Cinque domande sul Poke

Bello da vedere e buono da mangiare. Il piatto unico di tendenza

Cos’è?

In hawaiano vuol dire letteralmente “a pezzi”: il poke, alcune volte scritto e pronunciato con l’accento finale, è un colorato piatto unico che proviene dalle famose isole del Pacifico, diventato negli ultimi anni una tendenza culinaria mondiale. Il termine viene spesso associato alla parola inglese bowl (ciotola), poiché in fin dei conti si tratta di una scodella in cui il pesce crudo a tocchetti viene unito a frutta, verdura, alghe e salse, adagiate su una distesa di riso o di cereali. Insomma potremmo definirlo come una “insalatona” in stile esotico. Fino a poco tempo fa sconosciuto dalle nostre parti, oggi è sulla bocca di tutti. A proposito, si può pronunciare anche poh-kei, come in origine.

Quando è nato?

La sua nascita viene fatta risalire al 400 d.C., quando i polinesiani sbarcarono per la prima volta alle Hawaii. Per secoli i pescatori – in modo da non buttar via niente – si sono sfamati con gli scarti del pescato, crudo e senza lische, tagliato a cubetti e accompagnato da alghe rosse limu tipiche di queste isole e dalle particolari noci dell’albero kukui, tostate e sminuzzate. Oggi questa vecchia ricetta tradizionale anche in patria è stata quasi del tutto soppiantata dalle versioni più moderne, perché nel corso del tempo la pietanza ha subito le innumerevoli influenze gastronomiche dei popoli che sono passati dall’arcipelago: dall’Asia ad esempio è arrivato il riso e i giapponesi hanno introdotto salsa di soia e sesamo.

Com’è fatto?

Le poke bowl sono una pietanza cosmopolita a tutti gli effetti, mix multietnico di usanze e ingredienti, tant’è che ne esistono infinite combinazioni. In genere la base è costituita da riso, su cui sono disposti in modo ordinato il pesce crudo (ad esempio salmone, tonno o gamberi) e frutta esotica come mango o avocado, conditi con salsa di soia, olio e semi di sesamo oppure con salse agrodolci. Senza dimenticare le varianti vegetariane, in cui sono protagonisti i fagioli di soia, edamame, o il tofu. Per prepararle da soli a casa, la regola d’oro è scegliere pesce freschissimo e “abbattuto”, in modo da scongiurare rischi per la salute. Poi non resta che sbizzarrirsi con gli abbinamenti di colori e sapori.

Quando è arrivato da noi?

Un piatto unico, fresco e bello da vedere: forse è questo il suo segreto. Complice l’affermarsi della cucina etnica, in Italia il poke ha fatto capolino negli ultimi anni per salire rapidamente sul podio dei cibi di tendenza, amato soprattutto dai giovani. La consacrazione lo scorso febbraio, quando è entrato nel paniere Istat, la selezione dei prodotti più comuni usata dagli statistici per calcolare l’andamento nazionale dei prezzi. Di recente nel Belpaese sono fioriti i locali specializzati (chiamati poke house o pokerie) e le sfiziose ciotole sono approdate pure nella grande distribuzione. Un mercato che in Italia si stima abbia avuto un valore di 98 milioni di euro solo l’anno scorso.

Cosa si trova nei Coop.fi?

A seconda del punto vendita, è possibile scegliere sfiziose bowl già pronte. Materie prime freschissime sono alla base delle “ciotole” a marchio Yamasushi, presenti nei reparti pescheria con quattro ricette: salmone crudo, mango, cetrioli e alga wakame; salmone cotto, surimi, pomodorini e cetrioli; pollo grigliato e verdure; poke vegetariano con tofu. Sui banchi della gastronomia, da un fornitore toscano arrivano altre tre proposte: salmone, avocado, fagioli di soia e zenzero; gamberetti, cetrioli, avocado e zenzero; infine la variante vegana. Per concludere, nel reparto ortofrutta sono disponibili tre prodotti della linea Dimmidisì: salmone, tonno o pollo accompagnati da salsa teriyaki, verdura e frutta esotica.

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