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Se questo è un uomo

Se questo è un uomo

Autore Primo Levi

Casa editrice Einaudi, 1958

Pagine 232

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Pistoia

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, Se questo è un uomo è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

La citazione degna di nota

È impossibile comprendere, però bisogna conoscere.

Le nostre riflessioni

Se questo è un uomo di Primo Levi è un classico moderno nel più ampio senso del termine che il circolo ha avuto il piacere di riscoprire in occasione della Giornata della Memoria. Anche chi, pur avendolo letto tantissime volte da ricordarlo quasi a memoria, vi ha scoperto nuovi spunti di riflessione.

Levi racconta l’esperienza diretta del campo di concentramento con gli occhi straniti ma freddi di un Dante, di un Ulisse, che si appresta a compiere un viaggio catartico nelle bassezze più aberranti del genere umano. Con uno sguardo quasi distaccato e la precisione di chimico riesce a cogliere alla perfezione il meccanismo con cui i nazisti toglievano l’identità agli internati: la demolizione dell’uomo, l’annullamento totale. Di fatto conosciamo il funzionamento di un campo di concentramento grazie anche a queste pagine.

Una sopravvivenza del tutto casuale, quella dell’autore, che incise tanto sulla sua vita futura diventando fonte di un inestirpabile senso di colpa: essere in qualche modo privilegiato dalla sorte; un fortunato insomma. Levi soffrì profondamente del proprio privilegio, fu un marchio che si portò dietro tutta la vita fino al morte, ancora dibattuta (il suicidio, tra l’altro, è un tema che ritorna spesso all’interno del libro).

Il titolo è anche un interrogativo che rivolgeva ai sommersi della situazione, ma soprattutto ai tedeschi: sono uomini? Laddove manca empatia nei confronti dell’altro non ci si può definire umani. Sappiamo che Levi scrisse il testo nel ’47, appena tornato dalla guerra, ma che per una serie di vicissitudini e rifiuti da parte degli editori, venne pubblicato soltanto nel ’58. Nessuno voleva sentire parlare di quelle cose, eppure lui era sopravvissuto anche per raccontarle ed essere testimone. Viene da domandarsi: i reduci hanno taciuto tanto a lungo perché volevano oppure era il mondo a non volerli ascoltare?

Se questo è un uomo quindi è prima di tutto il diario di un testimone. L’estrema razionalità dovuta allo speciale punto di vista di Levi rifugge i sentimentalismi, ma allo stesso tempo è facile avvertire lo sforzo di trattenere il dolore per offrire una testimonianza vera, senza fronzoli.

Il libro è stato analizzato innumerevoli volte in tante occasioni, per fortuna si continua a proporlo nelle scuole. La poesia iniziale è un invito al lettore, che Levi chiama in causa mettendolo di fronte in una manciata di righe alla distruzione dell’essere umano. La sua intenzione è chiara: far ricordare al mondo. Il circolo si è domandato se ci sia riuscito.

Il testo è così attuale, eppure il messaggio più profondo è rimasto inascoltato. Avrebbero dovuto essere il Vangelo dell’umanità, invece le parole di Levi non hanno trovato radici nelle coscienze e la guerra continua a tornare in nuove forme. Il silenzio tutt’ora sulle atrocità perpetrate a Gaza e altrove gli avrebbe fatto male. La storia non ha memoria.

Quindi, anche a distanza di tanti anni dal secondo conflitto mondiale la sua testimonianza si riconferma potente e senza tempo. Siamo circondati dalla violenza, dai soprusi, nonostante ciò che scrittori e testimoni ci hanno raccontato e continuano a raccontarci. Quindi ogni volta che nel mondo c’è una guerra ha senso leggere Se questo è un uomo.