“Il peccato”: Michelangelo sul grande schermo

Il regista Andrej Končhalovskij, che oggi ha ricevuto le Chiavi della città di Firenze, racconta il lavoro “dietro le quinte” del set

Il lavoro dei veri cavatori di marmo in scena: che ruolo hanno avuto nella realizzazione del film

Per me è stato molto importante vedere la gente, i cavatori di Carrara con le loro mani all’opera, il lavoro con la pietra che ha permesso a Michelangelo di realizzare la sua maestosa opera. Erano loro, gli amici di Michelangelo, compagni quotidiani della sua ricerca inquieta della bellezza. Sono importanti loro e la loro terra dove hanno sviluppato un mestiere duro, difficile e così importante. Nel film ho voluto questi cavatori, veri: non attori che recitano ma persone che conoscono le asprezze di quella terra, che parlano quella lingua, così caratteristica per me.

Pensando alla tradizione cinematografica italiana, lo definirebbe un “film neorealista”?

Per fare questo film mi sono ispirato anche alla tradizione del neorealismo italiano: De Sica, Pasolini, Rossellini, tutti grandi artisti che hanno raccontato le storie della gente. I loro protagonisti erano la gente della strada. Così per me, la parte più interessante da raccontare è proprio quella: la vita vera che scorre sotto gli occhi e sui volti delle persone. In questo caso il racconto di un Michelangelo più crudo e meno recitato richiedeva accanto non solo attori ma anche persone vere, che conoscono quella terra da cui Michelangelo ha tratto ispirazione e materia per la sua arte.

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Il video

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Michelangelo oggi: quale messaggio ci lascia?

L’ascolto. L’importanza assoluta dell’ascolto: degli altri, della natura, di ciò, che intorno a noi ci parla e ci guida. Come ha detto Albert Einstein: “La legge della Natura è molto semplice ma la Natura parla a voce molto bassa, occorrono buone orecchie per sentirla”. Vedere e ascoltare: questo è il destino dell’umanità. Tormentato, inquieto, Michelangelo è un uomo che cerca. E’ un uomo che lavora, che si immerge nella natura e la ascolta. Cerca la bellezza, la perfezione, la gloria, forse. Cerca le risposte, come ogni uomo.

La Toscana e Firenze: cosa ha rappresentato nella lavorazione del film?

Un mio amico fiorentino mi ha detto “Ricordati: il 70% dell’arte europea è stata creata in Italia. Il 70% dell’arte italiana è stata creata a Firenze… questo è vero. Firenze non è una città, non è un paese, è un mondo, quello della cultura. E qui, a Firenze e in Toscana, non volevo fare un film su Michelangelo. Volevo fare un film sul Rinascimento: su un mondo molto ricco, molto bello, molto cruento e anche molto romantico. Volevo far sentire il profumo del Rinascimento. Per me era essenziale far sentire quel profumo attraverso il cinema. Non ci sono effetti speciali per farlo in 3D, né ologrammi. Avevo solo immagini. Fare questo film per me era un sogno che potevo realizzare solo qui.

Da cosa è nato questo amore per Michelangelo?

Non potrebbe essere diversamente… ma non è amore: è la fascinazione che esercita una personalità così complessa e ricca, tormentata: gentile ma allo stesso tempo insopportabile. Come tutti gli artisti, no? Il ritratto che ne ho volto fare non è “Michelangelo”: è una visione su lui. Direi: è il profumo e il silenzio di quel tempo. Che non è il silenzio di oggi. E’ lo spirito del Rinascimento. E lo spirito di un suo grande artista, così come è arrivato a me.

Che significato per lei ha un riconoscimento così importante come le Chiavi della Città di Firenze?

Devo ancora capire quanto sono importanti: tantissimo, indubbiamente. E’ un punto di arrivo di un lungo percorso non solo cinematografico ma di studio su questa figura che porta Firenze, la Toscana e l’Italia nel mondo. Lavorare qui a questo film è stata per me come una grande festa, fra personaggi storici, artisti, immerso nella bellezza, tutta concentrata in questi luoghi dove l’arte è nei muri della città, ad ogni angolo. Per questo riconoscimento ringrazio il Comune di Firenze, tutta la città di Firenze. Insieme, ringrazio gli amici, i colleghi italiani, le persone che per strada ci hanno seguito mentre realizzavamo il film e i bambini che ci hanno guardato, con la curiosità nel loro sguardo. E ringrazio… Lorenzo de Medici, come potrei non farlo?

E se Michelangelo fosse oggi qui che opera costruirebbe? Un ponte, un’autostrada, una ciclabile?

Non so esattamente quale… forse molte necessarie o forse solo una, maestosa. Credo che la cosa importante sia lo spirito: attraverso le sue sculture vediamo e sentiamo uno spirito. Non ci sono parole esatte per descriverlo, a ciascuno arriva in modo diverso. Ma a tutti arriva il suo modo di vedere il mondo: una visione complessiva, che in un’opera porta a sintesi valori universali, validi ieri, oggi. Certamente anche domani.

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