Voci al femminile

La testimonianza e l'impegno quotidiano di alcuni dei Centri Antiviolenza sostenuti dalla campagna "La buona spesa è buona due volte".

Comunità, app 1522, numero antistalking (sempre 1522). Tutto contro il silenzio che circonda la violenza, spesso taciuta anche da parte di chi la subisce perché si vergogna, oltre che da parte di chi la fa. La campagna di Unicoop Firenze “La buona spesa è buona due volte” porta la violenza di genere al supermercato, nel luogo della quotidianità, perché non ci siano più tabù. E attraverso la vendita di prodotti toscani scontati per i soci stimola la riflessione e ha già raccolto 60.000 euro in una settimana. 

Testimonianze

Teresa Bruno, centro antiviolenza Artemisia di Firenze

“È necessario riflettere su una serie di comportamenti, che gran parte delle persone accetta come legittimi. Ci sono modi di pensare, troppo spesso condivisi anche fra maltrattante e vittima, che impediscono alle donne di identificare la violenza in modo chiaro. Del resto, il tema della violenza emerge principalmente quando accadono fatti gravi, quando ci sono omicidi o aggressioni. Dovremmo invece avere la forza di condannare tutte le violenze, anche quelle piccole. Pensiamo all’uomo che impone alla fidanzata di non uscire più con le amiche o mette bocca sul suo modo di vestire. Non può e non deve essere normale ed è qui che entra in gioco la comunità, che fra i suoi compiti ha quello di non rendere questo argomento un tabù. La comunità può migliorare e crescere solo se riesce a contrastare la violenza“. Parole di Teresa Bruno del centro antiviolenza di Artemisia di Firenze.  

Francesca Ranaldi, centro antiviolenza La Nara di Prato

Le fa eco Francesca Ranaldi del centro antiviolenza La Nara di Prato: “Sono convinta che la colpa di una violenza è di chi la esegue, ma la responsabilità è di tutti noi. È la società nel suo complesso a doversi impegnare per cambiare una cultura che giustifica la violenza. Pensiamo a come alcuni comportamenti sono radicati nella nostra cultura, a quanto sono recenti le leggi che tutelano le vittime: è compito di ognuno di noi lottare per portare avanti una cultura diversa, fatta di rispetto e di parità dei diritti”. Un lavoro complesso, ma irrinunciabile. Anche perché le donne ci sono e nonostante la pandemia continuano a chiedere aiuto per uscire dalle situazioni di maltrattamento: “Confrontando i dati di quest’anno con lo scorso, vediamo che il numero delle donne che si sono rivolte al nostro centro è sostanzialmente invariato. Questo significa che la volontà di chiedere aiuto e uscire dalla violenza va oltre le problematiche della crisi sanitaria ed economica: le donne reagiscono e cercano, sia per loro, sia per i bambini, una soluzione ed una via di uscita. Quello che mi spaventa d’altra parte è la fragilità di molte situazioni che sono peggiorate con il Covid. La scarsità di risorse colpisce più forte le donne che stanno intraprendendo un percorso di autonomia, di reinserimento nella comunità da cui la violenza le ha isolate. Sono le prime ad essere espulse dal mondo del lavoro, sono le prime ad avere difficoltà a trovare un alloggio. Ho paura che a breve anche noi potremo avere problemi a dare risposte pratiche ed operative. Per questo è importante “aiutare chi aiuta” come fa Unicoop Firenze con la campagna per questo 25 novembre e come possono fare tutte le persone che aderiranno all’iniziativa”.  

