Conti di casa

Aumentano prestiti e finanziamenti, ma attenzione alle trappole economiche

Conti in tasca
Conti in tasca

Sulle tasche dei toscani pesano oltre 12 miliardi di euro di rate da pagare, una cifra che è destinata a fare un balzo in avanti con le imminenti compere di Natale. A tanto è arrivato, nei primi sei mesi di quest’anno, il valore complessivo del credito al consumo nella nostra regione, ossia l’ammontare di prestiti personali e finanziamenti per comprare prodotti (auto, elettronica e via dicendo), concessi a famiglie e privati per somme che vanno da 200 a 75mila euro. Allo stesso tempo si diffonde la formula del “compro ora e pago dopo”, grazie all’influenza del commercio online e delle applicazioni di pagamento: consente di dividere in microrate, spesso a tasso zero, anche piccoli importi dovuti al momento dell’acquisto. Il pericolo, però, è di cadere in una trappola economica e di ingolfare i conti domestici con troppi dilazionamenti che si accavallano. Il sovraindebitamento è dietro l’angolo, avvertono gli esperti.

L’identikit della rata

«Il dato è galoppante dal 2016 a oggi, non ha mai avuto un trimestre di calo e procede a un ritmo superiore alla media italiana: il credito al consumo nel 2024, rispetto all’anno precedente, in Toscana è aumentato di circa il 7,2% contro il 5% nazionale», dice Marco Lenzini, segretario generale First-Cisl Toscana, il sindacato dei lavoratori del settore finanziario che con la Fondazione Fiba ha scattato questa fotografia. A chiedere prestiti e finanziamenti sono soprattutto persone fra i 30 e i 54 anni (il 44% del totale), tuttavia si registra una crescita pure dai 55 anni in su (39%). Altri numeri arrivano da Crif, società specializzata in informazioni creditizie: quasi 7 toscani su 10 ricorrono al credito al consumo, la quota più elevata in Italia, sborsando una rata media di 286 euro al mese.

Per quanto riguarda i piccoli importi, il “compro ora e pago dopo” a livello italiano ha fatto un salto di quasi il 70%, secondo le stime dell’azienda di analisi dati Experian. A preferirlo sono, per due terzi, adulti e giovani fra i 18 e i 45 anni, in particolare per comprare vestiti, ma in dodici mesi sono più che raddoppiati gli ultrasessantenni che lo hanno scelto almeno una volta.

Rischi per i consumatori

«Questi strumenti non sono da demonizzare a priori, sono utili se impiegati in modo ponderato per acquistare beni semi-durevoli – spiega Lenzini -, ma l’analisi accende un campanello di allarme: per fronteggiare spese correnti, per mantenere uno stile di vita non più sostenibile a fronte di salari fermi o per spese sanitarie cresciute per il ricorso al privato, le famiglie rischiano di indebitarsi». Allora occhi aperti e attenzione ai finti tassi zero. Al consumatore prima di un prestito deve essere sempre fornito il Secci, il documento con tutte le informazioni di base, una sorta di identikit per confrontare in modo trasparente le offerte.

L’indicatore principale è il Taeg, sigla che sta per “Tasso annuo effettivo globale”: in una percentuale racchiude l’interesse con cui è concesso il denaro (il cosiddetto Tan) e le spese aggiuntive, come per gestione pratica, commissioni, imposte, incasso rata. Tutte voci da passare bene in rassegna visto che i prestiti italiani sono tra i più salati d’Europa: basti pensare che il nostro Taeg medio è più alto del 4% rispetto ai cugini francesi. Questo valore non comprende però altri costi nascosti che possono far lievitare il conto: polizze assicurative, interessi di mora se si ritarda il pagamento delle rate, penali per estinzione anticipata. «Insomma, da una parte è essenziale l’educazione finanziaria dei consumatori – conclude Lenzini -, dall’altra serve un credito davvero “sartoriale”, cucito sulle reali esigenze di ognuno. E questo può garantirlo personale bancario formato, non solo strumenti di intelligenza artificiale che valutano l’affidabilità del cliente in base a un algoritmo».