A cena con Michelangelo Buonarroti

In una lettera appartenuta all'artista, una lista della spesa in piena regola

Tortelli, vino e un “piattello” di spinaci, ecco il menù di Michelangelo Buonarroti del 18 marzo – o giù di lì – 1518, e probabilmente non mangiò da solo.

In quel periodo si trova a Pietrasanta e, nell’attesa di ripartire per Firenze con la sua preziosa materia prima, il marmo che avrebbe poi lavorato in uno studio dalle parti di via San Zanobi, scrive e disegna la lista della spesa.

E poiché a quei tempi la carta era materiale assai prezioso e difficile da reperire, Michelangelo sfrutta il retro di una lettera inviatagli da Bernardo Niccolini e ricevuta in quei giorni. Questa lista è uno dei documenti michelangioleschi tra i più ‘fortunati’ e richiesti per mostre ed esposizioni, conservati a Firenze, negli archivi di Casa Buonarroti.

Un menù per gli ospiti

Michelangelo ha 43 anni e il suo lavoro è già molto apprezzato. Ha disponibilità economiche per ordinare un menù buono e di sostanza.

«Questa lista unisce piatti tipici delle Alpi Apuane e prodotti di mare – spiega Alessandro Cecchi, direttore della Fondazione Casa Buonarroti – Essendo un elenco di vivande piuttosto lungo e completo, si pensa che non fosse per lui solo. A quei tempi non c’erano frigoriferi e la conservazione degli alimenti era difficile».
Si può quindi escludere che fosse una scorta per i giorni successivi, la classica ‘spesa del sabato’ che oggi riempie i carrelli nei supermercati.

Più in dettaglio la lista comprende: pane, tortelli, minestra di finocchio, vino, aringa, alici. I tortelli e la minestra di finocchio sono ricette tradizionali apuane e il bochal di tondo potrebbe indicare un vino che ancora si produce nelle vigne del Monte Tondo, dalle parti di Seravezza.

Le alici potrebbero essere state pescate nel mare della Versilia, mentre l’aringa era il tradizionale ‘pesce di città’ e si consumava essiccata, salata o affumicata, provenendo dall’oceano Atlantico. L’assenza di alimenti come carne e derivati potrebbe essere giustificata dal periodo di Quaresima, in cui è stata scritta la lista.

Una lista a disegni

La particolarità di questo elenco sta anche nei disegni che Michelangelo ha fatto accanto a ogni vivanda, schizzi dello stesso inchiostro marrone con cui scriveva e disegnava. «Non era inusuale per Michelangelo accompagnare testi con piccoli disegni e annotazioni di spese e conti – aggiunge Cecchi – È affascinante scoprire il lato umano dell’artista: ce lo fa sentire più vicino».

Di Michelangelo si sa che era assai parco, anche dal punto di vista alimentare, e probabilmente una dieta priva di eccessi lo avrà aiutato, insieme alla genetica, a raggiungere gli 89 anni di vita.

Si sa anche che era molto legato alla famiglia d’origine, tanto da prendersi cura, alla morte del fratello, del nipote Leonardo. A lui lasciò una ricca eredità, composta anche dei tanti documenti e opere che sono stati conservati dai suoi eredi e poi confluiti nei fondi di Casa Buonarroti, che l’ultimo erede volle trasformare in ente morale. Oggi è una fondazione con un museo visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 17, eccetto il martedì.

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