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Lasciami andare, madre

Lasciami andare, madre

Autore Helga Schneider

Casa editrice Adelphi, 2004

Pagine 136

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Firenze Sud-Ovest

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Giornata della Memoria 27 gennaio
Una figlia e una madre s’incontrano in casa di riposo. Sono 30 anni che non si vedono. Non si tratta di un rapporto qualunque, la madre nel 1943 ha abbandonato la figlia per arruolarsi come capitana delle SS nel campo di sterminio di Birchenau. Ha abbandonato la famiglia per dei “valori”, e degli ordini in cui credeva.

La figlia è l’autrice, la storia è la sua storia. Una storia di abbandono e dolore, una vita di sofferenza, senza l’amore di un padre e una madre, con una matrigna che non l’ha mai voluta e, soprattutto, con l’angoscia di avere come madre una protagonista dello sterminio.

Il romanzo inizia con l’arrivo dell’autrice Helga e della cugina Eva nella casa di riposo dove vive la madre. Lei stessa ha chiesto di rivedere la figlia. La donna, in parte affetta da demenza, oscilla fra momenti di lucidità, in cui rivela la sua natura perfida, fredda, ottusa, e rari momenti in cui rivela (forse) il rimpianto di aver abbandonato i figli e una parvenza di sentimento materno. Helga è combattuta, il conflitto interiore è enorme, fra la pietà per una vecchia madre e la nostalgia per non averla mai avuta come mamma affettuosa, “Mutti”, e lo strazio che la lacera al pensiero di quanto è orrenda questa figura umana, di quanto male questa donna ha inflitto all’umanità, senza pentimento, senza ripensamenti.

Il romanzo si snoda tutto su questa visita, sulle domande poste dalla figlia alla madre nella speranza di suscitare commozione, pentimento, una qualche emozione simile alla pietà. Ma la narrazione si concentra anche sulla ricerca di comprensione della madre per quello che ha fatto, “obbedendo a degli ordini”. La figlia invece cerca il sentimento, cerca di far leva sulle emozioni, ma invano.

Il saluto prima che l’infermiera porti via l’anziana per la cena è tutto un movimento di tensione verso un avvicinamento e la razionale volontà di scappare, di voltarsi senza vederla e senza pensarci mai piu’. “Lasciami andare, madre”: è il grido disperato di Helga che vuole andarsene, ma che lotta contro il suo cuore di figlia!. Chissà se tornerà a trovarla. Il libro finisce con questo dubbio.

In realtà non sappiamo chi è veramente questa madre: una donna ambiziosa, che vuole il potere, a cui la famiglia sta stretta, una donna dal percorso difficile. È una persona manipolatrice, infida, fanatica. Un rapporto vero e proprio con la figlia, abbandonata da piccola, in realtà non c’è mai stato: le due donne si sono incontrate solo due volte, nel 1971 e nel 1998. In occasione della visita del 1971, in cui Helga le presenta il figlio, l’unico pensiero della donna è stato sollecitare il nipote a fare il militare.

 

 

Le nostre riflessioni

La lettura di questo libro ha suscitato tanta commozione nella giornata della Memoria, e insieme ancora una volta tutti si sono interrogati sulla “banalità del Male” dal libro di Hanna Harendt, citata durante il circolo, e sull’orrore causato dall’uomo, sulla tragedia della Shoah e sul fatto che tanti sapevano e hanno taciuto. Una riflessione profonda sulla storia di ieri, ma anche sul presente, sull’Uomo e su”valori”/non valori, come l’obbedienza a tutti i costi, o sulla famiglia come nucleo di forme subdole di dittatura.

Alcuni passi che ricordano l’orrore suscitano emozioni fortissime.

Un’ultima importante nota, di tipo letterario: Helga Schneider scrive in italiano, ha lasciato l’Austria, e non ricorda quasi il tedesco quando incontra la madre: la lingua è parte della nostra identità ed è la prima cosa che viene rimossa quando non si accettano le proprie origini.

È recente la notizia del suicidio del fratello di Helga. Un’origine inaccettabile, un’angoscia senza scampo non può che portare i più fragili alla morte.