Grissini o taralli?

Irresistibili prima, durante o fuori dai pasti

Grissini

Provenienza: da Torino, dove sono nati forse nel XVII secolo, si sono diffusi nel mondo intero. Prendono il nome dalla gherssa, tipico pane piemontese di forma allungata, simile alla baguette d’Oltralpe.

Caratteristiche: gli ingredienti sono semplici: acqua, lievito di birra fresco, sale, olio extravergine d’oliva, malto d’orzo, semola e farina 00. Per uno sfizio in più, proviamo quelli cosparsi di semi di papavero o di sesamo. A volte appaiono irregolari; ancora meglio: le parti più spesse sono morbide, mentre quelle più sottili croccanti.

In cucina: in genere sono da consumare in ricette estive: l’abbinamento classico è con prosciutto e melone o prosciutto e fichi. Magari assaggiamoli con una crema di pollo e patate o con un’ardita mousse tonno e prosciutto. Ottimi al posto del pane, ma è difficile tirar su il sughetto. Se piace l’accostamento dolce-salato, immergiamoli uno per volta nel cioccolato fuso e poi cospargiamoli di confettini colorati. Allegria!

Un consiglio: per conservarne la fragranza fino a 2-3 giorni dalla preparazione, è meglio riporli in sacchetti di carta a temperatura ambiente.

Curiosità: sarebbero nati perché Vittorio Amedeo II di Savoia non digeriva la mollica del pane. Il fornaio di corte, su indicazione del medico della Casa reale, inventò i grissini, senza mollica e più digeribili. Inizialmente privilegio dei nobili, il loro consumo si estese presto a tutto il popolo.

Taralli

Provenienza: detti anche tarallini, sono un vanto della tradizione pugliese. Ora sono diffusi ovunque. Da Napoli arrivano quelli preparati con lo strutto al posto dell’olio e una spolverata di pepe.

Caratteristiche: gli ingredienti sono ancora più semplici rispetto ai cugini del nord: farina, acqua, sale, vino bianco, olio extravergine d’oliva. E basta. Se ne ricavano dei filoncini poi avvolti a forma di anello, che vengono prima bolliti e quindi cotti in forno fino a diventare dorati, friabili e croccanti.

In cucina: per aromatizzarli, spazio alla fantasia: pepe nero, semi di finocchio, peperoncino, curcuma, cipolle disidratate e… fate voi. Come i grissini, servono per l’aperitivo, come merenda e al posto del pane in una insalata estiva. Spaghetti e zucchine versione croccante? Spolverate ogni piatto con uno o due taralli sbriciolati finemente e poi mescolate. Ci sono anche i taralli dolci, per chiudere il pasto.

Un consiglio: se li chiudiamo in un sacchetto di carta, si conservano per alcuni giorni. Altro consiglio: non congelateli. Ultimo consiglio, poi smettiamo: preparato l’impasto, usatelo subito.

Curiosità: “finire a tarallucci e vino”: se oggi l’espressione ha un’accezione negativa, una volta aveva un significato positivo perché vino e tarallucci erano segno di convivialità, ritrovo informale, socievolezza e accoglienza, ma anche di pacificazione dopo un litigio.

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