Il pomodoro galleggiante

A Gavorrano la serra idroponica più grande d’Italia

Se il clima fa i capricci, il pomodoro mette il “cappotto” e infila i “piedi” in acqua. In Maremma, a Gavorrano, è nata una maxi serra idroponica. È la più estesa d’Italia, con tredici ettari in gran parte destinati a pomodori che crescono al coperto, per garantire ortaggi tutto l’anno, e senza sfruttare il suolo.

In pratica è un enorme orto galleggiante a basso impatto ambientale, grande come diciotto campi da calcio: le radici delle piante sono immerse in acqua arricchita da elementi nutritivi.

«Questa tecnologia consente di produrre quindici volte di più rispetto al campo aperto, consumando il dieci per cento in meno di acqua e garantendo la qualità del pomodoro: abbiamo scelto varietà antiche e limitiamo al massimo l’uso di agro-farmaci, affidandoci a insetti antagonisti biologici dei parassiti».

Luigi Galimberti, originario di Tarquinia, è la mente del progetto “Sfera Agricola”, che da maggio ha portato i primi pomodori del tipo datterino sui banchi dell’ortofrutta di Unicoop Firenze. Da noi la produzione di verdura in serra non è diffusa, come invece in Olanda e Spagna.

«La Fao ci ammonisce che nel 2050 la Terra conterà dieci miliardi di abitanti – dice Galimberti -. Avremo bisogno del doppio di acqua e del doppio di terre coltivabili, ma a disposizione ci sarà solo la metà dell’acqua dolce. Da qui nasce l’esigenza per l’agricoltura di produrre di più e meglio, consumando meno».

A fianco della serra tecnologica nata in località Castellaccia, ci sono grandi bacini in cui raccogliere le piogge, per dissetare le piante senza intaccare la falda, mentre d’inverno il riscaldamento è alimentato da scarti legnosi, il 50 per cento proveniente dalle potature dei frutteti e vigneti vicini. Allo stesso tempo mettere il pomodoro “sotto un tetto” vuol dire proteggerlo dalle bizze del meteo e dai conseguenti danni.

Il progetto non è approdato in Maremma per caso, spiega l’agricoltore: «Il motivo è il microclima, con inverni miti e soleggiati: quando abbiamo scelto il terreno, tanti ce lo hanno sconsigliato perché arido e mai lavorato dai contadini. La sfida è questa, coltivare fuori dal suolo grazie alle tecniche idroponiche, senza sottrarre campi fertili».

La costruzione della super-serra è partita nell’agosto scorso, per concludersi quest’estate. Oggi qui lavorano cento persone, in larga parte abitano nelle zone limitrofe, un quarto sono assunte a tempo indeterminato. E per il futuro l’obiettivo è di aprire nuove serre, «sette nei prossimi sette anni, vedremo se in Toscana o in altre aree del Centro Italia».

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