Cibo da astronauti

A cinquantuno anni dallo sbarco sulla luna, storie e curiosità sui cibi nel menù dei primi uomini nello spazio

 

20 luglio 1969, ore 22:17:40 ora italiana: chi non conosce questa data? È quella dello sbarco dell’uomo sulla luna di cui ricorre quest’anno, il 51esimo anniversario. La storia racconta che Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell’allunaggio, il 21 luglio alle ore 02:56 4.56 italiane. Aldrin arrivò 19 minuti dopo. Il terzo astronauta, Michael Collins, non toccò mai il suolo lunare perché il suo compito era guidare. il Modulo di Comando e riportare gli altri due astronauti sani e salvi a casa.

A 51 anni di distanza dalla missione Apollo 11, tantissime cose sono cambiate e, fra le tante, anche la vita degli astronauti durante le missioni, il loro equipaggiamento e, non ultimo, il cibo a bordo. Tecnologia e gusto si sono evoluti e il cibo consumato sull’Apollo 11 oggi sembra quasi preistoria. In realtà, rappresentò una grande novità per la qualità del cibo, la varietà dei menù e il sistema di preparazione a bordo.

Il menù sulla luna 

Durante i programmi spaziali precedenti, Mercury e Gemini, il consumo di cibo degli equipaggi era spesso inadeguato. Tuttavia, con il passare del tempo, la qualità e la varietà iniziò ad aumentare: la navicella dell’Apollo 11 partì con 81 pasti, studiati appositamente per ognuno degli astronauti negli Space Food System Laboratories della NASA in base a gusti personali e contenuto nutrizionale. Si trattava per la maggior parte di cibo liofilizzato, facilmente conservabile e di altrettanto semplice preparazione. 

In quegli otto giorni di missione, dal 16 al 24 luglio, gli astronauti furono i primi a poter utilizzare un nuovo macchinario per la preparazione del cibo con l’acqua calda, il che migliorò il gusto del cibo, rendendolo più appetibile: le apposite buste contenenti il cibo venivano collegate al dispositivo che si occupava di reidratare e scaldare le porzioni. Un’altra novità fu anche lo “spoon bowl”, cioè un contenitore di plastica che può essere aperto e il cui contenuto può essere mangiato con un cucchiaio. La NASA utilizzò in quel periodo anche alcuni alimenti termostabilizzati o irradiati, tecniche di conservazione che al tempo erano solo agli inizi dello sviluppo: a conferma del complesso studio dietro ai cibi mangiati nello spazio, la NASA ha reso pubblico nel 1974 un documento dedicato al sistema alimentare delle missioni Apollo, una relazione di 75 pagine in cui vengono presentati in dettaglio cibi, menù e tecniche di preparazione dei pasti consumati poi dagli astronauti nello spazio. 

La dispensa dell’Apollo11

Per la missione Apollo 11, agli astronauti fu messa a disposizione una sorta di dispensa da cui scegliere le pietanze in base ai propri gusti e necessità. Sebbene pare che il primo alimento consumato dagli astronauti fu il bacon, il piatto diventato storico è l’insalata di prosciutto, ovvero strisce di prosciutto condite con una salsa reidratata e racchiuse in foglie di insalata. Un altro fatto curioso dell’Apollo 11 riguarda il caffè: ne furono inviate 15 porzioni per ogni astronauta. Caffè leggero per Neil Armstrong, caffè nero per Buzz Aldrin e caffè zuccherato per Michael Collins. 

Tra i diversi cibi “lunari”, erano presenti alcuni dessert reidratabili come il budino alla banana, alle mele o al cioccolato. Oppure prodotti per la colazione come pesche, macedonia di frutta, pancetta, corn flakes, cubetti di fragola o albicocca. Senza dimenticare vari tipi di insalate, carni e persino un cocktail di gamberi. I cibi venivano proposti in diversi menù: uno, ad esempio, prevedeva quadratini di pancetta, pesche, cubetti di biscotto zuccherato, succo di frutta all’ananas e al pompelmo oltre che caffè. Un altro, invece, proponeva stufato di manzo, crema di zuppa di pollo, torta di frutta e succo d’arancia. In questi menu furono inclusi anche alcuni snack, in particolare frutta secca e caramelle, insieme ad altre bevande supplementari. 

Pane o pasta?

Oltre al gusto e all’equilibrio fra nutrienti, la scelta del cibo da mandare nello spazio era legata anche a molti altri fattori. L’assenza di gravità, infatti, rende le briciole particolarmente pericolose: pane, crackers, patatine spezzettate possono causare guasti tecnici oppure essere inalati dagli astronauti, causando problemi respiratori e sono banditi, a meno che non si riescano a mangiare in un solo boccone. Per questo ancora oggi, i cibi più indicati e graditi sono i famosissimi maccheroni con il formaggio, creme di funghi o verdure e risotti.

Fra i secondi piatti, gamberetti ma anche le tortillas, perfette per custodire gli altri alimenti come se fossero un involucro. E, per finire in dolcezza, composta di mele in tubetto e gelato liofilizzato con un brindisi al sidro di mele, limonata o latte, tutti rigorosamente da bere con un’apposita cannuccia. 

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