Giovani: la sostenibilità al primo posto

Le riflessioni di Mauro Magatti, sociologo, economista e docente dell'Università Cattolica di Milano

Confusi – mica tanto – e felici – abbastanza. Lo sono i giovani nel 2022, ragazzi a cui è cambiato l’orizzonte ma che hanno imparato a cercare un nuovo equilibrio. Dove il lavoro non è tutto e contano le relazioni, il digitale si sta pian piano ridimensionando e conciliare carriera, tempi di vita, aspirazioni personali e relazionali è l’obiettivo principale.

Le notizie che ci aggiornano sullo stato di salute della nostra “meglio gioventù italiana” sono due. Da un lato la fuga dal posto fisso: secondo dati Inps sono 600mila nel primo semestre 2022 (+21% rispetto al 2021, +28% rispetto al 2019) ad aver rinunciato a un contratto a tempo indeterminato. Dall’altra il ritardo dell’uscita da casa da parte di molti giovani: gli italiani si confermano fra gli ultimi in Europa ad abbandonare il nido, anche se secondo l’ultima rilevazione Eurostat l’età media dei giovani italiani fra i 18 e i 34 anni che vanno a vivere da soli è scesa dai poco più di 30 anni a 29,9 anni.

Magatti
Mauro Magatti

Per Mauro Magatti (nella foto accanto), sociologo, economista e docente dell’Università Cattolica di Milano, «il mondo giovanile è complesso e variegato, ma possiamo riconoscere alcuni tratti distintivi, come l’attenzione alla sostenibilità». Ambientale, economica e affettiva come si legge in Supersocietà. Ha ancora senso scommettere sulla libertà?, libro scritto insieme a Chiara Giaccardi (il Mulino).

Felicità equivale a sostenibilità?

I giovani avvertono con forza la questione della sostenibilità, sia perché hanno un orizzonte di tempo più lungo, sia perché aspirano a un maggiore equilibrio fra i diversi aspetti della vita rispetto alla generazione precedente e a tenere insieme realizzazione personale e sfera affettiva. A volte questa ricerca li costringe ad alcune rinunce – purtroppo in Italia i Neet, giovani che non studiano e non lavorano sono un esercito di due milioni di ragazze e ragazzi -, altre volte li spinge a scelte, appunto, più sostenibili, in cui perdurano entusiasmo, coraggio e creatività propri di questa età.

C’entra la pandemia?

Sicuramente il Covid è stato un grande distruttore dell’ordine delle cose, ha messo in discussione il nostro modo di vivere e ha contato nella scelta di tanti giovani, anche già inseriti nel mondo del lavoro, che lasciano buone posizioni per dedicarsi ad altri aspetti della vita personale, affettiva e relazionale. Ma in Italia non ci dimentichiamo che ci sono anche situazioni più problematiche: accanto a chi ha una buona istruzione e un buon reddito di partenza, molti ragazzi sperimentano le difficoltà del precariato, del mercato del lavoro e della casa.

E per questo molti tendono a lasciare il Paese…

Purtroppo la situazione in Italia è tale che la fuga dei giovani verso l’estero continua. Servirebbero maggior intraprendenza da parte dello Stato e più aiuti, mentre storicamente il bilancio del welfare guarda alle fasce più anziane della popolazione. Da qui anche l’enorme problema del calo demografico. Questo perché l’Italia avrebbe bisogno di investimenti in scuola e formazione, in politiche per l’autonomia di vita dei giovani, per aiutarli a essere meno precari e ad avere una casa tutta per loro.

Sui ragazzi pesa anche l’incertezza globale del momento che stiamo vivendo…

Prima la pandemia, poi la guerra, il tutto mentre la minaccia ambientale resta potente e incombente. È evidente che chi si trova ad avere venti o trenta anni oggi vive una condizione completamente diversa da quella degli attuali quarantenni e ha di conseguenza una diversa idea del futuro che li aspetta. Se questo dà una forte sensazione di spaesamento e instabilità, porta anche alla rivalutazione degli affetti più vicini. Mentre si assiste anche a un ridimensionamento del valore dei rapporti digitali e via smartphone e cresce nei nostri ragazzi la voglia di stare vicini, bene, insieme.

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