Le lavandaie di Stiava

Una mostra collettiva di scultura al centro culturale Villa Gori a Stiava, nel comune di Massarosa, ne celebra il lavoro. Visitabile fino al 15 maggio. Ingresso libero

Un lavoro faticoso, che richiedeva un grande dispendio di tempo ed energia, e che però consentiva a molte famiglie un guadagno che in certi casi superava lo stipendio di un operaio e, addirittura, di un impiegato. Da metà ‘800 a metà ‘900 circa, quella delle lavandaie di Stiava – frazione di Massarosa, in provincia di Lucca – è stata una vera e propria piccola industria al servizio del nascente sviluppo turistico di Viareggio.

Una lunga storia fatta anche di pressioni per ampliare i lavatoi o costruirne di nuovi, e di proteste per difendere il proprio lavoro, che rivive nelle pagine di Le lavandaie di Stiava. L’industria per l’imbiancamento dei panni e della lingerie, di Alfredo Gori e Sergio Pardini, recentemente ristampato, e che sarà protagonista il 5 maggio di uno degli incontri di “Essenza”, la collettiva di scultura che, già a partire da una analoga iniziativa dello scorso anno, vuole dare impulso alla creazione di un vero e proprio museo dedicato alle lavandaie di Stiava. Ci torniamo fra poco.

Un lavoro di altri tempi

Sono state le ricchezze naturali del paese – le sorgenti d’acqua e i canali -, insieme allo sviluppo di Viareggio, a rendere possibile la nascita di questa industria del pulito. Un lavoro a tempo pieno, che occupava quasi tutta la settimana, raccontano Gori e Pardini. Il lunedì era il giorno di raccolta dei panni: raggiunta Viareggio, le lavandaie si ritrovavano in piazza Shelley, dove noleggiavano carretti di legno e passavano a raccogliere la biancheria. A sera, barrocciai dai nomi memorabili come Polifemo caricavano le balle sui carri e le portavano a Stiava.

I due giorni successivi erano dedicati al bucato, fra acqua bollente, soda in grani, lisciva, lotte per accaparrarsi i posti migliori ai lavatoi della Gora: «Regola non scritta ma rispettata era che il posto andava preso non prima di mezzanotte. Erano i mariti, i fidanzati o i figli ad assolvere questo compito e ognuno aveva un simbolo da porre nel posto che riusciva ad ottenere, di solito la “picchia” (un arnese di legno con un corto manico che si allargava nella parte superiore)», raccontano Gori e Pardini. Il giovedì i panni venivano stesi, sperando in una asciugatura rapida che però poteva protrarsi fino al giorno successivo; e il sabato venivano riconsegnati puliti.

A destra, i lavatoi pubblici di Stiava, con i “tondi” in ceramica ispirati al lavoro delle lavandaie nella nuova piazza Sandro Pertini

La “rivolta delle picchie”

A far da testimone di queste lunghe e faticose ore di lavoro, era il lavatoio, che divenne anche luogo di incontro e con una importante funzione sociale: «Qui ci si trovava, si scambiavano informazioni e pettegolezzi, si partecipava alle gioie e alle disgrazie delle une e delle altre, si rideva e si rifletteva sulla condizione della donna. E proprio qui iniziarono le prime timide rivendicazioni dei diritti femminili».

Tutt’altro che timide sono state nel difendere il loro lavoro: lo scorso anno si è celebrato il novantesimo dalla “rivolta delle picchie”, che ricorda l’esproprio da parte del Comune di Viareggio della sorgente del lavatoio di Stiava. «Quello che stava verificandosi era ritenuto un affronto da parte del più forte (vedi il Podestà di Viareggio) e come Davide contro Golia la rivolta emerse superba. Le picchie mulinarono contro i Carabinieri a cavallo richiamati dalle autorità fasciste. Si contarono feriti da ambo le parti e tre lavandaie entrarono per qualche giorno nelle Regie Galere della Torre Matilde di Viareggio».

Storie e memorie, personali come collettive, che la comunità, in accordo con l’Amministrazione comunale, vorrebbe valorizzare attraverso la nascita di un vero e proprio museo dedicato alla storia del duro lavoro delle lavandaie di Stiava e attraverso di loro al lavoro di tutte le donne. “Essenza” – fino al 15 maggio al Centro culturale Villa Gori di Stiava, a ingresso libero e con il supporto di Unicoop Firenze – è un altro passo in questa direzione: alla fine della mostra le opere delle nove artiste partecipanti verranno donate al Comune di Massarosa per dare inizio a un’esposizione permanente all’interno di Villa Gori.

Appuntamenti

Al centro culturale Villa Gori di Stiava, con la partecipazione della sezione soci Valdiserchio Versilia, il 4 maggio, alle 17.30, si terrà l’incontro “Le artiste si raccontano: conoscere da vicino le scultrici” e il 14, alle 18, “il recital “Essenze di parole”.

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