Vini Tiberio

Sui colli aretini una cantina familiare per vini di successo. Disponibili sugli scaffali dei supermercati Coop.fi

Metti un bambino, una cantina e tante bottiglie fra cui curiosare: nasce così un rosso d’eccellenza. Iniziamo la storia partendo da qui, dal piccolo Daniele che, un po’ per caso un po’ per dna, ha portato un premio importante nell’azienda agricola di famiglia, quella dei vini Tiberio: «Per gioco, a soli nove anni mio figlio Daniele mescolò bottiglie diverse e mi portò il bicchiere in cantina. Lì per lì rimasi interdetto, ma poi è nata l’idea di un vino con uve Sangiovese, Canaiolo e Malvasia nera in parti uguali», racconta Enzo Nocentini, quinta generazione di viticoltori nel Valdarno.

A tre anni dall’esperimento, quel vino, Tiberio di Tiberio “Il Mix”, ha ricevuto il Premio Qualità Italia 2019. «Un ottimo inizio, direi. Io invece alla sua età avevo tutt’altro per la testa».

La “T” di famiglia

Enzo è schietto come il vino che produce, insieme alla moglie Patrizia, su sei ettari di filari fra Terranuova Bracciolini e Loro Ciuffenna, portando avanti il mestiere che risale al nonno di suo nonno. Il capostipite Tiberio iniziò a curare le vigne sotto l’antica Pieve di Gropina nel 1831, a lui è dedicata l’etichetta con la grande “T” rossa sulle bottiglie: «L’hanno copiata e allora ho scritto sotto “by Enzo Nocentini”, questo sì che è impossibile da imitare».

Ride di gusto Enzo che, nel giro di venti anni, ha portato una piccola azienda sulle tavole dei grandi eventi nazionali, dal “Festival del Cinema di Venezia” a quello di Sanremo, collezionando riconoscimenti per i suoi Igp Colli della Toscana centrale.

Le sette meraviglie

La presenza sugli scaffali di Unicoop Firenze lo ha fatto conoscere al pubblico con cinque rossi, un vinsanto e una “chicca” per fine pasto.

Il tratto distintivo? I vini realizzati con solo un tipo di vitigno, una scommessa molto impegnativa, perché le annate non sono tutte uguali e non si può correggere il tiro, aggiustando le proporzioni delle uve utilizzate: nel 2001 Nocentini ha lanciato per primo in Toscana il vino monovitigno Malvasia nera e ai tempi era uno dei pochi a produrre quello cento per cento Canaiolo.

«Mi sono ispirato a mio nonno – racconta Enzo -, lasciava sempre una damigiana in purezza, per avere qualche fiasco da mettere in tavola nei giorni di festa».

Non solo tecnica

Da allora i procedimenti sono gli stessi, le uve vengono solo dai terreni di famiglia, non si usano né additivi né lieviti; sono cambiate solo le botti: un tempo grandi, ora piccole. Sempre dalla tradizione, per i vini Nocens e Tiberio di Tiberio “Il Mix”, è stata rispolverata un’antica tecnica: «Dalle nostre parti lo chiamiamo “governo all’uso toscano”, un’aggiunta di uva e una seconda fermentazione a pochi giorni dalla prima vendemmia». Passato e innovazione.

L’ultimo arrivo è il Chinato, creato sullo stampo del Barolo chinato piemontese ma con i sapori di Toscana, un unicum nella regione: uva Canaiolo, aromatizzata con venticinque erbe in infusione per cinquanta giorni. Liquido rosso e profumato per dolci abbinamenti, aperitivi o ancora come digestivo con due cubetti di ghiaccio, oppure riscaldato e abbinato a una scorza di arancia.

Il parere

Ma qual è il vino preferito da un uomo di vini? «In famiglia abbiamo gusti diversi, io preferisco il Canaiolo accompagnato dallo stufato alla Sangiovannese». A buon intenditor poche parole.

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