Meyer: 3D in sala operatoria

Intervista al dott. Flavio Facchini, il chirurgo dell'Ospedale pediatrico Meyer che ha ricostruito un orecchio ad un bambino di 13 anni

La notizia che sta facendo il giro del Paese parte da Firenze, dall’eccellenza dell’ospedale pediatrico Meyer. La notizia è quella di un bambino di 13 anni, che l’ospedale ha deciso di chiamare con un nome di fantasia, Lapo, a cui grazie alla ricerca e alla tecnologia 3D è stato ricostruito un orecchio. Ma andiamo con ordine: Lapo è uno dei 5 bambini ogni 10mila che nascono senza orecchie. Il nome scientifico della malformazione è micozia e nel caso di Lapo riguardava entrambe le orecchie.

Abbiamo parlato con il chirurgo che si è occupato dell’intervento e che, con un team di chirurghi plastici e in collaborazione con gli ingegneri del laboratorio T3ddy, ha ridato la serenità a Lapo.

Dottor Facchini, oggi parliamo del risultato di un intervento innovativo, ma quanto tempo è stato necessario per prepararlo e come è avvenuto?

L’intervento di ricostruzione dell’orecchio a Lapo ha avuto un periodo di pianificazione di nove mesi, durante i quali abbiamo fatto simulazioni in laboratorio sia relativamente al prelievo di cartilagine, sia all’anatomia del paziente e all’operazione di ricostruzione. L’intervento invece è durato solo sei ore, proprio grazie a questa preparazione resa possibile dalla tecnologia 3D.

3d in sala operatoria

Come vi siete preparati? Che ruolo ha avuto l’orecchio prodotto dalla stampante?

Grazie al modello in 3D abbiamo potuto provare l’intervento, prevedere eventuali complicazioni e ridurre i margini di imprevisto. Possiamo dire che con la tecnologia 3D il chirurgo non è più solo in sala operatoria, ma lavora con un team di colleghi ed ingegneri e può simulare l’intervento. Ma la tecnologia 3D non si ferma alla simulazione, permette anche di creare strumenti personalizzati e disegnati sull’anatomia del singolo paziente, come ad esempio quelli utilizzati, nel caso di Lapo, per cesellare la cartilagine e dargli la forma dell’orecchio.

Parliamo di Lapo, come ha vissuto questa novità?

Il bimbo non vede l’ora che passino tre mesi e possa sottoporsi all’intervento per la ricostruzione dell’altro orecchio. Mi ha raccontato che sta vivendo queste ore “da star”. Quando abbiamo tolto la medicazione, si è commosso e in pochi secondi la sua vita è cambiata. Come tutte le malformazioni, anche la micotia condiziona pesantemente le relazioni in ambito sociale. Dopo l’intervento, Lapo è già cambiato ed ha assunto tutta un’altra sicurezza, con gli amici così come a scuola. Non solo, il bambino ha avuto anche un miglioramento funzionale dopo l’intervento. Già prima sentiva, ma adesso, grazie all’apertura del padiglione auricolare, ha una diversa e migliore percezione dei suoni.

Se il prossimo traguardo di Lapo è l’intervento per l’altro orecchio, quali sono i prossimi traguardi per la tecnologia 3d in ambito medico?

La tecnologia della stampa 3d può essere utilizzata su diversi fronti, dalla neurochirurgia alla chirurgia pediatrica, per risolvere diversi casi di malformazioni del viso, a seguito di gravi ustioni come quelle che trattiamo nel centro specializzato del Meyer o per interventi di ricostruzione post-oncologica. Le applicazioni sono molte, come i vantaggi per i pazienti.

3d in sala operatoria

L’intervistato

Il dottor Flavio Facchini è chirurgo plastico ricostruttivo, si è specializzato in tecniche ricostruttive dell’orecchio e microchirurgia nella più importante scuola mondiale del settore, l’ospedale pediatrico Necker di Parigi, e recentemente vi ha trascorso un periodo per approfondire la tecnica chirurgica grazie a una missione finanziata della Fondazione Meyer. Ha studiato anche negli Stati Uniti ed in Giappone.

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