Don Ciotti: impegno, memoria e legalità

Le parole chiave della lotta contro la criminalità

21 marzo 2020, Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie: quali le parole chiave della lotta contro le mafie? 

Impegno, memoria e legalità. La legalità è un mezzo, non l’obiettivo. La legalità è lo strumento attraverso cui arrivare alla giustizia. Innanzitutto alla giustizia sociale. Da una parte occorre smettere di sbandierare questa parola e dall’altra, occorre recuperare l’etica come professione. Gli anni in cui abbiamo tanto parlato di legalità sono cresciute corruzione e illegalità nel nostro Paese. La legalità è la saldatura tra la responsabilità dell’io e la giustizia del noi. Tutti noi siamo chiamati in gioco direttamente come persone, come “io”: ognuno deve prendere posizione e fare la propria parte. La legalità senza giustizia è una parola sedativo, che fa sentire a posto con la propria coscienza e lascia però immutate le cose. In certi contesti la parola legalità è stata usata addirittura come copertura, un vezzo narcisista, usata come credenziale per fare bella figura. Costruiamo il futuro partendo dalla memoria: una memoria viva, che si traduca tutti i giorni in responsabilità, non solo nell’onorare le vittime delle mafie, ma nel tradurre il loro sacrificio in azione quotidiana. L’impegno è guardare al domani con speranza. 


Su cosa fare leva per guardare il futuro con speranza? 

Abbiamo il dovere di far emergere le cose positive che sono state fatte e che vengono fatte ogni giorno, con stima e riconoscenza verso quanti hanno sacrificato la loro vita per tutto questo. Tra le cose positive c’è stato anche l’incontro con il mondo della distribuzione alimentare, fondamentale quando sono nate le prime cooperative di Libera. I prodotti delle cooperative hanno incontrato i canali della distribuzione Coop e la fiducia di questa grande organizzazione di vendita, e così hanno trovato forza per uscire sul mercato, sono stati venduti e raccontati al grande pubblico. Questo incontro ha dato dignità e un mercato a quei prodotti, li ha fatti entrare nelle case di tanti italiani. Attraverso i prodotti di Libera abbiamo detto a tutti che è possibile confiscare i beni ai mafiosi e renderli beni condivisi, restituiti alla collettività. Nel 1996 abbiamo fatto una raccolta di firme per avere una legge di confisca di beni e utilizzo a fini sociali e produttivi, abbiamo lottato insieme con molti di voi anche nei supermercati Coop sparsi in Italia. Quella legge l’abbiamo costruita insieme ed è un pezzo della storia. Era il sogno di un siciliano, Pio La Torre, ucciso quattro mesi prima che il suo sogno si realizzasse. 

Quale il ruolo di una grande cooperativa come Coop rispetto al vostro impegno? 

Coop e tutto il mondo distributivo hanno dato un segno mettendo quei prodotti sugli scaffali. Non è stato solo un sostegno economico, non è stata solo la vendita dei prodotti: è stato costruire e diffondere una cultura della legalità, un sapere attorno all’attività delle nostre cooperative e della nostra associazione. I sondaggi più volte negli anni ci hanno detto che, proprio grazie a quei prodotti, i cittadini hanno scoperto che esistevamo e lottavamo. Trovare sugli scaffali, olio, pasta, vino di Libera Terra ha rappresentato l’incontro tra i tanti consumatori e noi, impegnati sul campo: ha portato attenzione e l’impegno di tanti che si sono uniti alla lotta, anche scegliendo quei prodotti.

Su quali politiche e strategie fare leva per rinforzare oggi la lotta alla criminalità?

Aveva ragione Giovanni Falcone, in quel lontano 1999: le strane circostanze della vita mi hanno portato a incontrarlo due mesi prima della strage di Capaci a un corso di formazione su “Droga, criminalità organizzata e dipendenze” a Gorizia. Aveva ragione Giovanni Falcone quando disse una cosa che non ho mai perso di vista: disse che la lotta alla mafia è una lotta di civiltà e di legalità. La lotta alla mafia ha bisogno di civiltà: civiltà significa politiche sociali, vuol dire scuola e vuol dire lavoro. Sono 165 anni che continuiamo a parlare di mafia e ancora mancano le politiche di base che sono il primo terreno dove seminare la lotta alla criminalità. Non uccidere significa anche non sfruttare, non togliere dignità alle persone, dare lavoro in condizioni etiche, dignità umana e professionale. Permettere a tutti una vita decorosa raggiunta anche attraverso il lavoro. Giovanni Falcone e io ci siamo salutati alla fine di quella giornata dandoci un appuntamento per un caffè che non abbiamo mai preso. Ventitré maggio 1999: Giovanni Falcone muore nell’attentato di Capaci. Le sue parole sono rimaste scolpite nella mia memoria e oggi sono attuali, più di allora. 


Il mondo digitale e globale come cambia la criminalità organizzata? 

Oggi non c’è regione d’Italia che possa dirsi esente dal fenomeno mafioso. Le mafie si sono fatte più “smart”, più flessibili, elastiche e tecnologiche. Hanno fatto rete fra loro, sempre facendo capo ad una cupola, rinforzando l’unità: hanno stretto una rete sempre più internazionale, globale. Le mafie si sono fatti imprenditrici, e più di tutto, hanno costruito quella che tutti chiamano l’area grigia: quella area di mezzo dove si perdono i confini tra il legale e l’illegale. L’area grigia è molto vasta. Le organizzazioni mafiose oggi sono sempre più intelligenti dal punto di vista tecnologico, finanziario e politico: hanno nuovi intrecci, nuove strategie di penetrazione internazionale e nuove vocazioni criminali. Noi ci siamo. Da venticinque anni. Ci siamo, oggi e ci saremo anche domani. Loro sono forti, ma noi anche. 

Sostenere perché

Dal 2000, sugli scaffali Coop, Libera Terra è presente con i prodotti di nove cooperative che lavorano nei circa 1400 ettari di terreni sequestrati alle mafie in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. In Calabria continua l’impegno di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si scioglie per la cooperativa Valle del Marro che, nella Piana di Gioia Tauro, dal 2004, coltiva i terreni
confiscati alla ‘ndrangheta.

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