A tu per tu con Maura Latini, presidente di Coop Italia

Una carriera nel mondo cooperativo iniziata dai gradini più bassi, in punto vendita nel fine settimana, mentre ancora studiava

Maura Latini è presidente di Coop Italia, dopo esserne stata amministratrice delegata, ma la sua carriera nel mondo cooperativo è iniziata dai gradini più bassi, in punto vendita nel fine settimana, mentre ancora studiava.

Quando ha cominciato a lavorare, quali erano i suoi obiettivi di carriera?

Ho fatto studi artistici e da ragazza mi immaginavo un futuro in quel campo, però avevo anche un altro desiderio molto forte, quello di essere indipendente economicamente. Ero convinta che solo il lavoro mi avrebbe potuto dare questa libertà. Ero anche molto curiosa e nell’ambiente cooperativo ho trovato moltissimi stimoli che hanno fatto sì che questo mondo diventasse anche il mio.

Quali doti riconosce a se stessa nel lavoro?

Direi proprio questa capacità di aprirmi alle opportunità che mi si ponevano davanti e la capacità di coglierle attraverso il lavoro. Il lavoro mi ha fatto superare la mia innata timidezza, che è stata temperata da una buona dose di coraggio, anch’essa innata. Poi certo sono anche determinata, allo stesso tempo flessibile e predisposta per il lavoro di squadra, che è uno dei principi cardine del lavoro in cooperativa.

Si è mai sentita discriminata in quanto donna?

DiscriminataSinceramente no, anche se i tempi della mia carriera sono stati più lunghi che se fossi stata un uomo.e se è successo non ci ho fatto caso, non gli ho dato peso. Ma Ma ddevo ripetermi: aver lavoratoil fatto di aver sviluppato la mia carriera professionale nell’ambito cooperativo è stato determinante comunque favorevole perché lanche per questo. La missione di Coop segue delle “tavole dellai legge” imprescindibili e una di queste riguarda proprio la parità fra i generi.

Però è vero che le donne devono faticare di più e fare più rinunce…

Sì, ho lavorato molto e certe rinunce ci sono state fatte, ma il lavoro che faccio mi piace a tal punto che non mi sento privata di qualcosa. È ricco di momenti di grande socialità e condivisione, è vero che non ho molto tempo libero, ma mi arricchisco di ogni situazione che affronto ogni giorno e tento di risolvere.

Nella sua attività di dirigente quali scelte ha messo in pratica per ridurre il divario di genere?

Ho sempre guardato al valore delle persone, senza altri condizionamenti, e ho sempre valutato la maternità delle mie collaboratrici piuttosto un vantaggio che un limite e come un momento di gioia per l’impresa, tanto che mi è capitato di scegliere per nuove assunzioni persone che sapevo essere incinte. Ma anche questo è un plus di lavorare in Coop, dove certi principi non vengono messi in discussione.

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