La storia della Carta Socio

Intervista ai due ideatori, Guelfo Guelfi e Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi che l'hanno concepita graficamente

Era il marzo del 1996

“Dalla tessera al tesserino” recitava così il titolo dell’articolo di presentazione della nuova carta soci: era il marzo 1996 e l’Informatore annunciava questa bella novità, che avrebbe rivoluzionato le abitudini dei soci. Un tesserino plastificato da portare comodamente nel più piccolo dei portafogli e da utilizzare al momento del bisogno. Di lì a pochi mesi l’avrebbero ricevuta tutti i soci.

Prima di allora, qualcuno se lo ricorderà, veniva recapitata a casa una busta con una serie di tagliandini numerati che equivalevano a dei buoni per usufruire degli sconti disponibili, segnalati di volta in volta nei punti vendita. Ciascun buono doveva essere firmato dal socio e consegnato alla cassa, mentre nell’ultima pagina del libretto si trovava la tessera sociale, che andava staccata e conservata con cura perché, come specificato sul retro, non si rilasciavano duplicati.

Era ben descritto cosa significava essere socio: partecipare alla gestione dell’impresa, poter usufruire di sconti e convenzioni, sostenere la cooperativa con il prestito sociale.

Gli anni Novanta

Negli anni Novanta, con la digitalizzazione incalzante, è tempo di cambiare. E allora via la carta e spazio alla plastica. Sul nuovo tesserino, formato bancomat, lo spazio per scrivere è ridotto e allora sono le immagini a dover raccontare. Ma cosa? L’identità di Unicoop Firenze, la sua filosofia e i valori condivisi dai soci che di questa organizzazione entrano a far parte.

La Carta Socio oggi

Trovare l’immagine giusta non fu facile però, come ricorda Guelfo Guelfi: «Mi occupavo della pubblicità per Unicoop Firenze e fui incaricato di cercare qualcosa di rappresentativo e immediatamente riconoscibile. Il mandato chiedeva che trasmettesse un messaggio di serenità, fondata sulla sicurezza che il patto fra cooperativa e soci poteva assicurare, in un habitat, un ambiente cioè, emblema del nostro vivere civile. Ma nessuna delle proposte incontrava il gradimento di tutti quelli che dovevano decidere. Provammo con un bambino, con una palla, ma quello che piaceva a uno, non era convincente per un altro».

Come si arrivò al cielo azzurro, al prato verde e alle nuvole che ancora oggi sorridono nei portafogli del milione di soci di Unicoop Firenze?

«Era il momento di decidere, per questo invitai i vertici della cooperativa nel mio studio di Prato – racconta Guelfi -. Alle tastiere dei computer c’erano una giovane grafica tedesca e quello che sarebbe diventato uno dei più apprezzati illustratori italiani, Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi. Quando proponemmo il prato con il cielo azzurro e le nuvolette bianche la risposta fu la stessa: sì, sì, sì. Insomma riuscì a mettere d’accordo tutti, e che la scelta fu azzeccata lo dimostra il fatto che da venticinque anni le stesse nuvole sorridono nelle tasche dei toscani».

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