Mauro Capitani. Oltre 50 anni di pittura

Viaggio e riflessioni sull'arte con l'artista di San Giovanni Valdarno

Non hanno fatto in tempo a partire, causa Covid, le iniziative promosse dalle sezione soci di Montevarchi e San Giovanni Valdarno per festeggiare l’uscita del catalogo che raccoglie gran parte delle opere di cinquant’anni di attività del pittore Mauro Capitani. Nato a San Giovanni Valdarno, dopo aver studiato all’Accademia di Belle arti di Firenze, dal 1967 espone in Italia e nel mondo le sue opere, che gli valgono la fama di protagonista della pittura a partire dagli anni ‘70, e nel 2013 la copertina dell’Annuario del Catalogo dell’arte moderna Mondadori – come già avvenuto in passato per Guttuso, Carrà, Morandi, Schifano – con il formidabile Toro rosso, forse la sua opera più famosa. Altrettanto impattante il Gufo, su sfondo sempre rosso, che campeggia sulla copertina del volume pubblicato da Edifir (nella foto), che accanto alle sue opere annovera saggi di molti critici d’arte, fra i quali lo storico Antonio Paolucci.

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In attesa dell’appuntamento a tempi migliori con le sezioni soci abbiamo intervistato il Maestro Mauro Capitani, nato e cresciuto nelle terre di Masaccio, cui ha dedicato anche omaggio in un quadro del 2008, un artista dal “cuore caldo e mente serena” come lo ha definito lo storico dell’arte Paolucci.

Maestro, cos’è l’arte per lei?

L’arte è l’espressione di un pensiero, energia, esperienza. Un artista è sempre ispirato anche quando non è davanti alla tela. Il pensiero di un artista vive di appunti, emozioni…Monet diceva che “Bisogna dipingere più che si può, come si può, senza paura di fare cattiva pittura“. Come affermo anche nel mio ultimo libro ‘l’arte è una professione che appartiene al mondo reale e come tale può essere esercitata con onestà o con inganno’. Ho avuto la fortuna di operare in anni in cui l’arte aveva un’etica. L’arte non deve essere sfacciata o di cattivo gusto, deve stupire in bellezza. Basta con le installazioni superficiali e con l’effimero. C’è una soggettività nel gusto, ma deve riconoscersi anche la necessità del valore di “fare arte con mestiere“. L’arte è atemporale. Guardi la facciata di Santa Maria Novella di Leon Battista Alberti, la sua perfezione geometrica, crede che Mondrian non si sia ispirato a quelle geometrie?

Quali sono state le tappe più importanti della sua storia artistica?

Molto importante è stato il legame con il mio paese di nascita, San Giovanni Valdarno. Negli anni Sessanta il “Premio pittura Masaccio” per noi giovani poco più che ventenni, interessati e attratti dall’arte, è stata un’opportunità unica, anche per le giurie prestigiose che lo hanno accompagnato, come Carlo Levi o Ernesto Treccani. E veramente molti grandi artisti e critici del Novecento.

Oltre 50 anni di carriera. Chi sono stati i suoi compagni di viaggio?

Anche se di una generazioni diversa dalla mia, sicuramente Ernesto Treccani, poi Mino Maccari da cui ho appreso l’arte dell’acquaforte, l’incisione al torchio, e Remo Brindisi. Grandi artisti del Novecento che questo inizio secolo ha dimenticato e di cui, invece, dovremmo recuperare memoria artistica e di valore intrinseco. Da parte mia sto scrivendo un libro dedicato a questi “pennelli dimenticati“. Ecco il Novecento è un secolo che andrebbe riletto, un secolo attraversato da due terribili guerre, liquidato troppo presto per essere culturalmente compreso.

Tra le sue opere, c’è una a cui è più legato?

Non c’è un’opera in particolare, piuttosto un periodo in cui mi sono sentito più rappresentato nella pittura, quello degli anni Ottanta e Novanta. Il periodo della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, dove c’è stato un ritorno all’ordine, all’utilizzo di materiali e tecniche pittoriche tradizionali, alla manualità dell’artista, un recupero di motivi e forme del passato. Un periodo bello per me professionalmente e interessante per l’arte in generale.

In questi anni di lavoro si è confrontato con diverse espressioni artistiche, dalla pittura alla scultura, e con materiali diversi, come la ceramica, il vetro, la stoffa…perfino illustrazioni per giochi da tavolo e carte.

Sì, come dice il professor Antonio Paolucci nella presentazione del mio catalogo, ‘sono un artista onnivoro‘ e la mia curiosità è stata sicuramente influenzata dal legame con il mio territorio di nascita. San Giovanni Valdarno ha una forte tradizione pittorica ceramica, lo stesso per il vetro. Quando nel 1995 ho lavorato con la IVV Industria Vetraria Valdarnese fu chiamato un maestro vetraio dalla Finlandia, ove da sempre vi è una grande tradizione per il vetro. Il vetro non può essere disegnato o illustrato, puoi avere un’idea, ma quando c’è il fuoco che forgia il vetro, il risultato alla fine è in parte voluto e molto casuale. Questo maestro vetraio è riuscito a tradurre il mio pensiero in un risultato meraviglioso. Ma ho lavorato, prima e dopo, anche con il bronzo, realizzato gioielli…

Il colore nella sua pittura

La mia è una pittura di grande cromatismo, il colore è un elemento molto importante, è l’anima della tela, invecchia e vive con lei nel tempo. Se ripenso ai miei primi quadri, ad esempio “L’Uomo montagna” (ndr Premio Loro Ciuffenna, 1971), oggi mi appaiono quasi rugosi, saggi del tempo ma non vecchi… In questi anni ho rappresentato la figura umana, il mito, il sacro, gli animali e la natura in un fantasioso bestiario…

Parlando di figura umana, con “Ecce donna” ha dedicato un ciclo di opere alla donna ritratta in tutta la sua naturalezza e passionalità

È stato un omaggio alla donna nel suo insieme, alla sua nobiltà, un viaggio nell’universo femminile, nella sua eleganza. La donna è una geografia dolce e armoniosa, soprattutto nel pensiero, da comprendere, capire, rispettare e amare, come il territorio, come la nostra Toscana e le sue colline, non a caso la Toscana è femminile nel termine.

Mostre e musei chiusi a causa della pandemia. La tecnologia digitale per offrire esperienze di visita virtuale. Cosa ne pensa? L’arte si può vivere on line?

Le nuove tecnologie digitali sono uno strumento e come tale devono essere guardate, un mezzo utile in questo momento di difficoltà, anche se certo l’arte è un’esperienza che è meglio vivere direttamente. Pensi alla “Primavera” del Botticelli così musicale o a “Guernica” di Picasso così tagliente e urlante, suoni diversi che solo l’animo può filtrare e che un video non potrà mai restituirci.

(Introduzione di Cecilia Morandi dall’Informatore, dicembre 2020 – Intervista Valentina Vannini)

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