Orzo o cous cous?

Caratteristiche, curiosità e qualche consiglio di cucina

Orzo

Provenienza: da alcuni è considerato il cereale più antico del mondo: fin dal 7° millennio a.C. era coltivato in Medio Oriente; da lì poi si diffuse ovunque. In Italia le colture a orzo si estendono su più di 300mila ettari, con una produzione di oltre un milione di tonnellate.

Caratteristiche: pianta molto adattabile, è coltivato fin quasi al circolo polare artico, dove riesce a maturare in estati davvero brevi, e altresì nei climi caldi e siccitosi di Medio Oriente e Nord Africa, ma anche dove i terreni e le acque sono molto salini, come nelle oasi dei deserti.

In cucina: da preferire l’orzo integrale, dalle numerose virtù medicamentose, con cui si preparano gustose minestre o insalate. Mescolato a farro, riso o miglio, carboidrati complessi, aiuta a sentirsi sazi, prima e più a lungo. Associato a legumi, carni bianche o pesce magro, costituisce un pasto completo di eccellente qualità nutrizionali. Una fresca ricetta estiva è orzo, rucola e pomodorini.

Un consiglio: il caffè d’orzo è un valido sostituto per chi non può consumare quello normale. Per dargli un buon profumo, aggiungere un pezzetto di buccia d’arancia quando la bevanda è ancora bollente.

Curiosità: anche se c’è un boom nel consumo dell’orzo come alimento per l’uomo, è usato principalmente come mangime per gli animali e nell’industria del malto per la produzione di birra e whisky.

Cous cous

Provenienza: piatto tipico di varie nazioni arabe (come Marocco, Tunisia e Libia) dov’è conosciuto con il semplice termine ta‘ām: cibo. Piatto tradizionale anche di Israele, Libano e Palestina, del Trapanese e della Sardegna sud-occidentale, è diffuso in tutto il mondo.

Caratteristiche: è costituito da granelli di semola di frumento, ma oggi lo si ottiene sminuzzando anche altri cereali, come orzo, miglio, sorgo, farro, mais e riso. È ricco di elementi nutritivi, carboidrati, vitamine e minerali.

In cucina: è tradizionale compagno di carni alla griglia (in certe zone di pesce in umido) e/o di verdure al forno, ma anche di frutti di mare o di tonno e zucchine o di melanzane e pomodorini, ma anche di anguria, feta e pomodorini (agrodolce). E perché no i calamari farciti di cous cous? Si consuma addirittura come dessert con frutta secca e miele o con mandorle, cannella e zucchero, servito con latte aromatizzato con acqua di fiori d’arancio.

Un consiglio: quello precotto non va bollito come la pasta, ma bisogna versare l’acqua bollente salata (o il brodo) sul cous cous secco già condito con un po’ d’olio; poi si lasci assorbire l’acqua coprendo il contenitore con un canovaccio o un coperchio.

Curiosità: secondo le abitudini africane, è un piatto della comunità: infatti lo si consuma stando seduti tutti insieme intorno a un piatto con cous cous, carne o pesce e verdure. Da lì attingono i commensali.

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