Il melone giusto

Dal 2014 a oggi, i risultati raggiunti con la coltivazione del melone Terraequa. Disponibile nei supermercati Coop.fi

Un progetto di economia solidale

I prodotti buoni che fanno bene, a chi li mangia e a chi li coltiva: sono i meloni Terraequa, presenti sui banchi ortofrutta dei supermercati Coop.fi di Unicoop Firenze. Dal 2014 i meloni Terraequa sostengono le comunità del Senegal grazie a un progetto di economia solidale che vede in prima linea Coop Italia e l’azienda italiana Francescon, ditta mantovana leader di mercato nella produzione di meloni.

Da Firenze al Senegal

Il progetto Meloni Terraequa è partito nel 2014 quando, su suggerimento della comunità senegalese fiorentina, Unicoop Firenze ha chiesto a Coop Italia di approfondire la conoscenza sulle produzioni agricole di eccellenza del Senegal. Da qui sono nati una serie di contatti con il Ministero dell’agricoltura e il Consolato senegalese, per la produzione e importazione dei meloni. 

Tra i requisiti indispensabili per avviare questa nuova filiera c’era quella di portare avanti un progetto etico in linea con i principi delle Cooperative che vi partecipano, tra cui Unicoop Firenze. La produzione è curata dall’Op Francescon, la più grande organizzazione di produttori italiana specializzata nel melone.

Un aiuto concreto

Il progetto prevede anche che per ogni chilo di melone acquistato 10 centesimi siano devoluti alla Fondazione Giovanni Paolo II di Firenze che cura i progetti etico-sociali finalizzati a migliorare le condizioni di vita della comunità di oltre 20.000 abitanti nella zona di Thiès, a 40 chilometri da Dakar. 

Dall’avvio del progetto a oggi, le coltivazioni di melone hanno strappato al deserto 170 ettari di terra, rendendoli ideali per la coltivazione del melone. Grazie alla vendita di meloni a Tasset, villaggio limitrofo alla zona di produzione, è stato costruito un presidio medico dotato di letti, sala parto, ecografo, incubatrici e altre attrezzature d’avanguardia ed è stata inviata un’ambulanza con caratteristiche idonee al territorio.

Negli anni a Keour Diogou, a circa 2 ore da Dakar, è stato ristrutturato un centro scolastico impiegando manodopera e materiale locale, fatta eccezione per i tetti, arrivati dall’Italia: il centro scolastico accoglie circa 600 bambini e i loro insegnanti, e offre alloggi a chi viene da lontano, così da evitargli ore ed ore di cammino per tornare a casa.

Ad oggi l’attività ha preso il via e ad ogni stagione, la produzione di melone procede di pari passi con i nuovi interventi per portare lavoro, servizi primari, strutture e assistenza medica e istruzione nella zona

La nascita del progetto. La parola al produttore

«Il progetto è nato nel 2014 su sollecitazione di Coop», spiega Bruno Francescon dell’azienda omonima. «Venne l’idea, insomma, di produrre dei meloni in controstagione rispetto all’Italia, e di farlo in regime di mercato equo e solidale. E l’idea ha funzionato: nel 2014 sono state vendute 420 tonnellate di meloni senegalesi, per un totale di 42mila euro, mentre nel 2015 la commercializzazione ha raggiunto le 440 mila tonnellate, con una disponibilità di 44mila euro. Poi nel biennio 2016-2017 abbiamo avuto ancora un +30% di vendite».

L’idea ha funzionato e funziona ancora oggi, perché i meloni sono buoni, e il loro successo ha consentito l’impiego di circa 200 persone, tutte assunte con busta paga, che lavorano stagionalmente su un terreno di 200 ettari che prima era totalmente incolto e abbandonato e che ora è diventato fertile.

Qui vengono coltivate le stesse varietà prodotte in Italia, seguendo le stesse tecniche di coltivazione, concimazione, irrigazione e raccolta. I primi frutti maturi arrivano in Italia nel mese di febbraio dove vengono ulteriormente selezionati nel centro logistico di Rodigo, e successivamente distribuiti nei negozi italiani ed europei. 

Tra metà febbraio e fine aprile, periodo in cui non è ancora maturo il melone italiano sulle tavole dei consumatori arrivano i primi meloni dell’anno: buoni, gustosi e profumati, sono un vero assaggio dell’estate che verrà.

Da un piccolo seme

Ogni anno Coop distribuisce perciò il prodotto senegalese da quando inizia la raccolta in Senegal fino a quando parte la commercializzazione di quello Italiano.

«I meloni crescono bene, senza alcuna forzatura – spiega Francescon – e il clima è l’ideale: molto caldo di giorno e fresco di notte, più o meno le condizioni che ci sono da noi nella Bassa quando è estate. In più le piante sono molto sane perché intorno non c’è nessun’altra coltivazione che possa in qualche modo contaminarle». 

L’Azienda Francescon coltiva meloni dal 1968, ed è oggi il maggiore produttore di meloni e anguria d’Italia e uno dei più importanti in Europa. Sono partiti coltivando un piccolo terreno a Mantova e oggi coltivano direttamente meloni in diverse regioni d’Italia e quando non è possibile farlo per motivi climatici si spostano in Africa dove le temperature miti invernali consentono la produzione. 

L’azienda mantovana ha portato nel paese africano le attrezzature e il know-how necessari alla produzione e dando lavoro a centinaia di persone garantendo un livello di reddito doppio rispetto allo standard dell’area. Coop si è impegnata a distribuire il prodotto nei propri punti vendita, destinando 10 centesimi per ogni chilo di melone venduto alla Fondazione Giovanni Paolo II di Firenze che segue la realizzazione di opere di rilievo sociale nel territorio senegalese.

Info

www.francesconmelons.com

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