Cistite: antibiotici sì o no?

I consigli di Sabino Scelzi, urologo dell'Azienda ospedaliera universitaria di Careggi, Firenze

Basta averla avuta anche solo una volta per non dimenticarla. Stiamo parlando della cistite, una patologia che almeno il 40% delle donne ha sperimentato nella vita.

«Il sintomo più comune si manifesta con il bisogno frequente di fare pipì, purtroppo accompagnato da dolore e bruciore durante la minzione, e con uscita di piccolissime quantità di urina che si presenta torbida, maleodorante e con la possibile presenza di sangue (cistite emorragica) – spiega Sabino Scelzi, urologo della Aou-Careggi, Firenze -. Le cause possono essere varie. Nella maggior parte dei casi si può ricondurre a infezioni batteriche, in particolare causate da Escherichia coli, batterio proveniente dall’intestino che, soprattutto nel sesso femminile, può risalire l’uretra fino alla vescica. Può essere causata anche da irritazioni chimiche (saponi o detersivi), malattie autoimmuni o traumi fisici. Anche i rapporti sessuali possono contribuire all’introduzione di batteri nell’uretra, così come l’uso di cateteri urinari».

Perché la cistite colpisce soprattutto le donne?
L’uretra femminile è più corta rispetto a quella maschile, e la vicinanza fra l’uretra e l’ano aumenta il rischio di ingresso batterico. Gli ormoni, in particolare gli estrogeni, possono influenzare la salute del tratto urinario, e le modificazioni ormonali della gravidanza e della menopausa sono concausa di infezioni.

Quali altri fattori predispongono alla cistite?
Oltre a quelli già menzionati: diabete, malattie autoimmuni, una scarsa igiene intima, l’abbigliamento troppo stretto o gli indumenti sintetici. La disidratazione e le conseguenti urine concentrate possono irritare la vescica, per cui occorre bere a sufficienza. Alcuni contraccettivi, come i diaframmi o i gel spermicidi, possono alterare la flora batterica. Cibi piccanti, alcool e caffeina sono irritanti. Infine, le malformazioni anatomiche del tratto urinario possono predisporre a infezioni.

È vero che l’incidenza della cistite aumenta con l’avanzare dell’età?
Purtroppo, sì, soprattutto dopo la menopausa si assiste a un aumento dell’incidenza nelle donne. I cambiamenti ormonali, la riduzione della capacità di svuotamento completo della vescica e la debolezza del pavimento pelvico possono favorire l’insorgenza di infezioni urinarie. Negli uomini è concausa il progressivo ingrossamento della prostata con la comparsa di ipertrofia prostatica benigna (Ipb). 

Come si cura la cistite?
La cistite batterica acuta viene trattata con antibiotici sotto controllo medico, scelti possibilmente in base ai risultati di una coltura urinaria. È di fondamentale importanza completare l’intero ciclo di terapia, anche se i sintomi migliorano prima. In caso di cistiti ricorrenti, il medico può anche raccomandare cambiamenti nello stile di vita o l’uso di probiotici. Per le forme non infettive, si possono usare farmaci antidolorifici. Importante mantenere l’igiene genitale, urinare dopo i rapporti sessuali e indossare biancheria intima di cotone.

Un uso improprio di antibiotici può essere rischioso?
Questo è un problema grave e crescente: è fondamentale che l’uso degli antibiotici avvenga solo sotto prescrizione medica. Gli antibiotici possono causare effetti collaterali, fra cui diarrea, nausea e reazioni allergiche, e se alterano la flora batterica intestinale portano a infezioni secondarie, come la candidosi. È bene ricordare che non tutte le cistiti sono provocate da batteri e l’uso di antibiotici in questi casi non solo è inutile, ma anche rischioso, visto che può portare anche a complicazioni più serie, come infezioni renali.

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