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Piccolo grande amore

A voler bene si comincia da bambini, parola di specialista. Intervista a Rosanna Martin, responsabile del Servizio di Psicologia ospedaliera pediatrica dell’Aou Meyer Irccs

Ospedale pediatrico Meyer
Ospedale pediatrico Meyer
Consigli di salute e alimentazione nell'infanzia in collaborazione con i medici del Meyer di Firenze.

Ci si innamora fin da piccoli, piccolissimi: parola di specialista. Rosanna Martin, responsabile del Servizio di Psicologia ospedaliera pediatrica dell’Aou Meyer Irccs, ci ricorda l’importanza del dialogo aperto con i figli e quanto sia da evitare il “giudizio frettoloso”.

Quando iniziano i primi innamoramenti?

I primi amori nascono in famiglia: ci basta osservare gli sguardi fra i piccoli e i genitori per comprendere l’intensa relazione d’affetto esistente. Quando il bambino entra “attivamente” in società, solitamente con l’ingresso alla scuola dell’infanzia (3-6 anni), compaiono i primi innamoramenti, facilitati dalla funzione imitativa provata in famiglia e che fungono da ponte in assenza delle figure genitoriali.

Come se il bambino dovesse in un certo senso creare una relazione di unicità anche nell’ambiente esterno alla famiglia, per trovare quelle sicurezze e solidità necessarie per superare le difficoltà della separazione dai genitori.

È facile infatti osservare che, in assenza della maestra preferita o dell’amichetto con il quale si ha una relazione privilegiata, si manifestano reazioni di pianto o resistenze all’entrata a scuola. Non veri e propri innamoramenti, ma esplorazioni emotive e sociali con persone che i bambini sentono affini o con caratteristiche desiderate.

Come cambia con la crescita?

Nell’età scolare (7-10 anni) le emozioni sono più reali e sentite, nasce un sentimento di scelta di aspetti estetici e caratteriali dell’altro che può gettare le basi per gli amori più romantici della preadolescenza (10-13 anni), quando assistiamo a un coinvolgimento emotivo maggiore, con sentimenti di curiosità e imbarazzo, gelosia, desiderio di accettazione e sofferenza rispetto a un rifiuto.

Nell’adolescenza gli innamoramenti diventano più profondi, con una forte componente identitaria (Chi sono? Come appaio? Piaccio?) a cui si aggiunge il desiderio di intimità emotiva e fisica.

Dal gioco dell’imitazione dei grandi arriviamo all’emozione vera e a volte dolorosa: si tratta di un percorso fondamentale per imparare limiti, rispetto dei sentimenti dell’altro e per la definizione di sé, che conduce a esplorare il vissuto dell’amore romantico e ideale che diventa reale attraverso l’esperienza complessa della relazione e dei necessari compromessi.

Cosa consigliare ai genitori di bambini innamorati?

Evitare frasi che banalizzino il sentimento provato («Sei troppo piccolo!» o «Che sciocchezze!») o al contrario caricare la relazione, adultizzando («Ah, ma allora è il tuo fidanzato?»). Invece, cerchiamo di normalizzare il vissuto del bambino, accettando con serenità le emozioni provate con domande aperte: «Cosa ti piace di quel bambino?», «Come ti senti quando siete insieme?».

Questo aiuta il figlio a conoscersi meglio, mentre il dialogo aperto consente di condividere pensieri sui confini della relazione, come il rispetto, il consenso, la gentilezza, l’empatia e la sofferenza dell’altro e la nostra. Un giudizio frettoloso serve solo a chiudere il dialogo, e a non fare sentire il genitore come un supporto fondamentale, per paura di non venire approvati: evitiamolo.

  • Da 3 a 6 anni: è tempo di esplorazioni emotive e sociali.
  • Da 7 a 10 anni: le prime scelte estetiche e caratteriali rispetto all’altro.
  • Da 10 a 13 anni: sentimenti contrastanti preludono agli innamoramenti più profondi dell’adolescenza.

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