Dal Pakistan a Firenze

La storia di Abdullah, che ha trovato rifugio in Europa

Coop.fi di via Reginaldo Giuliani, cuore del quartiere fiorentino di Rifredi. È qui che lavora Abdullah da qualche mese, prima alle casse, ora al rifornimento dei prodotti nella corsia dei generi vari, da quelli per la colazione alla pasta, dalle patatine alle acque minerali. Se gli si chiede cosa gli piaccia di più del suo lavoro, non ha dubbi: «La squadra, lavorare con gli altri». 

Parla bene l’italiano, ma prima delle sue parole colpiscono gli occhi neri, fieri, e il sorriso. Aggiunge una frase che racchiude tutto: «Ora per me è comodo». Come chi, dopo un lungo viaggio, ha finalmente trovato un posto in cui fermarsi e può guardarsi intorno. E anche la scoperta di cose semplici, nuovi cibi e sapori, come quello della pasta al tonno o della pizza, diventano il simbolo del riscatto, di una vita che ricomincia.

Un viaggio lungo oltre 10 anni

Abdullah oggi ha 28 anni, ma era poco più che adolescente quando, oltre dieci anni fa, ha lasciato il Pakistan, contro il parere del padre, medico, rimasto nel Paese d’origine. «Volevo costruirmi un futuro diverso», racconta. Ha attraversato gran parte dell’Europa, percorrendo migliaia di chilometri, ma della sua storia rifugge i dettagli, preferisce i traguardi raggiunti ai ricordi. 

Prima in Turchia, poi in Grecia, dove è rimasto per cinque anni. Qui ha lavorato come mediatore culturale con organizzazioni internazionali, grazie alla conoscenza della lingua persiana e araba, aiutando altri migranti, famiglie e minori soli, nei loro percorsi di integrazione. Poi i Paesi Bassi, la Germania, la Svizzera. 

Infine, nel 2023, la scelta dell’Italia, dove ha raggiunto uno zio. Ha poi ottenuto un permesso di soggiorno per protezione speciale: vale due anni e viene concesso a chi rischia persecuzioni o trattamenti inumani nel Paese di origine. Da giugno 2025 è seguito dalla Cooperativa Girasole, che in Toscana collabora con Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati. È Carolina Sassoli, operatrice del progetto Sai (Sistema accoglienza integrazione) della Cooperativa Girasole, che lo ha aiutato nella ricerca di un lavoro.

Il lavoro in Coop

Prima di essere assunto da Unicoop Firenze, Abdullah ha fatto vari lavori:  – aiuto cuoco, lavapiatti, magazziniere. Nel punto vendita di via Giuliani si è sentito finalmente accolto. I primi giorni c’è stata la timidezza di chi doveva imparare un nuovo mestiere, ma grazie alla sua disponibilità, complice anche l’italiano fluente, Abdullah si è guadagnato presto la stima dei colleghi. «Si è integrato subito», confermano il direttore Michael Castiglione e il capo reparto Gianluca Goretti. 

«Alle persone che mi hanno dato fiducia voglio dire grazie. Essere straniero non è facile. Qui ho trovato persone che mi hanno aiutato a conoscere tante cose e a crescere», conclude Abdullah. Fuori dal lavoro, continua a costruire il suo futuro. Ha preso la patente e ricominciato a studiare. Continua, occasionalmente, a fare il mediatore linguistico per aiutare altri connazionali a raccontare la loro storia davanti alle istituzioni. Vive al momento in un appartamento fornito dalla Cooperativa Girasole con altri ragazzi, ma sta cercando un alloggio: il prossimo obiettivo del suo percorso di integrazione.

Una storia per venti

Abdullah è uno degli oltre venti uomini e donne fra 18 e 35 anni con uno status di protezione internazionale seguiti da cooperative sociali assunti da Unicoop Firenze in vari punti vendita delle province di Firenze, Siena e Pisa, nell’ambito di un percorso di inclusione lavorativa, costruito insieme a UNHCR e alle cooperative che in Toscana si occupano dell’accoglienza. 

Per questo impegno, lo scorso 18 giugno, Unicoop Firenze ha ricevuto a Roma il premio per l’integrazione dei rifugiati attraverso il lavoro “Welcome. Working for Refugee Integration, promosso da Unhcr. Un riconoscimento importante, che nasce da storie come quella di Abdullah, che parlano di lavoro, fiducia e seconde possibilità. Storie che dimostrano come l’inclusione sia un valore reale, che cambia la vita delle persone e arricchisce quella delle comunità che le accolgono.

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