

Breve Trama
Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1981, è suddiviso in tre parti: la prima descrive l’infanzia della protagonista, sul finire della seconda guerra mondiale, a Santa Maria del mare in Campania, paesino immaginario sul golfo di Napoli. Sebbene per la protagonista –bambina- questo risulti un periodo relativamente sereno, tuttavia è già presente il senso di disagio e disadattamento che aleggerà poi per tutta la storia, in maniera più o meno pesante.
Infatti, fin da piccola vive nell’incertezza dell’appartenenza a una non ben definita classe sociale, rimanendo in sospeso tra ricchezza e povertà, confusa da domande senza risposta, dagli spostamenti tra città e campagna, mare e paese…. Non ha mai un angolo tutto suo dove rifugiarsi e sente che gli adulti non si interessano a lei come desidererebbe. Con la madre, donna di antico lignaggio, rigidamente svizzera, ha un rapporto problematico, anche perché è quasi sempre assente, piena di malesseri fisici e psichici; il padre è praticamente inesistente.
La nonna è il personaggio più amato, quella a cui si sente più affine. Quest’ultima è una figura strana e particolare, piena di mistero, estro, volontà e coraggio, capace delle attività più disparate e generosa fino all’eccesso, e per questo malgiudicata e malvista dalla maggior parte dei membri della sua famiglia.
Nella seconda parte, dopo la morte del padre e della nonna e la ricaduta nell’indigenza, assistiamo alle peregrinazioni della famiglia (madre e tre figli) presso i vari zii e cugini, al solito inquadrati e descritti minuziosamente, secondo uno stile molto particolare. Viene evidenziata la sofferenza e lo sconforto della ragazzina, che si sente afflitta per i rapporti disarmonici, conflittuali e falsi che esistono tra i parenti.
La terza parte è poi del tutto diversa, addirittura scritta in terza persona: la figlia è tornata dal Nord, dove si era trasferita per un periodo indefinito, per assistere la madre, forse per pietà. Il cerchio si sta chiudendo: gli avvenimenti si svolgono nella case della sua infanzia. Le sensazioni che prova sono le stesse, solo più precise e definite: il vecchio salotto viene paragonato all’inferno per l’aria di solitudine, noia e incompatibilità che vi si respira, soprattutto nel caso di riunioni familiari. Il bagno al purgatorio, luogo della verità, dove si può liberare il corpo dalle scorie e la mente dalla presenza altrui. Il paradiso è considerato la propria stanza, luogo personale e riservato.


La citazione degna di nota
La mamma aveva uno spietato senso della realtà. Quando sulla nave da guerra lasciammo Porto Qui, la bella isola dov’eravamo felicemente vissuti, non versò una sola lacrima; si affacciò con me a fianco, che ero la maggiore, al parapetto della nave, cavò dalla borsetta la chiave della nostra casa e, gettandola in mare, disse: “Come siamo stati felici qui, non lo saremo mai più!
Di mio padre non avevo mai capito se facesse sul serio o se recitasse. Anche la mamma gli diceva sempre di non fare il buffone. Ora pareva un attore comico ora un attore drammatico. Questo enigma: recita, fa sul serio? gioca, non gioca? era per me affascinante. Ma al suo ritorno dal campo di prigionia di Tangeri, quando ci raggiunse a Santa Maria, l’attore brillante si era trasformato in una comparsa. Forse era stato l’incalzare delle disgrazie di quegli anni: la caduta del fascismo e la sua caduta personale, lo squallore del piccolo impiego nel ministero e delle camere mobiliate nelle quali viveva nella capitale, la morte della madre, a cui era attaccatissimo.
Tutto era dunque finito tra me e solo, perché mi negavano le uniche consolazioni dell’esistenza: la favola e il teatro.”


Le nostre riflessioni
L’accoglienza di questo romanzo all’interno del nostro circolo è stata molto varia e ambivalente; per alcune lettrici si arriva alla rievocazione dell’essenza stessa del romanzo storico del ‘900, come si può riscontrare in autori come Morante o Tomasi di Lampedusa, quasi una interpretazione culturale e sociologica di quel mondo. Il tipo di scrittura della Ramondino viene ritenuto volutamente non moderno, senza la ricerca del colpo di scena, né l’originalità, in quanto la sua forza sta nel tratteggio dei personaggi, che racchiudono in sé l’essenza del periodo storico, attraverso i loro punti di vista e le azioni. Altre lettrici, invece, confessano
di aver fatto molta fatica nella lettura all’inizio e alcune si sono fermate, in quanto non si esplicitava un filo narrativo da seguire, ma sembrava piuttosto un fiume di ricordi in libertà, quasi una scrittura per sé stessi, un memoir libero da ogni impegno di resa narrativa.
Per i più, comunque, l’autrice si pone da una prospettiva diversa da quella della maggior parte degli scrittori di oggi, delinea i personaggi della famiglia senza colpi di scena e tutti concordano nell’accogliere la bellezza delle descrizioni della piazza e dei giochi di infanzia, a cui contribuisce la narrazione fiabesca di giochi desueti, aggregazioni sociali oramai perdute, parole, azioni e parolacce che fanno parte del bagaglio socio-antropologico di una realtà perduta. Attraverso le frequenti descrizioni ironiche di naturali funzioni organiche si intravede il senso del trasgressivo, come anche della critica sociale.
In tutta la narrazione la realtà si fonde con l’immaginazione; il linguaggio è a volte altisonante e ridondante per l’uso di parole ricercate e inusuali e di numerose figure retoriche, ma può risultare anche sarcastico o volgare per le impietose descrizioni corporali.
Oltre alla raffigurazione dei familiari, è presente quella del paese, dei luoghi frequentati e degli oggetti, con grande dovizia di particolari e dettagli colti, che a volte appesantiscono, ma certamente creano un alone di fiaba e mito insieme. L’esposizione risulta sempre realizzata in maniera estremamente dettagliata, talvolta ironica, sovrabbondante di aggettivazione, colorita e suggestiva, “barocca”.
La parte finale è abbastanza sconcertante: il gesto della madre morente, ormai incoscientemente impudico e le parole “sono una bambina” sembrano alludere ad una rivendicazione della sua trascurata femminilità e alla affermazione del valore del sesso negato per tutta la vita.


Lo consigliamo a...
A tutti. A chi ha nostalgia del divertimento che scaturiva dai giochi di una volta.