Mamme di oggi

Affogate dagli impegni, rivendicano il “diritto di non farcela” con ironia

«Le donne hanno risorse infinite», «Come lo fa la mamma non lo fa nessuno», «Le donne sono multitasking». Quante volte abbiamo sentito queste frasi sull’efficienza delle madri? 

Ma è sempre così? La realtà quotidiana suggerisce una storia diversa, fatta anche di fatica, sensi di colpa e di inadeguatezza. Non sempre volere è potere, non per tutte. E se il modo di farcela fosse proprio “non farcela”? 

In occasione della Festa della mamma ne parliamo con Sarah Malnerich e Francesca Fiore, autrici del blog Mammadimerda, aperto da Francesca nel 2016 per sublimare con ironia la depressione post partum, avventura in cui poi ha coinvolto l’amica Sarah. Anche per lei gli inizi della maternità non sono stati semplici. Quando la figlia aveva 10 mesi, ha iniziato a soffrire di attacchi di panico e ha dovuto affrontare il fatto che non ce la faceva. 

Dopo il blog, sono nate anche le pagine Facebook e Instagram, con un successo straordinario, seguite da libri e da una pièce teatrale, rivolti alle donne “diversamente performanti”. Nell’anno del Covid si sono fatte megafono delle istanze che stavano a cuore alle mamme (e anche ai babbi) della loro comunità, come la riapertura della scuola o la locazione di fondi del Pnrr a favore di riforme che avessero impatto sui diritti delle donne e per la parità di genere. 

«La maternità non è una performance»

Francesca ha due bambine, le sue “Erinni”, di 13 e 11 anni, Sarah una bimba di 9. Entrambe continuano a rivendicare il “non farcela come stile di vita”. Le abbiamo intervistate e la prima domanda è stata: perché avete scelto un appellativo così forte? 

Risponde Francesca: «Che eravamo delle “mamme di m…” ce lo siamo dette da sole per depotenziare il giudizio degli altri, o di una parte della società nei confronti delle donne che rivendicano il voler proseguire il loro percorso di carriera, o tempo per sé, anche dopo la maternità, o al contrario che scelgono di restare a casa con i figli, e non per questo devono sentirsi non realizzate. Come non dobbiamo sentirci in colpa se lasciamo i figli al nido. Come fai, sei imperfetta». 

Prosegue Sarah: «Viviamo con lo stereotipo della madre abnegata che più si sacrifica, migliore è. Di fronte a questa fotografia è difficile essere adeguate. Il non farcela è una rivendicazione politica rispetto a una narrazione dominante e patriarcale della maternità. Abbiamo sentito la necessità di portare un altro pezzo di racconto, in chiave comica e con ironia, della nostra maternità, che invece è costellata di errori, dimenticanze e crisi di nervi». Replica Francesca: «La perfezione non è l’ambizione a cui tendere. Dobbiamo abbassare le aspettative e abbracciare la nostra inadeguatezza, saper improvvisare, disinnescare l’effetto del giudizio degli altri su di noi. E poi lasciare andare, non controllare tutto». 

Continua Sarah: «La maternità non è una performance. Per citare il pedagogista Winnicott, “la brava madre è una madre sufficientemente buona”, e poi si parla sempre di mamma, ma l’accudimento e la crescita dei figli riguarda entrambi i genitori, in pari misura. Dovremmo parlare di genitorialità condivisa».

Insomma, è come fare un viaggio con la bicicletta con le ruote quadrate – immagine scelta per la copertina del loro libro: «C’è bisogno di un cambiamento culturale e di un welfare adeguato, di maggiori servizi per l’infanzia – prosegue Sarah -. Per esempio, dovrebbero essere equiparati i periodi di congedo parentale, per condividere la cura dei figli nei primi mesi di vita, anche come diritto dei padri di vivere questa esperienza. In Italia sono ancora troppo pochi gli uomini che ne usufruiscono, anche per una scelta di economia familiare».

A scuola d’estate

Fra le ultime battaglie la petizione con l’associazione WeWorld “Un’estate piena rasa” sulla piattaforma change.org, per rivedere le vacanze scolastiche. Spiega Francesca: «Chiediamo di redistribuire i periodi di vacanza nel corso dell’anno come avviene in altri Paesi europei, per andare incontro ai genitori ma anche ai ragazzi, con meno necessità di ripassi del programma a settembre. Sarebbe un aiuto alle famiglie che non possono permettersi vacanze o centri estivi. Per questo chiediamo l’apertura delle scuole anche in estate con servizi erogati dal terzo settore, e attività a un costo accessibile a tutti, oltre che l’apertura al pomeriggio della scuola media». 

Concludono entrambe: «Un nuovo mondo è possibile, dobbiamo provarci, anche copiando dalle esperienze degli altri Paesi». 

Per saperne di più: mammadimerda.it

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