C’era una volta Amazzonia

Un aiuto alle popolazioni indigene che raccolgono le noci brasiliane nel cuore della foresta

Oggi vi raccontiamo una storia. Quella di undici comunità, nel cuore della foresta amazzonica boliviana: 1000 persone, distribuite in 90.000 ettari di terreno, all’interno di un’area grande 6 milioni di ettari. Poche ma preziose forze che con il loro lavoro preservano il territorio e le comunità stesse dall’estinzione. In quest’area anno dopo anno gli incendi e i disboscamenti conquistano terreno a favore di colture intensive.

Non solo Brasile

Non solo in Brasile, ma anche in Bolivia; qui nell’ultimo anno, così calcolano le stime della stampa indipendente locale, il tasso di incendi è triplicato, con una perdita di 1 milione e 700.000 ettari di foresta.

Qualche manciata di persone resiste, però, e continua a prendersi cura di quel prezioso luogo che fa da tetto verde al mondo intero.

A settembre è stata lanciata una raccolta fondi speciale tra i fornitori di prodotti a marchio Vivi verde, la cifra è stata raddoppiata da Coop e il totale, 130.000 euro, andrà a sostenere le popolazioni locali e la loro economia. Saranno sufficienti per potenziare la riforestazione e i vivai già attivi, fare un inventario forestale sistematico, fornire personale di assistenza tecnica e agraria ai produttori e dotare le comunità di nuove cisterne per l’acqua, sia per l’uso in emergenza che per le coltivazioni in vivaio.

Valeria Bigliazzi

Il viaggio di una noce

Piccole storie di eroica quotidianità. Come racconta Valeria Bigliazzi, della cooperativa Chico Mendes di Modena, partner importatore dei produttori locali delle associazioni Sefembro e Air Muije: «Non si tratta di coltivazione in senso stretto ma di raccolta dei grandi gusci del peso di 2 kg che contengono 10-15 noci ciascuna. Cadono dall’albero della Bertholletia excelsa, alto fra i 30 e i 50 metri, fra i più elevati della foresta. La raccolta avviene nella massima stagione di pioggia, tra dicembre e marzo: è un lavoro pericoloso, perché i gusci cadendo da simili altezze possono ferire seriamente chi si trova sotto. I raccoglitori, poi, attraversano la foresta inondata e camminano per giorni con i gusci in spalla per portarli fino alla fabbrica dove avviene la lavorazione. Da qui, una volta certificate, le noci tornano alla comunità e parte un’altra complessa macchina per il confezionamento e la spedizione. Dietro a un pacchettino di noci c’è un lavoro maestoso, una sfida quotidiana per far arrivare il prodotto sul nostro mercato».

I guardiani della foresta

«Vista da vicino – continua Valeria Bigliazzi – l’attività di queste comunità può sembrare un lavoro assurdo, un’incredibile impresa controvento, ma questa noce è l’unica fonte di sostentamento, un dono della natura. Prendersi cura degli alberi favorisce il rinnovamento della foresta, che è fonte di vita. La foresta preserva i terreni dall’erosione, dalla perdita di fertilità e delle capacità produttive. Senza foresta quei terreni diventerebbero sabbie, un deserto destinato a spopolarsi».

È così che nasce un pacchetto di noci brasiliane, spicchi dal guscio ruvido e durissimo, con un sapore a metà fra la noce comune e il cocco, meno note di altra frutta secca. A valorizzarle, la recente ondata di salutismo che le ha elette a “bomba di benessere” ad alto contenuto di vitamine, minerali e anche proteine.

A portarle sugli scaffali dei supermercati Coop, con la certificazione di commercio equo e solidale Fairtrade, è stata proprio la cooperativa Chico Mendes di Modena, nata nel 2004 da un gruppo di volontari e cooperanti impegnati nel sostegno ai piccoli produttori dell’America Latina. Con il vaglio e la supervisione di Fairtrade, sarà la cooperativa a gestire l’uso dei fondi raccolti con la campagna di Coop e a verificare i risultati degli interventi.

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