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Figlia del temporale

Figlia del temporale

Autore Valentina D’Urbano

Casa editrice Mondadori, 2024

Pagine 310

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Arezzo

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

La vicenda si sviluppa in Albania, dal 1973 al 1985, periodo limitatamente conosciuto e trattato. La scrittrice analizza la vita di una piccola comunità montana che si basa su leggi ancestrali (Kanun) e tradizioni arcaiche. Le abitazioni sono per lo più casupole, si viaggia su strade sterrate, si combatte quasi sempre con la fame perché i beni di prima necessità devono essere consegnati in gran parte alle cooperative cittadine.

Ci si dedica all’agricoltura –scarsa- e alla pastorizia. Le faide tra i clan sono sempre in agguato, causate dalla generale ignoranza e dalla superstizione.. Le scarse informazioni permesse circolano solo via radio e per mezzo dell’unico malmesso televisore in bianco e nero esistente nel borgo. Il destino delle femmine è segnato fin dalla nascita: la donna deve esclusivamente servire all’uomo, badare a tutte le faccende domestiche, fare figli…possibilmente maschi.

Per eludere tale sorte, alle poche coraggiose che non vogliono sottomettersi, rimane una scelta drammatica e assurda, quella di divenire “Vergine giurata”: pur restando donna, dovrà apparire e comportarsi come un uomo. Tagliandosi i capelli, indossando indumenti maschili, nascondendo il seno, usando il fucile, bevendo, fumando, uscendo da sola, frequentando il bar, adoperando un linguaggio volgare, avrà quasi gli stessi diritti dei maschi e renderà orgogliosa e sicura la sua famiglia.

È questa l’opzione che resta alla protagonista – Hira Hasani – per evitare il matrimonio impostole con uno sconosciuto, cambiando anche il nome e diventando Mael. Ciò la porta ad abbrutirsi per cercare di annullare la sua femminilità e la naturale attrazione, ricambiata, che sente da sempre per il cugino Astrit.

La citazione degna di nota

Senje è un posto minuscolo, in capo a cinque minuti l’abitato termina bruscamente per lasciare il posto ai campi e alla strada di terra battuta che li taglia in due e che continua a stringersi, metro dopo metro, per infilarsi nella foresta, senza infastidirla.

 

Avrei compreso con il tempo quanto fossero inutili le domande e le parole con Astrit, ché il suo silenzio è stato per anni una lastra ghiacciata e impenetrabile.

Gli uomini non si commuovono. Le lacrime sono sciocchezze e le sciocchezze sono riservate alle femmine.

Le nostre riflessioni

Il romanzo, duro e teso, è apparso molto coinvolgente, per alcuni angosciante e non piacevole. La scarsa conoscenza che abbiamo dell’Albania nella fase della dittatura di Hoxha, che rese totale il suo isolamento dal resto del mondo, ha fatto sì che il quadro dipinto dall’autrice sia sembrato più ambientato nel medioevo che in un passato recente.

La distanza che sentiamo da questo contesto con la nostra realtà provoca per lo più un acuto sentimento di angoscia, per la repressione causata dalla dittatura, ma colpisce anche la constatazione delle differenze tra la realtà urbana –privilegiata dal regime- e quella rude ed arcaica della montagna.

I personaggi sono ben delineati, anche se qualcuno di essi non convince fino in fondo (il cambiamento improbabile di Danja). Colpisce la descrizione del sentimento di intesa e di affinità che si intuisce sin dall’inizio della conoscenza tra Hira e Astrit, che si arricchisce in maniera delicata, ma tortuosa e primitiva, che pare arrendersi ma che invece non cede e che alla fine emerge, nonostante tutti i divieti e le violenze, accendendo una piccola luce di speranza pur nella drammaticità delle vicende.

La scelta del giuramento per diventare Vergine giurata sembra azzerare le caratteristiche di genere che altrimenti sono duramente distinte nei ruoli, drasticamente fissati in una società tradizionale e anacronistica, che spinge al limite le disuguaglianze di genere universalmente presenti.

Infatti, il libro ci ricorda la storia della condizione della donna, costretta a mascherarsi per acquisire spazi di libertà e considerazione. La libertà in questo caso viene pagata con l’imprigionamento del corpo, che però si ribella per l’insopprimibile anelito d’amore che spinge Hira verso Astrit, in un rapporto che ha dell’istintivo animale, ma che alla fine viene ritenuto scontato, in barba alla sofferente coerenza sottintesa in ogni giuramento.

La trasgressione infatti si incanala in un finale prevedibile e ritenuto dalla maggior parte dei lettori troppo romanzato.

Lo consigliamo a...

A tutti. A chi vuole avere un’idea delle tradizioni del popolo albanese.

Le parole chiave del libro

Foresta

villaggio

matrimonio

rispetto

onore

maschio

proibito