Carla Pochini, Casa della Donna di Pisa

A Carla Pochini, Casa della Donna di Pisa, interessa soprattutto lanciare un appello, perché le donne che vivono una violenza chiamino l’associazione (il numero è 050.561628 ):”Noi ci siamo: chi sente di vivere una situazione non tranquilla, si rivolga a noi. Le donne verranno accolte  in totale anonimato e sicurezza da professioniste specializzate e formate sui temi delle violenze, che possono essere fisiche, psicologiche e anche economiche”. Proprio queste ultime sono aumentate con la pandemia: “Il dato inconfutabile – continua Pochini – è che i soggetti più fragili, fra cui le donne, sono quelli più colpiti dall’attuale crisi. Chi aveva un lavoro precario ha perso anche quello e si è ritrovata senza la dignità di un piccolo reddito per andare avanti”. Dall’inizio dell’anno sono 1.296 le donne che hanno contattato il centro. Dietro questo numero ci sono tante storie e tante situazioni che il Covid ha aggravato: “Pensiamo alle convivenze forzate con un partner violento, al non poter uscire di casa, non essere libere di parlare o chiedere aiuto, alle donne che aspettavano una separazione. E’ tutto bloccato, incerto e c’è anche chi ci chiama per sapere se con la zona rossa può uscire di casa per andare in questura a sporgere denuncia o rischia la multa – continua Pochini – Vedo tanta ansia e preoccupazione, ma sono ottimista, perché le donne hanno ancora la forza e il coraggio di lottare contro questa doppia violenza, quella da parte dei partner ma anche quella della pandemia, che ci costringe a rinunciare a tante libertà”. Nonostante il lockdown, le attività della Casa della donna vanno avanti: “Qualche appuntamento in associazione continuiamo a farlo, abbiamo i plexiglas e sanifichiamo regolarmente la sede. Se da una telefonata intravediamo un’urgenza, invitiamo la donna ad un colloquio in presenza”. Tutto necessario, anche il sostegno di Unicoop Firenze, perché la date segnate sul calendario, come il 25 novembre o l’8 marzo, non restino solo consuetudini ma possano “stimolare una effettiva presa di coscienza delle differenze fra i generi: da quelle salariali a quelle che derivano dalla pandemia, che ha messo le donne a casa a lavorare e stare dietro ai figli e agli anziani, mentre gli uomini continuano nella maggior parte dei casi a fare la vita di prima”. 

Caterina Suchan, Centro Antiviolenza Donneinsieme Valdelsa

«La nostra associazione copre sei Comuni della Valdelsa, da cui riceviamo circa un centinaio di casi all’anno. Donne di ogni età e fascia sociale, perché la violenza è trasversale, colpisce tutte e colpisce soprattutto in famiglia, dove affetti e paura si intrecciano indissolubilmente. Alle donne che si rivolgono a noi diciamo che uscire dalla violenza si può. Esiste un’altra vita e un altro amore. Quando si lavora con le donne, ci si rende conto che il primo maschilismo è proprio nella mente delle donne: il primo passo, quindi, è riconoscere la violenza, ammettere che proviene da una mano amica. Le donne arrivano qui confuse, spaventate, e il nostro lavoro è prima di tutto farle sentire sicure e non giudicate. L’associazione conta un gruppo di lavoro di venti donne che si occupano di diversi aspetti: siamo tutte donne, perché l’idea di partenza è quella di fare rete per superare un sistema culturale in cui la donna è una proprietà, di cui disporre con la violenza, psicologica, fisica e, oggi, anche “digitale”. Oggi la violenza ha molte forme e sta cambiando il modo di colpire, anche attraverso il web, un problema sempre più segnalato dalle donne che si rivolgono a noi. La violenza però è solo una: il logo della nostra associazione rappresenta una donna che esce dall’oscurità. E noi possiamo essere una prima lanterna per iniziare il cammino».

Castelfiorentino, Binario donna

I numeri sono importanti anche a Castelfiorentino, dove la violenza si combatte alla stazione, un altro luogo di passaggio dove è più facile fermarsi e chiedere un aiuto. Alla stazione di Castelfiorentino opera Lilith Centro aiuto Donna Lilith, nato nel 2002 ad Empoli. Lo sportello Binario Donna è stato finanziato da una raccolta fondi popolare e oggi riceve le segnalazioni di circa 150 donne l’anno. Lilith inoltre gestisce anche tre casa rifugio, porto sicuro e necessario quando l’incolumità delle donne e dei bambini è a rischio, ed altre attività. Uno di queste, Casa Matilda, di seconda accoglienza, cresciuta grazie al progetto l’Abbraccio di Matilda realizzato con la Fondazione Il Cuore si scioglie.

“La buona spesa è buona due volte”

Sono 14 le associazioni coinvolte nella campagna di Unicoop La Buona Spesa è Buona Due Volte. Questo l’elenco: La Nara (Prato), Artemisia (Firenze), Donneinsieme Valdelsa (Siena), Libere tutte (Pistoia), Frida Kahlo (Pisa), Associazione Donna chiama donna (Siena), Aiuto donna Lilith (Firenze), L’una per l’altra (Lucca), Pronto donna (Arezzo), Donna Amiata Val d’Orcia (Siena), Amica donna (Siena), Casa della donna (Pisa), Luna (Lucca) e Aiutodonna (Pistoia)

( La testimonianza di Caterina Suchan è a cura di Sara Barbanera)

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