Don Ciotti: la mafia si nutre di povertà.

La pandemia ha accentuato le fragilità economiche, sociali e culturali del nostro Paese, diventando un possibile terreno fertile per l’illegalità. Le riflessioni del fondatore e presidente di Libera

“C’è bisogno di una fraternità, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita…Chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti…La solitudine, le paure e le insicurezze di tante persone, che si sentono abbandonate dal sistema, fanno sì che si vada creando un terreno fertile per le mafie…C’è una pedagogia tipicamente mafiosa che, con falso spirito comunitario, crea legami di dipendenza e di subordinazione dai quali è molto difficile liberarsi”.

Inizia il suo intervento citando la lettera Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie, nel corso dell’incontro che si è svolto ieri organizzato dalla Caritas Diocesana con Libera Toscana e Unicoop Firenze. Senza giri di parole, con un’analisi attenta e lucida della situazione nel nostro Paese e non solo, citando ricerche e le ultime inchieste della magistratura, non dimenticando di ricordare l’impegno di tanti magistrati e poliziotti, e di coloro che hanno perso la vita nella lotta alle mafie, Don Ciotti ci invita a fare ognuno la propria parte, a prendersi cura degli altri, sottolineando la pericolosità dell’inasprirsi della povertà esistenziale, della qualità scadente delle relazioni e dell’accentuarsi delle disuguaglianze che accompagna sempre più la povertà materiale, accentuata dalla pandemia. Occorre fare un salto in avanti per evitare il pericolo di essere “ingozzati di connessioni”, perché la “connessione digitale non basta a gettare ponti, non è in grado di superare le povertà“, perché sempre citando il Santo Padre, “il bene del singolo e delle parti è frutto del bene comune“.

La giustizia e la solidarietà sono valori che devono essere conquistati ogni giorno. Don Ciotti ci chiede di non abbassare la guardia, le mafie prosperano sulla povertà materiale e culturale, creano povertà, negano i diritti, sottraggono risorse e costruiscono marginalità. Come si contrastano? Difendendo e promuovendo la giustizia sociale oltre che quella dei tribunali, impegnandosi in difesa di diritti umani, sociali e civili.

“La lotta alla mafia è lotta per la vita, sconfiggere la mafia vuol dire lavoro, buona scuola, servizi alle persone, difesa dell’ambiente. Quella che abbiamo davanti è una grande sfida culturale”. Afferma con forza Don Ciotti, rivolgendo il suo pensiero e la sua preoccupazione verso i giovani, resi ancora più fragili e vulnerabili con la pandemia che ha accentuato le situazioni di confinamento e di isolamento sociale, aumentando la possibilità di sperimentare situazioni di ansia e di depressione.

Don Ciotti ci invita alla solidarietà, perché una società non solidale non potrà mai essere una società solida, ma invita anche le istituzioni a fare la loro parte ed assumersi la responsabilità dell’emergenza sociale del nostro Paese, a saper leggere i cambiamenti anche del modo di agire delle mafie, per fermare la corruzione e l’illegalità affinché non diventino le mafie l’unico “paracadute” per la sopravvivenza dei più poveri, di chi ha perso il lavoro o delle tante imprese indebitatesi a causa anche della chiusura forzata dovuta all’emergenza sanitaria.

Quello che occorre – continua il presidente di Libera – è una visione nuova, un approccio sistemico alla realtà e per questo è importante la conoscenza, perché porta consapevolezza e questa conduce all’assunzione di responsabilità.

Don Ciotti ci lascia con una buona notizia ed un augurio.

La buona notizia è che la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato ha diffuso il 12 gennaio 2021 una circolare diretta ai Questori, relativa al Regolamento (UE) 2018/1805, invitando le dipendenti Divisioni Anticrimine ad adottare le opportune disposizioni volte a rendere possibile, in collaborazione con le autorità giudiziarie, l’esecuzione di misure di congelamento e confisca di beni all’estero, secondo quanto previsto dal citato regolamento europeo, applicabile a partire dallo scorso 19 dicembre 2020. Questo significherà una maggior velocità nella confisca dei beni che potranno essere convertiti ad uso sociale, così come è stato possibile, ad esempio, per la Cooperativa sociale Valle del Marro in Calabria, che da anni coltiva nella Piana di Gioia Tauro nei terreni confiscati alle mafie, un esempio di come sia possibile fare economia in modo legale e trasparente anche in terra di mafie.

L’augurio è quello di “continuare a sognare, perché i grandi sognatori sono le persone più realistiche. Di essere sempre più fermento della società, ed entrare nella profondità dei problemi, della sofferenza degli altri. E farlo insieme“.

(dall‘intervento di Don Ciotti all’incontro di venerdì 15 gennaio a Firenze con Caritas Diocesana Firenze, Libera Toscana e Unicoop Firenze)


“La mafia si nutre di povertà. Illegalità e povertà: volti che si intrecciano nei mesi del Covid-19″(Report n.8, 2021 – a cura dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas di Firenze, redatto anche con la collaborazione di Libera Toscana e Unicoop Firenze).

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