Ligabue, il bravo ragazzo del rock

Quasi 30 anni di carriera per il rocker italiano che arriva a Firenze il 25 giugno per il suo nuovo tour

Luciano Ligabue, ossia il rock in tutte le sue forme. Con 22 album, 5 libri, 3 film e oltre 800 concerti fra teatri, club, palasport, stadi e grandi spazi all’aperto, il rocker nato a Correggio nel 1960 ha segnato il panorama musicale dell’ultimo quarto di secolo in Italia e ora riparte.

In vista dell’ennesimo stadio pieno a Firenze il prossimo 25 giugno, accompagnato dalla sua band (Luciano Luisi tastiere e cori, Max Cottafavi chitarre, Federico Poggipollini chitarre elettriche e cori, Davide Pezzin basso e Michael Urbano batteria e percussioni), Ligabue si racconta all’Informatore.

Dopo oltre venti album, è arrivato Start, un titolo curioso che significa inizio. È un messaggio? È il momento di cambiare direzione? Per andare dove?

Ehi, non penserete che sia io a poter dire la direzione al mondo, eh? Molto più semplicemente per me ogni mia nuova canzone è una vera e propria partenza più che una ri-partenza. Vale altrettanto per gli album.

E chiamare Start il mio nuovo album dopo quasi trent’anni di carriera mi divertiva ancora di più. Poi start è una parola che ha dentro un senso di fiducia, sono ancora convinto che è sulla fiducia e sulla speranza che si costruisce, non certo sulla disillusione o sul cinismo.

Start, uscito per la festa della donna, contiene un omaggio alle donne, soprattutto a quelle che brillano e si bastano. Cosa rappresentano nella sua musica e nella sua vita?

L’argomento “donne” è troppo complesso per poterne parlare in due e due quattro. Diciamo che la quota di mistero per me resta più che valida e soprattutto intrigante. Certe donne brillano racconta di alcune di quelle che “brillano” nella mia memoria.

Il singolo La cattiva compagnia, invece, è più rock’n roll. Un genere che resiste ai decenni e fa ancora “cattivo ragazzo”?

Ah ah ah… mai avuto fama di “cattivo ragazzo”. Però il rock’n roll mi è sempre piaciuto farlo.

Nella frenesia attuale, dove tutto è social e virtuale, esiste ancora il Bar Mario?

Il Bar Mario è attualmente il mio fan club, molto attivo e frequentato. Il Bar Mario inteso come bar non so se esiste ancora. Qui da noi i bar di quel tipo si sono un po’ modificati.

Lei ha un figlio, Lenny, 20 anni, piena generazione Z, che futuro gli augura?

Che riesca a fare della sua passione la sua professione e che si goda la vita il più possibile.

E per tutti i Millennials cresciuti Ballando sul mondo e Urlando contro il cielo, c’è una ricetta per gestire la responsabilità di essere diventati adulti?

Come scriveva John Lennon Love is the answer (L’amore è la risposta, ndr). Vale e varrà sempre.

A Firenze il prossimo 25 giugno sarà allo stadio Artemio Franchi, davanti a un pubblico di migliaia di persone. Che emozione dà partire da una piccola realtà come Correggio e dai festival di provincia e arrivare a riempire gli stadi di tutta Italia e non solo?

Ho provato a raccontarla in un pezzo del mio ultimo album, che si chiama Io in questo mondo.

È un’emozione molto difficile da raccontare, ma resta il motivo principale per cui faccio il cantante: salire su un palco e avere di fronte un pubblico che canta, urla, stona, si abbraccia, piange, lascia libere le proprie emozioni, è un’esperienza quasi catartica. Non vedo l’ora di venire a Firenze.

Come si rapporta Ligabue ai temi ambientali e alla questione della salute del pianeta? È un consumatore “responsabile”?

Anni fa abbiamo fatto opera di sensibilizzazione con un paio di tour insieme a Lifegate. Le mie due macchine sono entrambe ibride. Faccio attenzione alla raccolta differenziata. Cerco di evitare il più possibile gli sprechi. Insomma, cerco di fare del mio meglio.

Ligabue fra macchina da presa, carta e penna

Tanti i premi vinti da Ligabue negli scorsi anni e non solo per gli album più ascoltati in radio e i record nelle vendite.

Con Radiofreccia, nel 1998, il racconto di uno spaccato dell’Emilia e dell’Italia nella seconda metà degli anni ’70, si aggiudica tre David di Donatello e due Nastri d’Argento ed entra, nel 2006, nell’archivio cinematografico permanente del MoMa di New York.

La vita di provincia è protagonista anche dei racconti di Fuori e dentro il borgo, mentre il debutto con la poesia è del 2006, quando Ligabue pubblica la raccolta Lettere d’amore nel frigo.

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