Il 5 febbraio si celebra la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, un impegno che rientra negli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030 e che coinvolge tutti.
Il progetto Buon Fine e l’iniziativa “Mangiami subito”
Unicoop Firenze è attiva su questo fronte con iniziative rivolte a cittadini e dipendenti: da oltre vent’anni il progetto “Buon fine” consente di donare alle associazioni di volontariato i prodotti non più vendibili, ma ancora idonei al consumo.
Dal 2007 la Cooperativa ha affiancato al recupero di generi alimentari industriali e non alimentari anche quello dei prodotti freschi e freschissimi (prossimi alla scadenza, ma ancora validi) da destinare alle mense solidali. Dal 2013, invece, è partito in alcuni punti vendita il progetto della cessione di prodotti cotti del reparto gastronomia e rosticceria, con l’obiettivo di destinare alcuni di questi alimenti, come lasagne, cannelloni, pollo e verdure cotte, alle associazioni di volontariato, che le utilizzano per i pasti nelle mense solidali.
I risultati nel 2025
Nel 2025, grazie a Buon Fine, sono 87 le associazioni toscane che hanno ricevuto donazioni provenienti da 98 punti vendita e 8 fra piattaforme di distribuzione e magazzini, per oltre 495mila chilogrammi di beni e 786mila pezzi.
Nei punti vendita è attiva anche l’iniziativa “Mangiami subito” che consente di acquistare con lo sconto del 50% i prodotti prossimi alla scadenza: nel 2025 il progetto ha intercettato con favore le esigenze di risparmio delle famiglie toscane e ha consentito a soci e clienti un risparmio di oltre 4 milioni e 115mila euro.
I dati a livello nazionale
A livello nazionale Coop, con il progetto “Buon Fine”, nel 2025 ha recuperato oltre 4.900 tonnellate di cibo che sono andate a 897 enti benefici in tutta Italia. In complesso il valore donato da tutte le cooperative di consumatori nel corso dell’anno è stato di oltre 32 milioni di euro.
Molto apprezzato anche il “Mangiami subito”, che raggiunge il valore di oltre 50 milioni di euro di prodotti scontati venduti ed è una prassi attiva in quasi 900 punti vendita.

Lo spreco alimentare in Italia
Secondo i dati del “Caso Italia 2026”, il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Internazionale Waste Watcher-Campagna Spreco Zero su elaborazioni DISTAL-Università di Bologna e Ipsos- Doxa, gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare (-10,3% rispetto ad un anno fa), arrivando a 554 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, 79,14 grammi al giorno, 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g). La filiera del cibo sprecato vale oltre 13 miliardi, di questi 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani, secondo quanto riportato anche sul sito Spreco Zero di Last Minute Market.
Dove e cosa
Si spreca meno a nord (516 grammi settimanali, -7%) e un po’ più a sud (591,2 grammi settimanali, +7%), poco più al centro (570,8 grammi settimanali, +3%), sprecano meno le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%).
Tra i cibi più sprecati la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g), il pane fresco (19,6 g), l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).
Boomers meno spreconi
Stando ai dati del Rapporto i meno spreconi risultano i Boomers con uno spreco settimanale pro capite medio a 352 grammi, superando, in anticipo di quattro anni, l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare.
Più indietro le famiglie della Generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite, le famiglie Millennials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della Generazione X, con 478 grammi settimanali pro capite.
Il 94% degli italiani certifica la sua attenzione al tema dello spreco, di questi il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Anche qui la sensibilità cambia tra generazioni: il 29% della Generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers.
Cresce l’insicurezza alimentare
Sempre secondo il rapporto “Il caso Italia 2026” di Waste Watcher, nel 2025 è aumentata l’insicurezza alimentare, ovvero l’accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente. L’indice sale di mezzo punto rispetto all’ultima rilevazione 2025, toccando quota 14,36 con un incremento del 28% a sud e addirittura del 50% per i giovani della generazione Z.
Il rischio è molto più elevato nelle periferie (+13%), mentre più basso nel nord (–15%) e nelle aree rurali (–15%).
Un impegno condiviso
Sempre in una nota sul sito Sprecozero il direttore scientifico dell’Osservatorio internazionale Waste Watcher Andrea Segrè afferma:
«La sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030.
La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani.
Solo favorendo questo scambio – nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa – possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni».
