Lo scudetto della solidarietà

La solidarietà del mondo del calcio italiano e toscano di fronte all'emergenza Coronavirus

Lo scudetto della solidarietà, che nel calcio non è proprio un sentimento comune. Sì, a parole sono sempre tutti disponibili, i problemi nascono quando si tratta di mettere mano al portafoglio. C’è chi regala un decimo del proprio compenso milionario in beneficienza e chi fatica a tirare fuori 50 euro per aiutare qualcuno in difficoltà, mica facile capire l’animo umano…

Come la livella di Totò

Stavolta però il Coronavirus ha funzionato come la famosa livella di Totò e ognuno si è sentito impotente davanti al dramma collettivo che stiamo vivendo. Da qui il soprassalto di vicinanza concreta che ha mosso perfino un mondo dorato e con regole particolari. Il calcio ha risposto molto meglio del previsto alle sollecitazioni, cominciando proprio da dove tutto è partito e cioè dalla Cina.

Il presidente interista Zhang è stato infatti il primo a donare 100.000 euro all’ospedale Sacco e 300.000 mascherine alle strutture sanitarie milanesi, quando la tragedia sembrava ancora lontana. La Toscana ha seguito a ruota l’esempio e dall’America il proprietario della Fiorentina Rocco Commisso ha regalato 250.000 euro a dividersi tra gli ospedali di Careggi e Santa Maria Nuova, lanciando però una sorta di sfida ai suoi tifosi.
“Seguitemi e dimostrate di avere Forza e Cuore”, che è poi lo slogan della campagna di raccolta fondi. 

Il popolo viola in meno di un mese ha  più che triplicato la cifra, grazie anche alle donazioni particolarmente generose di Ribery (50.000 euro) e Federico Chiesa (10.000). Forse ancora più significativo è stato il numero dei partecipanti all’iniziativa: oltre 2200  persone che hanno sottoscritto anche cifre minime, ma che in questo modo hanno voluto gridare da casa la loro voglia di esserci e di aiutare. C’è poi un anonimo giocatore della Fiorentina che per settimane ha pagato quotidianamente decine di pacchi alimentari per la parte più povera della città. E’ stata comunque tutta la Toscana calcistica a mobilitarsi, con impegno e spesso con discrezione.

L’Empoli ha raccolto fondi per l’Ospedale San Giuseppe, a Pisa il presidente Corrado ha guidato dirigenza e prima squadra a versare una cospicua somma per l’Ospedale Cisanello, così come la Carrarese per l’Ospedale Apuane. A Pontedera, dopo aver effettuato un bonifico per l’Ospedale Lotti, i giocatori hanno fatto volontariato nella consegna delle mascherine nel quartiere Fuori del Ponte mentre molti calciatori del Siena si sono presentati alle Scotte per donare una parte dei loro emolumenti, così come ad Arezzo “Orgoglio Amaranto” ha contribuito significativamente  all’acquisto di macchinari per l’Ospdale San Donato.

Tra le strutture sanitarie toscane Pistoia è stata fin dall’inizio quella con maggiori difficoltà per il numero dei ricoverati: la Pistoiese ha unito le forze tra squadra maschile e femminile e ha versato una somma importante per acquistare le attrezzature necessarie a reggere l’urto.

Quando tutto tornerà, più o meno normale…

Ovviamente non ci si può e non ci si deve fermare qui: nei momenti di maggiore difficoltà, chi più ha, più deve mettere. E’ stato comunque confortante scoprire che per una volta non si è trattato solo della classica frase fatta ad uso e consumo dei buonisti della porta accanto, quelli bravi a parlare e mai ad agire in prima persona.

Quando tutto tornerà più o meno normale, il calcio riprenderà il suo duplice ruolo: sogno e bellezza tecnica ai suoi massimi livelli, educazione sportiva e insegnamento di vita per chi da ragazzino comincia a giocarlo. Nulla sarà però come prima anche negli spogliatoi di serie A e, inmmaginiamo, nella testa degli idoli di milioni di tifosi. E forse sarà stata in qualche modo una buona cura disintossicante per tutto il mondo del pallone.

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