Le pere, il frutto della transizione autunnale

Il nostro viaggio tra i prodotti in collaborazione con l'Accademia dei Georgofili ci porta alla scoperta della storia e delle caratteristiche delle pere

Le pere, frutto antichissimo, originario della Cina e del Medioriente, noto ed apprezzato già nelle civiltà egizie, greche e romane, simbolo di fertilità per il richiamo alla sua forma inconfondibile, si diffonde in Europa nel Medioevo attraverso i frutteti dei monasteri. Il successo ubiquitario della pera è legato alla consistenza della polpa, succosa, dolce e profumata. Sono molte le varianti sui banchi dei mercati, da quelle precoci già in estate alle più numerose autunnali, in Italia prodotte soprattutto tra Emilia-Romagna, Veneto e Toscana.

La varietà William e i suoi benefici per la salute

Per stagionalità la variante William, sia quella con la buccia giallo-verde o quella rossa, inaugura il raccolto che, con le altre sorelle – Coscia, Santa Maria, Carmen, Conference, Kaiser, Decana – si estende fino all’inizio della primavera. Con le moderne tecniche di conservazione alcune varianti arrivano sulle tavole fino alle porte dell’estate.

Le ricerche scientifiche più aggiornate confermano i benefici per la salute del consumo di pere, che, soprattutto in autunno, contribuiscono a farci raggiungere l’obiettivo raccomandato di 5 porzioni al giorno di frutta e verdura. In particolare, chi consuma pere con regolarità è più protetto dalle insidiose malattie del nostro secolo, quelle del cuore e della circolazione, come infarti e ictus, dal diabete e da sovrappeso e obesità, fattori che compromettono la salute a tutte le età.

Pur essendo molto dolci, le pere hanno un indice glicemico modesto, cioè il livello e la velocità di crescita dello zucchero nel sangue a seguito del consumo non è intenso e questo è un buon indice di benessere. Consumare pere insieme a cibi grassi, come il formaggio, ne riduce l’impatto glicemico e questo ben si sposa con il detto popolare “al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere”, anche se l’espressione si dice nasca nelle corti medievali dei ricchi, tra i quali la pera era un frutto status symbol da non condividere con la plebe.

Dagli studi epidemiologici recenti emerge che consumare pere aiuta a mantenere buoni livelli di colesterolo e di pressione arteriosa. Molti degli effetti benefici sono attribuibili ad un mix di sostanze ben presenti nelle pere, tra cui fibre solubili e insolubili e alcuni zuccheri, come sorbitolo e fruttosio, che favoriscono una crescita ottimale della flora batterica intestinale – che oggi chiamiamo microbiota –, una vera barriera difensiva per l’organismo.

Un microbiota sano rafforza le difese immunitarie contro malattie stagionali ed è amico del benessere mentale. Le pere hanno anche elevate quote di polifenoli, che proteggono dall’ossidazione cellulare e dall’infiammazione dei tessuti, con attività antitumorale e di aiuto nell’invecchiamento in salute.

Meglio con la buccia!

Molte di queste sostanze sono concentrate nella buccia delle pere per cui per quanto possibile è meglio consumarle intere, dopo un buon lavaggio con acqua. Consiglio peraltro valido per gran parte di frutta e verdura.

(a cura di Francesco Cipriani, medico epidemiologo nutrizionista – Accademico dei Georgofili)

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