Il “Pozzale” dei desideri

Settanta candeline per il premio letterario “popolare”

Dedicato alla memoria di Luigi Russo, critico letterario e rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa, il premio letterario Pozzale, pur essendo nato nel 1948, tocca solo quest’anno il traguardo della settantesima edizione, perché in alcuni periodi è stato sospeso: durante la recente pandemia e durante la più lontana contestazione studentesca, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, quando i giovani in rivolta non gradivano questo tipo di iniziative.

Misteri del ‘68. Perché il premio era nato, nell’immediato dopoguerra, nella Casa del Popolo del Pozzale, frazione di Empoli (FI), dove trovavano sede i partiti della sinistra e del movimento cooperativo. Un premio letterario inizialmente dedicato a racconti inediti e con lo scopo principale di avvicinare il popolo alla lettura e al sapere e, come si scrisse all’epoca, «per comune volontà di operai, contadini e intellettuali di ricostruire il tessuto morale, civile e culturale dalle macerie della guerra».

Selezione dei lettori

Da quest’anno un ruolo importante l’ha avuto anche Unicoop Firenze, che collabora col Pozzale fin dalle origini ma che, attraverso la sezione soci Coop, questa volta ha contribuito ad assegnare la menzione speciale “Selezione dei lettori” fra i volumi arrivati nella terna dei finalisti. Anzi, delle finaliste, visto che sono state premiate tre autrici e che “al femminile” risultano anche i tre titoli dei romanzi scelti dalla giuria: Silvia Ballestra, La Sibilla. Vita di Joyce Lussu, Editori Laterza, 2022; Maria Grazia Calandrone, Dove non mi hai portata. Mia madre, un caso di cronaca, Einaudi, 2022; Igiaba Scego, Cassandra a Mogadiscio, Bompiani, 2023. Per la prima volta, i tre testi sono stati presentati nel punto Bibliocoop, con iniziative sia per le scuole che per i cittadini. E ognuno ha potuto dire la sua, partecipando alla giuria popolare sul sito del premio (premiopozzale.it).

Ne parliamo con Matteo Bensi, presidente del comitato organizzatore del premio: «Il nostro è un premio antico e importante, molto legato alle proprie radici popolari perché, come recita il manifesto fondativo, ancora affisso alla Casa del Popolo del Pozzale, era visto “come un’alleanza tra la vanga e la penna” e noi ne siamo orgogliosi, anche se ben presto è diventato un evento di tutta Empoli e di tutte le sue sensibilità politiche e culturali».

Da Sibilla Aleramo a padre Balducci

Dal 1951, infatti, il Pozzale ha il patrocinio del Comune ed è sempre il sindaco della città che presiede il premio. E sempre accompagnato da personalità di grande livello.

Prosegue Bensi: «Non è facile fare solo alcuni nomi, ma basti pensare che nei primi anni, in giuria, c’era Sibilla Aleramo e, nel tempo, si sono succedute grandi personalità, da Carlo Ginzburg a Gustavo Zagrebelsky, da padre Balducci a Cesare Luporini, da Sabino Cassese a Mario Soldati, fino ad Adriano Prosperi e Benedetta Tobagi. E passando, ovviamente, per Luigi Russo».

Personalità di valore indiscusso ma che esprimono anche il carattere interdisciplinare del premio. Una caratteristica che lo rende originale e che si riverbera anche in un altro aspetto. Conclude infatti il presidente del comitato organizzatore: «Noi non facciamo distinzioni tra generi: possono concorrere opere di saggistica, di poesia o di narrativa perché la selezione avviene in base al contenuto che, come prevede il nuovo Statuto del 1991, pone particolare attenzione al tema della diversità».

Fedeli alle radici ma attenti al futuro, si potrebbe sintetizzare. E per chi vorrà approfondire la storia del premio Pozzale, troverà vistabile fino all’8 dicembre 2023 – al Centro*Empoli di via Sanzio, una mostra che ne ripercorre tutte le edizioni.

Intanto, appuntamento con la serata evento del 2 dicembre nella sala maggiore della Biblioteca Renato Fucini di Empoli: la premiazione delle tre autrici, tanta musica e uno spettacolo teatrale dedicato al premio, ispirato al testo di un grande amico del Pozzale, Stefano Massini.

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