Come spiegare a un figlio che ha un Disturbo Specifico dell’Apprendimento

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maria Luigia Censullo, psicologa psicoterapeuta specialista in Neuropsicologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Firenze

Scoprire un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (Dsa) può sollevare molte domande e preoccupazioni. Spiegare al bambino (o ragazzo) di cosa si tratta è un passaggio fondamentale per aiutarlo a comprendere e a vivere la novità con maggiore serenità.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maria Luigia Censullo, psicologa psicoterapeuta specialista in Neuropsicologia dell’Aou Meyer Irccs.

Quali parole per dirlo?

Una premessa: prima di parlare con il bambino, è importante che i familiari (e in generale tutte le persone che si occupano di lui) siano informati approfondendo l’argomento, ad esempio con i professionisti di riferimento. Altrettanto essenziale è scegliere un momento in cui si è disponibili a dedicare tempo e attenzione, oltre che creare un ambiente in cui il bambino possa sentirsi a suo agio e libero di esprimere le proprie emozioni.

Quali parole usare? È fondamentale spiegare che un Dsa non inficia le capacità intellettive e che ogni bambino ha i suoi punti di forza e debolezza. È importante farlo con un linguaggio semplice e comprensibile, adeguato all’età, evitando troppi tecnicismi.

Si può ricorrere a giochi o metafore, come: «La tua mente è simile a un computer che utilizza il suo programma per leggere o scrivere o fare i calcoli».

Quali accortezze è bene adottare affrontando l’argomento?

Occorre affrontare l’argomento prima che il bambino si trovi in difficoltà, parlandone apertamente e normalizzando la sua esperienza, evitando frasi che potrebbero minimizzare i suoi disagi e il suo vissuto. Utile è presentare la notizia come una spiegazione, analizzando quello che accade, piuttosto che presentarlo come un problema.

Aiutate il bambino a comprendere che, con le giuste strategie, è possibile lavorarci su e con tali modalità superare gli ostacoli. Utilizzate esempi pratici: «Proprio come alcuni bambini indossano gli occhiali per vedere meglio, tu userai degli strumenti che ti aiuteranno a leggere o scrivere».

Infine, ricordiamo che un Dsa è una caratteristica e non una definizione della sua persona: concentriamoci sui punti di forza del bambino e supportiamolo per valorizzare le sue capacità.

In che modo possiamo fornire questo supporto?

Occorre fare capire al bambino che ogni persona è diversa e ha il proprio modo di apprendere. Ascoltiamo con attenzione le sue reazioni, incoraggiandolo a condividere pensieri o preoccupazioni. Rispondiamo e validiamo le sue emozioni senza giudicare.

Presentiamo gli strumenti compensativi e dispensativi spiegando che sono stati costruiti proprio per queste caratteristiche e per valorizzare le sue capacità. Parliamogli della didattica personalizzata, spiegando che gli insegnanti collaboreranno per trovare le strategie più adatte a lui.

Altro passaggio fondamentale riguarda il coinvolgerlo nel processo, ove possibile, per aiutarlo a sentirsi protagonista attivo. Accogliere e comunicare un Dsa al proprio bambino richiede consapevolezza, attenzione, ascolto.

Mostrarsi disponibili, normalizzare la neurodiversità e concentrarsi sui suoi punti di forza sono passi fondamentali per sostenerlo in questo percorso. Insieme, con il giusto supporto professionale, scolastico e familiare, il bambino potrà scoprire che il Dsa non è un limite ma una caratteristica con cui può convivere e realizzarsi.

In pillole:

  •  È importante spiegare che il Dsa non è un limite, ma una caratteristica.
  • Giochi, metafore ed esempi pratici sono utili per spiegare di cosa si tratta.
  • Aiutiamo il bambino a concentrarsi sui suoi punti di forza.

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