Succhi di frutta: buoni ma con moderazione

Leggere sempre le etichette, fare attenzione agli zuccheri e ai valori nutrizionali. Ovviamente senza mai esagerare.

In Europa la normativa definisce la composizione e la percentuale di frutta contenuta in succhi e nettari. Per tutte le altre preparazioni, il vincolo legale è che ci sia almeno il 12% di frutto.

Per il resto la qualità e quantità delle sostanze presenti è legata all’azienda produttrice. In tal caso, è ancora più importante la lettura dell’etichetta, che potrebbe far corrispondere l’immagine accattivante di succosi frutti rossi a un composto di acqua, succo di mela e solo il 20% di mirtilli e ribes.

Quanti zuccheri nei succhi di frutta

Essendo prodotti confezionati, è obbligatorio che su tutti i prodotti ci sia la tabella dei valori nutrizionali: sapremo così la quantità di zuccheri semplici presenti in 100 ml di prodotto.

Questo valore è molto importante non solo per chi è diabetico, perché, considerando che nelle varie tipologie si trovano dall’8 al 15% di zuccheri, una porzione da 100 ml fornisce già il 32% degli zuccheri che si dovrebbero assumere in una giornata e apporta circa il 4% delle calorie giornaliere consigliate per una donna adulta (dati Sinu).

I più ricchi di zuccheri risultano pere, uva, papaya, albicocche, melograno e mango.

Gusti nuovi dei succhi di frutta

In commercio si trovano anche combinazioni insolite, come canapa e cannella, bietole e mele, anguria e cetriolo e molte altre, e viene spontaneo chiedersi se siano prodotti con valore nutritivo realmente diverso.

La lettura dei valori nutrizionali ci può dare la differenza in termini di zuccheri, calorie e fibre, ma non di vitamine e sali minerali che, non essendo indicazioni obbligatorie, sono definite su base volontaria.

Dati certi di una potenziale efficacia protettiva sono relativi solo al succo di mirtillo rosso che, per l’elevata quantità di antocinidine, sembra in grado di contrastare le infezioni ricorrenti delle vie urinarie.

Valori nutrizionali:

Sui succhi di frutta si è espressa la Sinu, con un documento del 2017 che li inquadra nel contesto di una sana alimentazione. A patto però che non siano sostituti dell’acqua e della frutta fresca: quest’ultima infatti ha molte fibre, quasi assenti nella frutta da bere, determinanti nel rallentare l’assorbimento degli zuccheri.

I succhi forniscono comunque significativi apporti di minerali, vitamine e altre sostanze ad azione antiossidante, in quantità in alcuni casi anche maggiori rispetto ai frutti da cui derivano. In ogni caso sono un’alternativa più sana alle bibite più diffuse, e sono igienicamente sicuri da usare fuori casa.

Rompi-digiuno con moderazione

L’ultimo dubbio: quanti nutrienti si perdono in un prodotto industriale?

I processi di lavorazione hanno fatto passi in avanti importanti. Quindi, con la consapevolezza che il massimo nutrimento si ha mangiando un frutto fresco, sano e maturo, o bevendone il succo estratto sul momento, si può affermare che la perdita di vitamine, minerali e antiossidanti varia dal 10 al 30%.

Per la conservazione, i prodotti da frigo sono meno alterati dal calore, perché pastorizzati fra gli 80 e i 90°C per pochi istanti per eliminare eventuali germi patogeni, mentre quelli da scaffale sono sterilizzati a circa 140°C.

Il succo è “anti-stress”

Senza zuccheri aggiunti e senza usare concentrati. Sono i “super succhi” a marchio Pfanner, pratiche confezioni da mezzo litro con il tappo richiudibile. Si può scegliere tra la versione Resta sveglio, energizzante per la presenza del guaranà e delle bacche di goji, quella Fatti forza, una marcia in più grazie a mandorla e acerola, e infine la variante Stai sereno, piccoli sorsi di relax con le proprietà di canapa e cannella.

Sono perfetti anche per accompagnare qualche buon panino fatto in casa con prodotti toscani.

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