Gianrico Carofiglio: tempo al tempo

Una riflessione sul tempo, la memoria e l'importanza delle parole con lo scrittore Gianrico Carofiglio

Tempo al tempo, il tempo è galantuomo, chi ha tempo non aspetti tempo… dalla saggezza popolare ai saggi filosofici, alla poesia, all’arte, il tempo è protagonista delle nostre vite, e con il tempo, la memoria che lo conserva e lo custodisce.

Movimento, trasformazione, fuga, corsa inarrestabile verso il futuro o aspirazione all’eternità: da qualunque prospettiva lo si guardi, il tempo è e sempre rimarrà la dimensione più autenticamente umana, che ci differenzia da altre specie animali.

Cosa è il tempo, lo abbiamo chiesto a Gianrico Carofiglio, noto scrittore e volto televisivo quasi quotidiano che ha scelto il tempo anche come titolo del suo ultimo libro.

Il video

Il tempo oggi sembra sfuggirci. Come conservarne memoria?

Tutti quelli che hanno provato a definirlo si sono resi conto di quanto sia inafferrabile, di quanto sia difficile, come suggerisce un linguista di cui si parla nel mio ultimo libro, parlare dello scorrere del tempo senza usare metafore. Diceva Sant’Agostino: sì, se mi chiedete il tempo cosa sia, lo so. Ma se mi chiedete di spiegarlo mi rendo conto di non essere capace.

Il tempo è un’entità del tutto sfuggente, elastica, che varia a seconda dei punti di vista e dei momenti in cui se ne parla. Il tempo: un tema che non ho scoperto io ma che è la misura della nostra vita e di qualsiasi società.  Averne memoria crea radici comuni e dà senso al nostro essere collettività.

Nel suo ultimo libro “La misura del tempo” che ruolo svolge la memoria?

In questo libro il tempo è declinato mettendo insieme due racconti molto diversi fra loro: uno della nostalgia, del ricordo, del territorio indistinto e straniero che è il passato remoto e l’altro racconto che è invece una vicenda di suspense giudiziaria ambientata nell’oggi. Da questa combinazione viene fuori anche la riflessione sul tempo e sulla difficoltà di maneggiarlo.

Ieri, oggi e domani: le parole sono importanti. Perché?

Semplicemente perché definiscono quello che pensiamo e facciamo. Non esiste un’idea, un concetto senza le parole che lo definiscono. Lo diceva anche il filosofo Wittgenstein: le parole definiscono il mondo. Se non so nominare una cosa, semplicemente per me non esiste. E quando esiste e non so nominarla, la realtà mi sfugge. Dice Shakespeare nel Macbeth: “Date parole al dolore. Il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi”.

Parole da tenere a mente: ce ne dica tre per lei importanti.

Gentilezza, coraggio, scelta.

Tre libri sul comodino invece?

È una domanda a cui faccio fatica a rispondere perché cambiano continuamente. Ho l’abitudine di leggere molte cose insieme, disordinatamente e, per esempio, non so rispondere alla domanda su qual è il libro della mia vita quindi ne posso indicare uno solo, il primo libro che ho letto: “Zanna Bianca” di Jack London.

Oggi e domani: quali i suoi sogni e progetti per il futuro?

Ho di nuovo in mente l’idea di un piccolo saggio sulla politica, una riflessione sul metodo della politica. E poi tante altre cose ma un po’ per volta… Come si dice, tempo al tempo!

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