Il cielo era una tela stracciata di grigio, striata da lampi che illuminavano per un attimo
l’inferno sottostante. Anna stringeva forte la mano di sua nonna, le dita ossute e tremanti come foglie autunnali. Il rombo assordante delle bombe rimbombava nelle loro orecchie, scuotendo le mura della loro piccola casa di legno. “Non aver paura, Anna,” sussurrava la nonna, la voce rauca e piena di coraggio. “La luce tornerà presto“.
Anna non riusciva a credere alle sue parole. Tutto intorno a lei era caos e distruzione. Le case erano state rase al suolo, gli alberi sradicati, e l’aria era satura di fumo e polvere. La guerra
aveva portato via tutto ciò che avevano: la loro casa, i loro amici, la loro serenità.
Una notte, mentre si rifugiavano nel seminterrato, Anna vide un bagliore fioco provenire da
una finestra vicina. Con cautela, si avvicinò e scorse una vecchia signora che teneva alta una
candela, illuminando una piccola stanza. La luce tremolava debolmente, ma in quel gesto Anna trovò una scintilla di speranza.
“Nonna, guarda!” esclamò, indicando la finestra.
La nonna sorrise e strinse la mano di Anna con più forza. “Vedi, Anna? Anche nelle tenebre
più profonde, c’è sempre una luce che può guidarci“.
Da quel momento, Anna e sua nonna decisero di accendere una candela ogni sera, un piccolo
gesto di ribellione contro l’oscurità della guerra. La loro luce era debole, ma era un simbolo di
resistenza, di umanità, di speranza.
Giorno dopo giorno, la situazione peggiorava. La città era in rovina, il cibo scarseggiava e la
paura si era insinuata nei cuori di tutti. Ma Anna e sua nonna continuavano ad accendere la
loro candela, un faro nel buio che dava coraggio a chi le vedeva.
Un giorno, mentre erano sedute nel seminterrato, sentirono un rumore strano provenire dall’esterno. Con il cuore in gola, Anna e sua nonna si avvicinarono alla finestra e guardarono fuori. Con loro stupore, videro un gruppo di soldati avvicinarsi alla loro casa.Anna aveva paura, ma la nonna la rassicurò. “Non preoccuparti, Anna. Forse sono qui per aiutarci“.
I soldati bussarono alla porta e, quando Anna l’aprì, rimasero a bocca aperta vedendo la piccola candela che illuminava la stanza. Uno di loro sorrise e disse: “Grazie. Avevamo bisogno di un po’ di luce in questo buio“.
In quel momento, Anna capì che la loro piccola candela aveva un significato più profondo di
quanto potesse immaginare. Era diventata un simbolo di speranza per tutti coloro che erano
stati toccati dalla guerra.
La guerra finì finalmente, ma il ricordo di quella piccola candela rimase impresso nel cuore di
Anna. Le aveva insegnato che anche nei momenti più bui, la speranza può rinascere, e che un
piccolo gesto di gentilezza può fare una grande differenza.
A cura di Anna