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Pinsa o pizza?

Simili, ma diverse, anche nel nome. Una di origine romana, l'altra uno dei simboli di Napoli nel mondo

Pinsa

Provenienza: cosa mangiò Enea appena giunto vicino a Roma? La pinsa. Cibo tipico della nostra capitale e dei suoi dintorni, negli ultimi tempi si è diffusa in tutto il mondo con migliaia di pinserie. Il nome viene dal latino pinsere, che significa allungare, stendere.

Caratteristiche: di forma ovale e non rotonda, con farine di grano, soia e riso (molta acqua e poco lievito), e almeno un giorno di riposo. Pertanto la pinsa risulta croccante fuori e morbida dentro, più digeribile e meno calorica.

In cucina: per condirla, largo alla fantasia. Di tutto, di più: pomodoro e acciughe; gorgonzola, pere e noci; mortadella, burrata e granella di pistacchio. E come dessert, ecco la pinsa dolce. Diciamo infine che tanti ingredienti sono aggiunti a cottura ultimata dell’impasto, in modo da preservare sapori e profumi.

Un consiglio: per evitare che la pinsa perda la sua croccantezza, al momento di sfornarla appoggiamola su una griglia perché svapori e perda l’umidità in eccesso.

Curiosità: la forma stretta e ovale favorisce durante la cottura la fuoriuscita dell’umidità in eccesso. La superficie ondulata è determinata dalla pressione delle mani dei pinsaioli: gli alveoli così creati consentono di trattenere aria nell’impasto rendendolo croccante, oltre che digeribile. Per salvaguardare bontà e autenticità di questa delizia, è nata l’associazione Originale Pinsa Romana.

Pizza

Provenienza: uno dei simboli di Napoli nel mondo, la pizza ha origini antichissime: già millenni fa l’uomo ha iniziato a impastare la farina con acqua trasformandola in un disco non lievitato che veniva cotto direttamente sul fuoco o su pietre roventi.

Caratteristiche: è un impasto di farina lievitata e salata cui si aggiungono olio e vari ingredienti. È un cibo di rapida preparazione, nutriente ed economico. Nel 2017 l’Unesco l’ha proclamata Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

In cucina: le pizze più tradizionali sono la marinara (pomodoro, olio, aglio e origano) e la margherita (pomodoro, mozzarella, olio e basilico). Poi, spazio alla fantasia e al gusto personale: salumi, formaggi, ortaggi, tonno ecc. Tutto, ma non con l’ananas! Oggi va anche la pizza gourmet, con ingredienti particolari e presentazione a effetto, come il cornicione ripieno.

Un consiglio: non aggiungere sale e lievito insieme: il primo inibisce il secondo. Inoltre, più l’impasto riposa, a temperature non eccessive, meglio è.

Curiosità: quando nasce il nome? Il termine pizza compare in un documento del 997, descritto come forma di pagamento per l’affitto di un mulino. In altri documenti della curia romana, del XIV secolo, si parla di cibi diffusi nell’Italia centro-meridionale chiamati pizis e pissas. Nel 1535, il poeta napoletano Benedetto di Falco parla della pizza. Da allora è ufficiale, anche se, strano ma vero, il nome deriva dal longobardo bizzo, cioè morso.

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