Il sogno di Zaira

Villa Lorenzi, da trent’anni in prima linea contro il disagio giovanile

Roberto aveva 11 anni e una situazione molto difficile. Oltre alla violenza in famiglia, subiva una pesante pressione quotidiana: la madre, gravemente malata, ricordava in continuazione al figlio che presto, prestissimo, sarebbe morta. Addirittura lo salutava dicendogli che forse, al suo ritorno, non ci sarebbe stata. Così i servizi sociali fiorentini accompagnarono Roberto a Villa Lorenzi.

Giuditta è una ragazza che ha avuto una vita molto difficile: è stata abusata fin da bambina e, dopo che la madre è stata arrestata, ha visto un malore portarsi via la zia con cui viveva. Ha iniziato a frequentare Villa Lorenzi quando aveva una decina d’anni e ci è rimasta in maniera stabile fino a venti.

Il sogno di Zaira

Villa Lorenzi è una onlus con sede a Firenze che dal 1988 è impegnata nell’offrire percorsi educativi di prevenzione e riabilitazione del disagio giovanile e delle dipendenze. «Accogliamo ragazze e ragazzi dai cinque anni in su – spiega Zaira Conti, la presidente e fondatrice -, educandoli e formandoli attraverso un lavoro che è anzitutto di prevenzione».

Zaira, classe 1938, è una donna dagli occhi attenti. Negli anni ’70 si avvicinò al mondo del recupero delle tossicodipendenze, con la convinzione che se ne possa sempre uscire. Grazie al cardinale Benelli, prima andò a Roma, nel 1978, e poi negli Stati Uniti, per apprendere le migliori metodiche nel settore del recupero. Queste esperienze le permisero di aprire a Firenze nel 1988 un centro. Il cardinale Piovanelli offrì Villa Lorenzi come casa per questo progetto e il dottor Vittorio Lampronti aiutò ad organizzare i primi programmi serali.

Una villa per tutti

Dopo qualche tempo, proprio in nome della strategia di prevenzione, è stato aperto il centro diurno. Prima riservato a ragazze e ragazzi delle medie e delle scuole superiori, poi ampliato anche ai bambini dai 5 anni in su. Da quando ha iniziato la sua attività, Villa Lorenzi ha accolto oltre 1250 giovani fiorentini.

I genitori dei ragazzi sono coinvolti in maniera attiva. «Alcune volte la fatica più grossa è far capire ai genitori che bisogna dire un no fermo – spiega Zaira -; questi figli sono abituati ad avere tutto e a sentirsi dire che tutto va bene. Per esempio: abbiamo quindicenni che tornano alle 4 e i genitori si lamentano se sono stati fermati dalla polizia».

Ogni giorno, un luogo sicuro

I percorsi a Villa Lorenzi possono durare qualche mese o diversi anni; addirittura alcuni continuano oltre la maggiore età.
Ogni giorno, dopo la scuola, i ragazzi vanno al centro diurno: appena entrano devono consegnare il cellulare all’educatore. Una grande cucina, gestita da volontari, sforna circa 50 pasti al giorno.

Dopo il pranzo c’è un momento di ricreazione e relax, poi qualche ora di studio, sempre seguiti dagli educatori. I laboratori artigianali sono due: uno di cartotecnica e un altro di falegnameria, e sono gestiti da due artigiani d’alto profilo, il maestro Giannini della rilegatura artistica Giannini, e Nicolò Balzani, maestro di ebanisteria e falegnameria.

I ragazzi imparano a rilegare libri, diari, quaderni o a decorare piccoli oggetti. Ma non è questo lo scopo principale dei laboratori. Ogni ragazzo ha il suo piano di lavoro con i suoi strumenti: deve curarli e metterli sempre a posto. Qui imparano soprattutto un metodo e il senso di responsabilità.

Roberto e Giuditta: come è andata a finire?

A Roberto all’inizio non piaceva studiare e faceva molta fatica, ma grazie al suo soggiorno a Villa Lorenzi è riuscito a finire le superiori e, addirittura, a trovare la serenità e la forza per iscriversi all’università.

Giuditta non ha mai voluto finire la scuola e adesso se ne pente, ma è comunque riuscita a farsi strada nella vita grazie a quello che ha appreso nel corso dei laboratori artigianali. I metodi dei laboratori le hanno consegnato gli strumenti per riuscire a stare dentro le regole e la responsabilità. Dopo diverse piccole esperienze lavorative è stata assunta in un centro estetico. Quest’attività era in perdita e i proprietari hanno lasciato campo libero alle idee di Giuditta. Ed è stato un successo. Nel giro di qualche mese il fatturato è stato triplicato e Giuditta è riuscita a trovare un proprio percorso e mestiere.

Pensati con il Cuore

Anche la campagna di crowdfunding su Eppela, sostenuta dalla Fondazione Il Cuore si scioglie è stata un successo, così come la cena organizzata dalla sezione soci Coop Firenze nord-ovest: il 20 giugno nella galleria del centro commerciale delle Piagge a Firenze si sono ritrovate oltre 500 persone per stringersi attorno a Villa Lorenzi.

Il crowdfunding ha portato 9236 euro, mentre il cofinanziamento della Fondazione è stato di 7500 euro, per complessivi 16.736 euro.

Tutti i finanziamenti raccolti andranno a coprire le spese formative e i materiali per i laboratori: pelle, carta da rilegatura di ogni tipo, cartone, colla e strumenti come taglierini e altri.

(Ha collaborato all’articolo Francesco Ricceri)

 

I progetti

Gli ultimi del 2018

Arrivano cinque nuovi progetti Pensati con il Cuore, gli ultimi del 2018: saranno online il 10 settembre. Per 40 giorni sarà possibile sostenerli sulla piattaforma Eppela e partecipando agli eventi organizzati in collaborazione con le sezioni soci Unicoop Firenze.

Obiettivo dei progetti, che interessano le aree di Firenze, Lastra a Signa, Pontassieve, Poggibonsi e Valdera, l’inclusione sociale di persone in difficoltà, con un’attenzione particolare alla disabilità e alla povertà.

Nei primi sei mesi di quest’anno, grazie a “Pensati con il cuore” sono stati messi a disposizione della solidarietà in Toscana 258.000 euro: 151.000 raccolti in crowdfunding e 107.000 euro aggiunti come cofinanziamento dalla Fondazione Il Cuore si scioglie.

Per ulteriori info: www.eppela.com/progettipensaticonilcuore

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