Segnali di fumo. Gabriele Ametrano: il potere.

Con questo articolo di Gabriele Ametrano, direttore del Festival la Città dei lettori e presidente dell'Associazione Wimbledon APS, prosegue il nostro percorso sulle tracce dei sentieri lasciati da libri. Questo quinto numero è dedicato al tema del potere.

Ci sono libri che sembrano lontani tra loro, nel tempo e nello spazio, ma in realtà dialogano e si rispondono a distanza attraverso tracce più o meno nascoste, lanciandoci messaggi che solo un occhio attento sa decifrare. Come se fossero, appunto, segnali di fumo. Con questa rubrica di Gutenberg, curata da Mira!, Gabriele Ametrano segue quelle tracce, segnando per noi un sentiero di libri da scoprire o da riscoprire.

Questo numero è dedicato al “potere”, perché da quando le donne hanno deciso di andarselo a prendere, il potere (il diritto di decidere sul proprio corpo, l’autonomia di non dover dipendere da un uomo, e anche, sì, il potere economico), si è scatenata una specie di guerra contro di loro. Una guerra che ha fatto già troppe vittime. Una guerra a cui oggi è il momento di dire basta.

Potere

Poche volte ho passeggiato con mio padre. Sono sempre state delle camminate utili, per arrivare in un luogo. Ma con l’età le cose cambiano e in quelle rare volte in cui oramai ci si incontra la passeggiata è diventata digestiva, dopo il pasto. Si cammina senza troppe parole, lasciando che i pensieri posino il passo, uno dopo l’altro. A volte ci si ferma a guardare il fiume, in piedi. Altre camminate invece non hanno sosta, e diventano un circumnavigare boe inesistenti per poi ritornare a casa. Neanche un anno fa, però, il silenzio venne rotto da un’osservazione di mio padre: “hanno dipinto di rosso quella panchina”. Non conosceva il vero significato di quel gesto, l’intenzione di chi ha voluto evidenziare quella seduta con il rosso, ma l’ha notata.

Forse, come lui, in molti non sanno perché le panchine vengono dipinte di rosso: ricordano e accusano la violenza sulle donne, segnalano l’importanza di non giustificare quei gesti, la loro gravità, e imprimono nella nostra quiete l’obbligo della memoria.

Vi sembrerà strano leggere in queste righe questo ricordo quando in alto, nel titolo, avete letto “potere”. Ma non lo è poi così tanto.

Cosa è il potere? Il potere è autorevolezza nel migliore dei casi ma nel nostro cattivo orizzonte quotidiano questa parola ha assunto forme negative: per molti (purtroppo i più) potere è forza, arroganza, negazione della libertà altrui. L’idea del potere viene accostato alla sua pessima forma abbrutita e violenta. L’uso negativo del potere oggi chiude i confini, crea fratture e dislivelli economici nella collettività, cancella diritti ed esercita violenza. E la violenza sulle donne non è altro che un uso da parte dell’uomo della sua forza e prepotenza.

Non sarà certo questo articolo a focalizzare questo pessimo e largo uso del potere ma certamente potrò usare queste righe per darvi un percorso in pagine che potranno illuminarvi.

Vera Gheno, ad esempio, parte da quella che è la nostra lingua. Con Potere alle parole spiega come l’uso del linguaggio ci identifica e come questo possa esercitare un potere enorme sugli altri.

Nuovamente schierate insieme sul problema della questione di genere sono Michela Murgia e Chiara Tagliaferri. In Morgana. L’uomo ricco sono io troviamo le pagine che mettono in evidenza il percorso che le autrici – e insieme a loro moltissime donne del mondo della cultura – hanno ormai intrapreso da diversi anni: la lotta all’egemonia (leggi “potere”) degli uomini nella direzione economica e sociale della nostra società.

Uno dei libri che da sempre ha significato per me una meravigliosa e delicata lotta al potere è il capolavoro di Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucrìa. In questo troverete quello che può essere uno splendido esempio di una società del passato ma che ha in qualche modo fattezze contemporanee. Con la lucida narrazione della vita di Marianna Ucrìa ritroviamo il potere nelle sue mille fattezze: la sopraffazione dell’uomo sulla donna, del forte sul debole, del ricco sul povero, ma anche dell’istruito su chi non è potuto andare a scuola.

Un libro fondamentale per comprendere il fascino e la forza del potere sulla popolazione è il saggio Massa e potere di Elias Canetti. Potrebbe sembrare di difficile lettura ma non fidatevi delle apparenze. Il lavoro di Canetti percorre la storia umana analizzando ogni elemento sociale e antropologico attraverso gli eventi della massa e, quindi, del potere che ne nasce o la controlla.

Ultime pagine che posso consigliarvi di questo mio breve approccio al tema fanno invece parte di un filone che andrebbe osservato non solo con il sorriso sulle labbra ma con serietà. I fumetti di Zerocalcare, presi con la giusta distanza, non sono altro che parodie di un sistema che ha preso il sopravvento sulla vita di ognuno di noi. L’autore ci scherza, a volte con un cinismo da far venire la pelle d’oca, ma non sbaglia quasi mai nella visione di un ecosistema umano che oramai ha fatto del potere (nel senso più negativo del termine) il suo unico metodo di sopravvivenza. È un tutti contro tutti nella consapevolezza più agra, ovvero che in questa guerra per il potere stiamo tutti soccombendo, nessuno escluso. Tra tutte le sue pubblicazioni vi consiglio quella più leggera, tra le prime raccolte apparse: L’elenco telefonico degli accolli.

I discorsi su questo tema così complesso e vasto potrebbero continuare per molto, prendendo certamente prospettive interessanti. Io invece chiudo con quella che secondo me dovrebbe essere un’evoluzione di una delle frasi più emblematiche che abbiamo sentito dire: “il potere logora chi non ce l’ha”. È stata detta da Giulio Andreotti, in una delle sue famose interviste. Ecco, forse questa affermazione oggi andrebbe rivista: “il potere logora”, sempre, soprattutto quando questo non è autorevolezza ma violenza.

Su quella panchina alla fine mio padre ed io ci siamo seduti. Gli ho spiegato il perché di quel colore e l’importanza del 25 novembre per tutte le donne che hanno subito violenza. Ha ascoltato, non ha detto niente. Ha solo poggiato la mano sulla spalliera, come volesse darle una carezza, e poi ci siamo alzati tornando verso casa.

Bibliografia

  • Potere alle parole di Vera Gheno (Einaudi)
  • Morgana. L’uomo ricco sono io di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (Mondadori)
  • La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini (Rizzoli)
  • Massa e potere di Elias Canetti (Adelphi)
  • L’elenco telefonico degli accolli di Zerocalcare (Bao Publishing)

Gabriele Ametrano

Gabriele Ametrano

Gabriele Ametrano è nato a Roma nel 1978. Dal 2018 è il direttore del Festival La città dei lettori. Dal 2017 è Presidente dell’Associazione Wimbledon APS con cui ha ideato e cura il progetto La città dei lettori. Giornalista, ha collaborato con le pagine culturali del Corriere Fiorentino (dorso fiorentino del Corriere della Sera) e scritto per alcune riviste (Left, Indice dei Libri, VisitArt, Edison Square, MilanoNera). Dal 2016 al 2019 è stato Direttore editoriale della rivista Lungarno. Dal 2008 conduce il programma letterario Pagine in onda nel palinsesto di Rete Toscana Classica.

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