Fico o fico d’India: differenze e caratteristiche dei due frutti

Dolcissimi, con una storia millenaria alle spalle ma diversi nell'aspetto e negli usi in cucina.

Un solo nome per due frutti molto diversi, che hanno in comune la dolcezza.

Il fico

Dalla storia millenaria, è sinonimo fin dall’antichità di prosperità e abbondanza. È Fonte di minerali e vitamine, dolce e nutriente, è in grado di offrire un pieno di energia.
Viene coltivato in molti Paesi del bacino del Mediterraneo, di cui gradisce il clima arido e caldo. In Italia è “di casa” nelle regioni meridionali, in particolare Puglia, Calabria, Campania.
Le varietà sono talmente tante che è difficile contarle, come rivelano le sfumature dei colori della buccia, che spaziano dal verde chiaro al viola, talvolta così intenso da arrivare quasi al nero. E il periodo di raccolta va dall’inizio dell’estate all’inizio dell’autunno.

Spunti in cucina e ricette

A Roma si usa il detto “Mica pizza e fichi!”, che deriva dalla pizza bianca guarnita con prosciutto crudo e fichi freschi, piatto della cucina povera romana che abbina dolce e salato. Per le immersioni di dolcezza, la marmellata o i fichi secchi (quelli di Carmignano sono un prodotto tipico della Toscana e presidio Slow Food).

Il lonzino di fico è un dolce della tradizione contadina marchigiana che consentiva di non sprecare le grandi quantità di dottati o brogiotti che maturavano in abbondanza a fine settembre. Uniti a pezzetti di noci, mandorle, semi di anice e mistrà (liquore tipico marchigiano), i fichi, seccati, andavano a comporre un salame dolce che veniva avvolto – appunto – nelle foglie di fico.

Il fico d’India

Nativo del Messico, gli Aztechi lo consideravano il proprio simbolo. Con ogni probabilità fu Cristoforo Colombo a portarlo in Europa in uno dei suoi viaggi: anche il suo nome potrebbe derivare dal fatto che il navigatore credette di essere approdato nelle Indie anziché nel continente americano. È ricco di sali minerali e fibre, è succoso e dolce all’interno quanto “pungente” all’esterno.
In Italia la terra vocata è la Sicilia, dove cresce anche in maniera spontanea ed è parte integrante del paesaggio dell’isola. La zona dell’Etna si rivela particolarmente favorevole, grazie alla presenza del mare e ai terreni vulcanici, da cui trae una grande varietà di preziosi sali minerali.
La varietà più diffusa è quella di colore giallo, mentre quella di colore rosso è morbida all’interno e ha un contenuto inferiore di semi. Più pregiata la varietà bianca, zuccherina e croccante. Il periodo di raccolta va dai primi giorni di agosto fino a inizio di dicembre.

Spunti in cucina e ricette

Può essere gustato da solo per una merenda rinfrescante, oppure “colorare” un’insalata sfiziosa e originale.
Oltre a essere una coltura a bassissimo impatto ambientale (è una pianta grassa e come tale richiede poca acqua), forse non tutti sanno che del fico d’India “non si butta via nulla”. Ad esempio la buccia, fatta rosolare in padella e condita con aceto e zucchero, in agrodolce, può essere utilizzata come contorno o nella composizione di un hamburger!

Assaggia subito un buon fico d’India!

Il fico d’India Coop Fior fiore colto e spedito subito dalle pendici dell’Etna, in arrivo a settembre sui banchi dell’ortofrutta nei Coop.fi.

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