Fridays for future: lo sciopero per il clima di venerdì

Tornano in piazza gli studenti toscani per scioperare contro il riscaldamento globale questo venerdì 24 maggio

Chi sono gli studenti che hanno protestato nelle città italiane lo scorso 15 marzo e alla fine di maggio ritorneranno in strada con striscioni e cartelli in difesa del pianeta Terra.

In questo movimento c’è del potenziale

Sono stati degli studenti pisani i primi in Italia ad accogliere l’invito di Greta Thunberg, la sedicenne che per un intero anno scolastico ha protestato tutti i venerdì davanti al Parlamento svedese, saltando le lezioni, per richiamare l’attenzione dei politici sulla questione ambientale.

Jacopo Bettin, 26 anni, laureato in biologia, racconta: «All’inizio ero scettico, eravamo una decina e tutti i venerdì ci ritrovavamo davanti al Comune di Pisa con i nostri cartelli a favore dell’ambiente. Poi via via siamo aumentati e il 15 marzo eravamo in 5000 a protestare per il nostro pianeta».

L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni sulle problematiche ambientali, invitandoli a cambiare rotta. «Per quanto sia importante la presa di coscienza da parte delle persone, ci vuole una risposta pronta delle istituzioni» prosegue Jacopo.

Fra i tanti problemi di carattere ambientale che affliggono la Terra, quale ti sta più a cuore? «La perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici e le attività dell’uomo stanno distruggendo tante forme di vita animale e ambientale che non potranno più rinascere. Alla fine il pianeta si salverà, ma quando l’equilibrio fra le specie viventi si romperà saremo noi a sparire».

Buone pratiche? «Una dieta che includa meno prodotti animali visto l’impatto che hanno gli allevamenti, muoversi a piedi e in bici, ridurre il consumo d’acqua, ad esempio lavandosi i capelli con lo shampoo secco».

Non possiamo più aspettare

«Abbiamo avuto pressioni da parte di associazioni e partiti, ma il movimento è nato e continuerà a essere apartitico – spiega Isabella Mannini, 25 anni, studentessa di Lingue all’Università di Firenze -. Ci siamo riuniti con i movimenti delle altre città in un’assemblea costituente per dare un’organizzazione più strutturata e un orientamento più deciso, ma la componente spontanea e di partecipazione sarà sempre importante».

Isabella ha sviluppato la sua sensibilità ecologica da bambina quando a scuola le maestre organizzavano giornate a ripulire i torrenti dai rifiuti e impartivano lezioni di educazione ambientale, come in Liberiamoci dai rifiuti.

«Le nostre città stanno soffocando sotto l’inquinamento dell’atmosfera: auto, camion, aerei, fabbriche, tutto contribuisce a rendere l’aria irrespirabile e le conseguenze sul piano della salute sono enormi, non possiamo aspettare ancora».

L’economia circolare è la soluzione

«Al di là delle frasi fatte e della retorica, questo movimento ha le potenzialità per far pressione sulle decisioni delle istituzioni, sulle grandi multinazionali e sulle lobby» spiega Fabio Cevenini, 24 anni, studente di Economia ambientale a Siena. Secondo lui i problemi ambientali sono legati a un modo di concepire l’economia che deve essere superato: «Le dimensioni dell’uomo sono tre: economica, sociale e ambientale. Quest’ultima dovrebbe essere considerata prioritaria nelle scelte che vengono fatte e non come avviene ora. Le possibilità di un’economia rispettosa della dimensione ecologica sono molte e non sono legate soltanto al concetto di decrescita».

Qualche esempio? «L’economia circolare, basata sul riciclo dei materiali, porta alla riduzione degli scarti e quindi dell’inquinamento. Offre opportunità lavorative che possono portare dei guadagni, rispettando l’ambiente e la natura. Secondo me il problema della distribuzione del reddito è conseguenza di un modo sbagliato di fare economia, che è quello dominante, basato sullo sfruttamento smodato delle risorse». L’economia circolare come antidoto alle disuguaglianze nel mondo.

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