Plasmaterapia: Pisa capofila nazionale della sperimentazione

Il professor Francesco Menichetti, direttore di Malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa, spiega come funziona la cura del Coronavirus attraverso il plasma

“Vedo un’aria troppo primaverile” Francesco Menichetti, direttore di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana, avverte:”Fase 2 non significa superamento del periodo di rischio di contagio, ma convivenza con il virus, che è sempre presente. Dobbiamo dimostrare di essere una comunità matura e, poiché non viviamo in un regime come la Cina, ma in una democrazia, sta a noi meritarci questa libertà, giorno dopo giorno, con comportamenti responsabili”.

Mentre gli italiani riassaggiano la vita di un tempo, a volte senza quella prudenza necessaria, i medici sono sempre in prima linea a cercare soluzioni, perché il virus continuerà a circolare ancora per un po’ dalle nostre parti. A Pisa hanno scelto di sperimentare la via della plasmaterapia, perché le esperienze precedenti con altre malattie come l’ebola o alcune forme influenzali gravi e quelle dei medici cinesi sul Covid 19 hanno avuto risultati molto incoraggianti.

“Per questo abbiamo lanciato la proposta dello studio Tsunami di cui Pisa è punto di riferimento a livello nazionale. Dopo aver già visto il coinvolgimento di vari centri della Toscana, delle Marche, dell’Umbria, del Lazio e della Campania, per verificare se il plasma prelevato da donatori convalescenti, guariti da Coronavirus, possa essere utile per i pazienti nella fase precoce della malattia” spiega Menichetti.

Plasmaterapia in azione

Il malato che ha sviluppato il Covid-19, nel suo processo di guarigione, produce naturalmente una risposta anticorpale che viene rilevata dai test sierologici. Questi anticorpi sono capaci di neutralizzare il virus e contribuiscono a determinare la guarigione: sono loro a far sì che il tampone nasofaringeo da positivo diventi negativo, determinando la cosiddetta guarigione virologica. Così le condizioni del malato migliorano, la polmonite, se presente, regredisce e non c’è bisogno di ricorrere alla ventilazione meccanica.

“Il protocollo che seguiamo a Pisa prevede l’utilizzo del plasma per pazienti in condizioni non gravi, mentre a Mantova e Pavia (i primi centri italiani che hanno scelto questo tipo di cura) è stato utilizzato in fase più avanzata di malattia, cioè per pazienti in ventilazione e a rischio della vita. In pochi casi lo abbiamo fatto anche noi, con la formula della cura compassionevole (terapie per le quali non è ancora stata completata la fase di sperimentazione clinica, ma che possono essere praticate quando non esiste alternativa, ndr)”.

Donatori cercasi

Per trovare la quantità di sangue necessaria, da Pisa è partito un appello: donatori fatevi avanti! Può donare il proprio sangue chi ha avuto il Covid 19 ed è guarito a prova di tampone. Fra chi ha aderito all’appello anche il cantante Andrea Bocelli, che a marzo era risultato positivo al tampone, sviluppando la malattia in forma lieve con febbre poco sopra i 37,5° C e un po’ di tosse. Un bel gesto a favore della donazione di plasma.

Quando si parla di sangue e trasfusioni, però, c’è chi storce il naso, ricordando lo scandalo del sangue infetto di una trentina di anni fa. “A Pisa, ma anche nel resto d’Italia, ci sono oggi officine trasfusionali efficienti nel rendere il sangue sicuro: le procedure di inattivazione dei patogeni virali e di altra origine sono assolutamente garantite” conclude il professore “La plasmaterapia è sostanzialmente sicura, eventuali rischi sono da considerarsi modesti e minori dei benefici che possiamo ottenere”.

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