I frutti del parco regionale della Maremma

Niente serre, tutela della fauna e molto altro da questa filiera d'eccellenza toscana che produce tutto l'anno frutta e verdura

«Quindici anni fa ho capito che il mio percorso di studi mi avrebbe portato davanti a un computer per l’intera giornata, senza mai vedere il sole: lavorare all’aria aperta mi mancava».
Antonio La Fata, classe 1978, dopo la laurea in ingegneria a Pisa e l’esame di Stato, era pronto a esercitare la professione. Poi il cambio di rotta: il richiamo della Natura lo riporta a quella stessa terra che conosce fin da piccolo. «A quindici anni con gli amici raccoglievamo cocomeri in questi campi nel parco dell’Uccellina – ricorda con un sorriso – rappresentava quasi un gioco, un modo per abbronzarci e fare i muscoli, mentre per gli adulti era una faticaccia».

Antonio rappresenta la seconda generazione di agricoltori attiva nel parco regionale della Maremma, quella lingua verde che sulla costa grossetana va da Principina a Mare fino a Talamone. Negli anni Ottanta il padre Giuseppe e la madre Concetta si trasferirono dalla Sicilia ad Alberese per coltivare i poderi nella zona, lontani da fabbriche e traffico. Oggi nel parco lavora e abita un’intera famiglia, figli, zii e cugini, tra aria buona e natura incontaminata, per quattro aziende agricole, quasi sessanta ettari e una trentina di persone impiegate.

La frutta con il bollino

Sui terreni crescono albicocche, susine, pesche, mirtilli, meloni, ma anche ortaggi, zucche e cavolfiori, come in questo periodo. Arrivano nei Coop.fi con il marchio Verde Toscana, società che da due decenni mette in rete piccoli e medi produttori della Maremma. Dal 2019 a garantire le produzioni dell’Uccellina c’è il bollino “Parco regionale della Maremma – qualità servizi” concesso dall’Ente parco per garantire prodotti e consumatori.
«Coltivare in un contesto incontaminato è un valore aggiunto per la qualità e il sapore dei prodotti – spiega Simone Bandini di Verde Toscana – l’etichetta identifica la filiera d’eccellenza che noi gestiamo logisticamente e Unicoop Firenze valorizza sui suoi banchi».
Coltivare all’interno di un parco naturale significa anche seguire regole precise: da quelle sulle infrastrutture (qui ad esempio non ci sono serre) alla tutela della fauna, come cinghiali, daini e caprioli.

Piedi per terra

Ogni componente di questa grande famiglia ha la sua specialità. Antonio con il fratello Santo porta avanti l’azienda La Fata e d’estate si concentra sulle pesche nettarine; i più giovani, i ventenni Enrico e Francesco, sono specializzati in susine e meloni.
Le levatacce prima dell’alba, il caldo afoso dell’estate e il freddo pungente in inverno: fare il contadino non è una passeggiata, ma Antonio non cambierebbe mestiere per nulla al mondo. «Non ci sono feste che tengano perché, quando tutto è pronto per la raccolta, bisogna agire, che sia Pasqua o Ferragosto – ammette – Gestire un’impresa agricola è una sfida, ma bella: quando vedi crescere i frutti e capisci di aver fatto le scelte giuste, è una grande soddisfazione».

Nonostante tutti i giovani della famiglia abbiano studiato agraria, essere un ingegnere-contadino ha i suoi lati positivi. «Quando si tratta di risolvere problemi, far tornare i conti e riparare il trattore tocca a me, sempre!». Antonio ride di gusto, perché ogni tanto, anche sul campo, c’è spazio per una piccola rivincita.

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