio di San Miniato Basso

Alla fine degli anni ‘80 i giornali locali si occuparono a lungo di un fatto che destò stupore. Nella frazione, fino agli anni ‘20 del Novecento chiamata Pinocchio, stavano costruendo ben due supermercati, uno vicino all'altro. «Uno dei due fallirà!», commentava il popolo - Grillo parlante. E invece ci sono tutt’ora e, di recente, se n’è aggiunto un terzo

San Miniato Basso, frazione artigianale del Comune quasi omonimo (al netto delle considerazioni altimetriche), è terra di supermercati, territorio operoso a metà strada precisa tra Firenze e Pisa.  

Alla fine degli anni ‘80 i giornali locali si occuparono a lungo di un fatto che destò stupore. In quella frazione, che fino agli anni ‘20 del Novecento si era chiamata Pinocchio (e pare che Collodi proprio da lì avesse preso il nome del suo famoso burattino), stavano costruendo ben due supermercati, praticamente appiccicati: «Che scandalo, uno dei due fallirà!», commentò il popolo-Grillo parlante. E invece ci sono tutt’ora e, di recente, se n’è aggiunto un terzo.  

Dei due supermercati uno è rimasto sempre lì dov’era sorto, anche se – nei decenni – ha cambiato nome una o due volte. L’altro è il negozio Coop.fi che, di recente, si è leggermente spostato, ampliando i locali.  

Oggi, in quella zona di San Miniato Basso (che intanto sui cartelli stradali ha aggiunto di nuovo anche l’antico toponimo), c’è un vero e proprio Campo dei miracoli. Gli altri due supermercati si difendono, come il Gatto e la Volpe, ma la Coop è la Fatina e alla fine, i pinocchini, vanno lì. Tanto più che trovano un bel parcheggio coperto e, accanto-accanto, la Farmacia comunale, l’Ufficio dell’anagrafe e una sezione soci gagliarda e combattiva che da poco ha anche un punto prestito Bibliocoop.  

Ma com’è il popolo del Pinocchio che si reca alla Coop?  

Lo chiedo ad Alessandro, giovane veterano della gastronomia, che promuove una porchetta che, se è buona quanto bella, verrebbe voglia di mangiarla anche a colazione: «Io ho lavorato in tanti negozi Coop, qui la gente è più tranquilla, più aperta. Se hanno da aspettare tre o quattro numeri non brontolano. E poi ci si conosce tutti, anche se il negozio è grande. Ci son degli anziani che vengono anche due o tre volte al giorno, almeno fanno due parole».  

Mentre Alessandro mi racconta queste cose, un cliente si gira in mano una vaschetta di porchetta.  «Mi garbava se c’era un po’ di crosta…», commenta.

Il veterano non fa una piega: taglia due scaglie esterne, gli toglie di mano la vaschetta, strappa l’adesivo con peso e prezzo, la apre, aggiunge la pelle bella cotta e croccante e la richiude: «Vai, ora c’è anche la crosta».  Mette l’adesivo col nuovo peso e il nuovo prezzo e passa la vaschetta al cliente con una risata diabolica e bonaria che nemmeno Mangiafoco.  

«Ma grazie…», commenta stupito il cliente.  «O che volevi patire la voglia della crosta per 19 grammi?».  

Lo saluto e anch’io faccio la mia piccola spesa, col Salvatempo ovviamente. Alle casse elettroniche incontro Serena, indaffarata a dare buoni da 5 euro per ogni 15 di spesa sui prodotti a marchio Coop, cioè uno sconto del 33,33% (il riferimento è all’iniziativa “Giorni più Buoni” fino al 3 luglio), roba da Paese dei Balocchi. Anche a lei, che ha sempre lavorato in questo negozio, chiedo come siano i clienti locali. Serena è di poche parole: «Socievoli e pazienti», si limita a rispondermi. E chi l’avrebbe mai detto?! Uno, andando a San Miniato Basso, pensa di trovare gente agitata e irrequieta come il burattino di Collodi e invece, a detta dei miei interlocutori, il popolo pinocchino è gentile e paziente come il buon Geppetto.  

Misteri della Coop. O forse i veri pinocchini sono Alessandro e Serena?

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