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Lo potevo fare anch'io. Perché l'arte contemporanea è davvero arte

Lo potevo fare anch’io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte

Autore Francesco Bonami

Casa editrice Mondadori, 2024

Pagine 180

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Firenze nord ovest

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Ma l’arte contemporanea è solo provocazione? E, in questo caso, perché dovremmo apprezzarla? L’autore Francesco Bonami, autorevole critico e curatore di arte contemporanea, in questo saggio, scritto con stile scorrevole e vivace, prova a incuriosirci e a fornire delle tracce per cominciare a comprendere e, magari, gradire, molti degli artisti contemporanei che caratterizzano il nostro tempo. “Questo libro è un po’ un Artusi dell’arte, una piccola guida per godersi l’arte senza troppe ansie intellettuali” precisa Bonami. E ci riesce, grosso modo. È un invito a guardare l’arte come espressione del mondo che ci circonda nel tentativo di comprenderla.

differenza fra l’arte classica e contemporanea è che la prima si basava sulla capacità – anche artigianale – di dipingere o scolpire, la seconda è l’espressione di un’idea originale, anche banale e facile da realizzare – “Lo potevo fare anch’io”. Vengono valorizzati alcuni grandi artisti soprattutto del secondo dopoguerra, come Duchamp, Fontana, Pollock e tanti altri. Nell’ultima parte vengono “bocciati” altrettanti, soprattutto Botero e Pomodoro, ma anche Oliviero Toscani, declassato da fotografo geniale a mero pubblicitario. Ed emerge una visione molto negativa sul Bel Paese e sugli artisti nostrani.

La citazione degna di nota

Pensate a questo libro come a un mazzo di fiori. Un mazzo di fiori è sempre arbitrario. Si scelgono dei fiori e se ne trascurano tanti altri”. Così scrive l’autore alla fine del libro, che vuole essere divertente e descrivere con leggerezza la storia e il significato dell’arte contemporanea.

Le nostre riflessioni

Il circolo ha riconosciuto favorevolmente il carattere divulgativo dell’opera, chiaramente rivolta a un pubblico non esperto della materia. D’altra parte, questo stesso carattere divulgativo comporta una certa leggerezza dell’esposizione che può risultare a volte anche un limite.

È un libro che comincia ad essere datato, qualcosa nel frattempo è cambiata, specialmente nella comunicazione. Della Street Art, ad esempio, cita solo Keith Haring e i suoi omini stilizzati, mentre negli ultimi anni è presente nei muri delle città di tutto il mondo. Basti pensare a Banksy – londinese, tuttora anonimo, che ha disegnato sui muri di tante città d’Europa – e ai suoi disegni trasgressivi, ripresi da molti e diventati un cult. A Firenze e Napoli ha imperversato Clet, noto soprattutto per i segnali stradali, “ritoccati” e interpretati in maniera fantasiosa. Ma sono fenomeni esplosi negli ultimi vent’anni e non rientrano nel panorama dell’autore.

I soci hanno trovato assolutamente necessario accompagnare la lettura con la ricerca delle immagini, non fornite nel testo, che ha come esito sorprendente il riconoscimento di opere che fanno già parte del nostro contesto culturale.

In definitiva, il circolo apprezza l’opera soprattutto come spunto per iniziare un percorso nella contemporaneità dell’arte e magari proseguirlo con altri mezzi.